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Anthony Weird

Anthony Weird

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Finalmente ! Aspettavo con trepidazione l' edizione 2017 dell' Agglutination Metal Fest, che anche quest' anno si riconferma come il più grande ed importante festival metal del sud Italia, con un bill di tutto rispetto. Tanti ormai sono i grandi nomi che si sono succeduti sul palco dell' Agglutination, come Cannibal Corpse, Marduk, Edguy, Obituary, addirittura Carcass e Therion, e tantissime altre band internazionali. Quest'anno, è stata la volta di Sodom e Venom, ma andiamo per ordine.

Arrivo con un certo ritardo a Chiaromonte (PZ), ed è già un' emozione rivedere la collina sulla quale sorge la cittadina. La campagna circostante e la grande ospitalità di queste persone, che una volta all' anno si ritrovano la città bloccata ed invasa da capelloni metallari ! A proposito di questo, perdo ancora un po' di tempo per trovare un parcheggio, ma finalmente riesco ad arrivare al campetto della scuola, proprio durante lo show degli IN.SI.DIA, che con il loro Thrash-Hardcore, deliziano i presenti e, propongono addirittura una cover della leggendaria band torinese dei “Negazione”, ovvero “Tutti Pazzi”. Una bellissima sorpresa, e se questi sono i propositi, mi rammarico di non essere riuscito ad assistere alle performance delle band precedenti, cioè Memories of a Lost Soul, Ghost of Mary, Assaulter e Gravestone, ma poco male, il pubblico sembra rilassato e già divertito, quindi sono certo che siano state grandiose.

Gli IN.SI.DIA scendono dal palco poco dopo, giusto il tempo di posizionare strumenti e suoni, ed è pronto il tabellone di quella che sarà la vera rivelazione di questo Agglutination, il primo dei Main Events della serata, ovvero i “White Skull”, che con tanto di teschio bianco sotto al microfono principale, fanno la loro entrata a luci basse, uno ad uno. Ciò che colpisce immediatamente, è inutile negarlo, sono i capelli biondi della bella Federica, ma imbracciate le asce, la band inizia a far vedere di che pasta sono fatti. Lo show è grandioso, io conoscevo già questa band di nome, ma non mi era mai capitato di ascoltarli dal vivo e devo dire che mi hanno lasciato a bocca aperta. L' ugola della singer mescola un pulito in pieno stile Thrash metal, con uno scream acido e perfettamente integrato nel pezzo, i cori sono perennemente ben dosati ed entrano in gioco solo quando ne è richiesta la presenza, tastiere perfette, per niente invadenti (come ahimé, capita spesso con altre band dotate di Keyboards), ma soprattutto, gli eccezionali e mastodontici assoli di Danilo. Qualcosa da lasciare sconcertati, faceva cantare quella Ibanez che sembrava un misto tra Maria Callas e Sasha Grey, ma con la grazia e la sensualità di Grace Kelly e Simone Simons, qualcosa che mi ha lasciato senza parole, composizioni da orgasmo ed una tecnica ostentata senza arroganza, né aria di superiorità, ma anzi, insieme alla stimolazione assolutamente erotica di certe note che facevano tremare i clitoridi delle donzelle presenti, trasmetteva anche tanta riconoscenza per gli applausi che giustamente ricevevano e la contentezza e l' orgoglio, di essere li su quel palco, con la propria musica. Una band come tutte dovrebbero essere. Conclusasi la performance dei White Skull, perfettamente, così come era iniziata, si riaccendono le luci, per dare il tempo ai tecnici di fare il loro lavoro sul palco ed al pubblico di ristorarsi ai vari stand sempre presenti ad ogni edizione e di usare gratuitamente i bagni, messi a disposizione dalla grande organizzazione del festival, ed il palco si colora d' azzurro, con un immenso logo che capeggia sul palco, una parola “Sodom” ed il pubblico si affretta a prendere il proprio posto in prima fila per il secondo Main Event. Così il boato accoglie Tom Angelripper e company e si inizia immediatamente a martellare. I Sodom sono una vera e propria macchina da guerra, inarrestabili continuano a macinare accordi in up, mentre il pubblico poga e qualcuno si fa lanciare oltre le transenne. Dopo circa 5 brani eseguiti dalla band, si rompe una corda al basso di Angelripper e bisogna attendere la sostituzione, mentre il frontman intrattiene la folla che al grido di “Sodom, Sodom”, attende impaziente che sia tutto in ordine per riprendere il delirante pogo che partirà immediatamente dopo e che porterà la band ad eseguire i pezzi storici e più amati, come “M16”, “Blasphemer”, “Agent Orange”, “Ausgebombt”, “Nuclear Winter”, “Remember the Falling” e soprattutto le monumentali “City of God” e “Napalm in the Morning”, con il palco che si colora di rosso acceso, blu e giallo quando occorre. Pian piano anche i Sodom giungono al termine, ed il momento che tutti aspettavano è praticamente giunto. Lo storico logo dei Venom viene issato, con tanto di satanasso sul retro della batteria e quando si calano le luci, ecco che dal lato sinistro del palco, Cronos, Rage e Danté fanno la loro comparsa. Devo dire che il pubblico, forse per la stanchezza, si era raffreddato un pochino, nonostante le continue incitazioni di Cronos, che si lascia andare ad una fecciatina nei confronti di quei “Venom Inc.”, tenendoci a ribadire che esiste soltanto una band chiamata Venom, ed è quella che sta suonando su quel palco quella sera. Così anche il pubblico ritrova le forze e, nonostante resti leggermente impalato senza un pogo o a grandi acclamazioni, esplode letteralmente durante i grandi classici della band, come “Countess Bathory”, la leggendaria “Black Metal” ed il colpo finale, è un vero pezzo di storia, cioè “In League with Satan”. Un' ora e mezza abbondante che è la ciliegina sulla torta di un festival magnifico, che di anno in anno porta prestigio al metal in Italia ed in particolare al Sud, sempre troppo dimenticato dai grandi eventi. Peccato che Cronos non si conceda a foto o autografi con i fan, ma preferisce scappare subito, senza neanche rilasciare una dichiarazione a noi giornalisti, ma tant' è, il caro vecchio dio del tempo è così, o lo si odia o lo si ama, ma devo dire che questa sera, con la sua band, colonna portante del metal mondiale, si è fatto apprezzare non poco !

Grazie immenso all' organizzazione e a tutti quelli che hanno permesso tutto questo. All' anno prossimo per un nuovo Agglutination !

Anthony

E ci siamo finalmente, erano mesi che aspettavo questa data, carico anche per l'euforia data dal nuovo, strabiliante album degli Epica “The Holographic Principle”, e non vedevo l'ora di arrivare al Live Club di Trezzo sull'Adda, famosissimo locale, spesso tappa obbligata per le bands che vengono a punzecchiare il nostro Paese con i loro concerti. E quindi mi trovo davanti ad un corteo di gente già in fila, in attesa di una serata che si preannuncia magica!

Ed infatti, già dalle prime note suonate nell'ampio salone del locale, si percepisce l'intensità e la magnifica atmosfera che poco dopo i Beyond the Black andranno a creare con il primo brano da loro eseguito, cioè quel “Lost in Forever”, che segue a ruota la intro molto accattivante. Conoscevo solo di nome questa band tedesca, nuova leva di un Symphonic con spesso elementi Alternative, che sa tanto di Whitin Temptation, quanto di Xandria e Lacuna Coil, perfettamente amalgamati tra di loro e devo dire che mi lascio trasportare dalla voce e dal visetto delizioso della singer Jennifer Haben, attraverso brani piacevoli come “Our little time” e un titolo pacchiano e stra-usato come “In the shadows”, che nonostante tutto si fanno ascoltare e deliziano i presenti. Io aspetto un pochino in più e mi abbandono al “cullante” ritornello di “Shine and Shade”, che riesce a conquistarmi, tanto che mi dispiace che la seguente “Running to the edge”, sia l'ultimo brano eseguito dai Beyond the Black che così si congedano sulla raffica di applausi del pubblico del Live Club e devo dire, che se li sono meritati, anche se con soli sei brani eseguiti.

Ma la notte è giovane e dopo questa riscaldata iniziale di una band giovane ed alle prime armi, è tempo di fare sul serio: Un telo nero viene calato e il logo “PX” dei Powerwolf inizia a sventolare davanti al palco. Il pubblico non riesce a mantenere le urla e le mani si alzano al cielo, fino a che le luci calate, non tornano a brillare sull'entrata in scena di Attila e co. “Blessed & Possessed” apre le danze. L' impatto visivo è grandioso, i faccioni dipinti dei lupi tedeschi non nega la spettacolarità, così come la grande presenza scenica del vocalist, con tutta la sua potenza vocale. I fratelli Greywolf, i due axemans del gruppo, non trovano pace in un punto del palco e grande è l'energia che trasmettono andando avanti nella serata, con brani come “Army Of The Night” che segue immediatamente l'apertura, “Amen & Attack”; “Coleus Sanctus”, la curiosa “Dead Boys Don’t Cry”, che tanto richiama altri brani di “The Curiana” memoria, e “Sacred & Wild”. Ogni brano viene accompagnato dal coro del pubblico che grida a gran voce “Powerwolf, Powerwolf!” e così Attila si diverte a far cantare i presenti, su vocalizzi inventati sul momento, con scale e cambi di intonazione fulminei, cosa che prosegue anche con “In The Name Of God (Deus Vult)” e “Armata Strigoi”. Dopo l' entusiasmante “Werewolves of Armenia”, un punto da evidenziare è sicuramente il momento che precede uno dei brani più divertenti ed amati dei Powerwolf, quando Attila ci parla del Natale da poco passato e della nascita di Cristo, ci ricorda che i cristiani, sono soliti festeggiare la sua resurrezione, ma che noi siamo qui stasera, per celebrare un'altra resurrezione “Resurrection by Erection” ed il delirio del pubblico è totale! Resta solo il tempo di coccolare ancora i presenti con “Lupus Dei”; “Sanctified With Dynamite” e “We Drink Your Blood”, che la spettacolare performance dei Powerwolf giunge al termine tra gli applausi ed i cori del pubblico, mai sazio.

Ed eccoci finalmente al momento più atteso, ancora carichi e pieni di hype, le luci calano ancora una volta ed è “Eidola” ad accogliere le urla dei fans. Tra la spettrale cantilena con la voce di una bambina, i ragazzi degli Epica finalmente prendono il loro posto sullo stage, facendo partire il riffing smorzato ed accattivante che fa tremare le pareti dei Live Club, ma ovviamente, ciò che tutti attendevano è la suadente voce della regina, la vera dea della serata, Simone Simons, che entra alcuni secondi dopo gli altri, con il sussurro iniziale di “Edge of the Blade”, e la sua fluente chioma rossa, attira l'attenzione di tutto il pubblico che l'accoglie acclamandola, con urla ed applausi. Immediatamente dopo, ancora storditi ed increduli dalla vista dei propri beniamini sul palco a pochi metri da loro, il pubblico canta e sbatte la testa su “A Phantasmic Parade” e quando ci sembra che la maggior parte dei brani saranno dedicati al nuovo album, ecco che è una vecchia chicca e sorprenderci, cioè “Sensorium”. Il vestito a strisce della meravigliosa singer, è abbagliante, attira lo sguardo e ci costringe ad abbandonarci a cotanta celestiale visione, quando Simone fa ruotare i suoi capelli di fuoco sull' intro di “Divide And Conquer”, altro brano notevole dell'ultima fatica in studio degli olandesi, che contribuisce non poco ad aumentare lo spessore dell'album stesso. Si fa ancora qualche passo indietro con “Storm the Sorrow”, direttamente da quel capolavoro tanto amato che odiato dai fan che è “Requiem for the Indifferent”, di sicuro una pietra fondamentale per gli Epica, su cui mettere le fondamenta per la nuova era del gruppo, con i nuovi due pilastri che sono “The Quantum Enigma” e il fratello “The Holographic Principle”, due album che a detta dello stesso Mark Jansen, sono strettamente collegati tra loro, pur essendo due lavori a se stanti. Ed è proprio da “The Quantum Enigma” che i nostri sfornano una “The Essence Of Silence”, meravigliosa, che carica e fa sbattere la testa, e dopo il primo singolo rilasciato dall'album precedente, Simone si prende una piccola pausa, lasciando il pubblico in buone mani, con la lunga parte strumentale di “The Obsessive Devotion” e fa riposare le corde vocali per il capolavoro “Ascension – Dream State Armageddon” che ci riporta nella tracklist del nuovo album. Seguono a ruota “Dancing In A Hurricane” e “Unchain Utopia”, prima della totalmente inaspettata “Cry for the Moon”, che manda letteralmente in delirio i fans. Un brano quasi “dimenticato”, ma sempre amato e richiestissimo dal seguito degli Epica durante gli show, che questa volta viene eseguito quasi a sorpresa. Una piccola pausa per tutta la band che si concede un momento per tirare il fiato, e poi è il momento della chiusura. L'ultima parte inizia con “Sancta Terra” e tutti iniziano a saltare insieme a Simone ed al suo corpo da statua greca, sul ritornello di “Beyond the Matrix” e Mark chiede un Wall of death che in parte si realizza, sulle note in chiusura di “Consign to Oblivion”. Il tempo dei saluti finali, quando dei fans regalano disegni e bandiere alla band che accetta di buon gusto, e poi tutto si conclude con la ormai consueta, foto di fine show. Quando la band si ritira dopo l'inchino, mandando baci al pubblico, le luci si alzano ed è veramente la fine. Una serata magnifica e divertentissima, che ha rallegrato i presenti e contribuito a sfamare la nostra voglia continua di buona musica e buon metal. Un ringraziamento speciale va all'organizzazione del Live Club di Trezzo sull' Adda, per aver permesso una serata impeccabile, come sempre quando ospita guests di tale livello, e alla nostra amica Pamela della Kezz Me, per essersi impegnata per farci avere tutti i permessi necessari! Alla prossima!

 

Anthony

 

BEYOND THE BLACK Setlist:

 

1- Intro

2- Lost In Forever

3- Our Little Time

4- In The Shadows

5- Shine And Shade

6- Running To The Edge

 

POWERWOLF Setlist :

1- Blessed & Possessed

2- Army Of The Night

3- Amen & Attack

4- Coleus Sanctus

5- Dead Boys Don’t Cry

6- Sacred & Wild

7- In The Name Of God (Deus Vult)

8- Armata Strigoi

9- Werewolves Of Armenia

10- Resurrection By Erection

11- Lupus Dei

12- Sanctified With Dynamite

13- We Drink Your Blood

 

EPICA Setlist:

1- Ediola

2- Edge Of The Blade

3- A Phantasmic Parade

4- Sensorium

5 -Divide And Conquer

6- Storm The Sorrow

7- The Essence Of Silence

8- The Obsessive Devotion

9- Ascension – Dream State Armageddon

10- Dancing In A Hurricane

11- Unchain Utopia

12- Cry For The Moon

13- Sancta Terra

14- Beyond The Matrix

15- Consign To Oblivion

Isaac Delahaye - L' Ologramma del Metal gentile 

A cura di Anthony

Si, si, lo so, volevate tutti Simone, quando si parla di Epica, è impossibile non concentrarsi sul più grande sex symbol  del metal (si ok, Alissa White-Gluz, Tarja e Charlotte Wessels, ma vogliamo mettere ?!), ma questa volta, è il chitarrista Isaac Delahaye a sottoporsi ben volentieri alla chiacchierata nel backstage del Live Club di Trezzo sull' Adda, in occasione dell' unica data italiana del nuovo tour di supporto al nuovo album "The Holographic Principle" , accompagnati da Powerwolf e Beyond the Black !

Trovo un Isaac molto rilassato, forse leggermente brillo, con tanto di calice di buon vino, ad attendermi nel backstage, invece di stringerci la mano, ci abbandoniamo ad un lungo e divertente abbraccio e così, dopo i saluti di rito, iniziamo a parlare più seriamente :

Ciao Isaac, benvenuto sulle pagine di All Around Metal, grazie per la disponibilità !

Isaac : Grazie a voi, è un piacere !

-Parliamo delle origini, cosa è cambiato da The Phantom Agony, a The Holographic Principle ?

Isaac : Lungo la strada il suono si è appesantito, per come la vedo io, gli Epica erano solo una Synphonic Metal Band, c' erano tante orchestrazioni, mescolate al metal, ora invece la cosa si è invertita, anche se è sempre lo stesso stile, ma noi lo vediamo in modo differente in ogni album. Se prima c' era una band Synphonic con delle componenti Metal, ora abbiamo una band Metal, con componenti sinfoniche, almeno io la vedo così !

 

-Vi manca il sound più grezzo e “reale” quello che definiremmo “il buon vecchio sound” degli esordi ? E' difficile avere a che fare con una produzione così impeccabile e plastica, ad ogni pezzo ?

Isaac : (Ride e la sua espressione diventa furbetta !) Bhè sai, noi cerchiamo comunque di evolverci come band e di non fare le stesse cose ogni volta lungo gli anni, cerchiamo però ovviamente di rimanere interessanti, utilizzando gli stessi elementi produttivi. Siamo sempre fieri dei primi album, ma cerchiamo di fare qualcosa che sia diverso ora. Se fai ogni volta lo stesso album, non importerà più a nessuno alla fine, quindi cerchiamo sempre prima i punti di vista per realizzare cose nuove, anche se con gli stessi elementi

 

-Come avviene il processo di songwriting negli Epica ?

Isaac : In generale non saprei, stiamo molto in tour, che per ogni album dura circa due ore...ehmm ops ! (si corregge e ridacchia), due anni volevo dire ! Cerchiamo di scrivere i pezzi tra un tour e l'altro e se abbiamo abbastanza materiale, decidiamo quando andare in studio. Abbiamo comunque un management che gestisce la parte legata al business, cioè fatto di foto, video e cose del genere. In realtà a volte mi chiedo anche io come facciamo (ride di gusto) ! Ma comunque alla base c'è l'amore per quello che facciamo, quindi non ci pesa, in pratica non lo sentiamo come un vero e proprio lavoro. E' sempre bello andare in tour, vedere la gente che impazzisce agli show, le reazioni dei fan al nuovo album, insomma è tutto questo che ci da la carica per andare avanti !

 

-Come sono le prove a livello professionale ?

Isaac : Noi andiamo in sala prove, solamente nei due mesi che precedono l' entrata in studio. Iniziamo a suonare per prime le canzoni che abbiamo registrato nell' home-studio, registrando per prima cosa la batteria, basso e poi le chitarre, a quel punto Simone (Simons n.d.a.) incide la voce e poi man mano aggiungiamo le orchestrazioni e tutto il resto. Non siamo quel tipo di band che si chiude in garage a provare e riprovare tantissimo, ogni week-end a suonare (Ride), noi non lo facciamo, lavoriamo solamente per i nuovi progetti ed i nuovi album che usciranno poi in futuro.

 

-Quanto tempo passate quindi in sala prove ?

Isaac : Io, personalmente ? Dipende perché la parte legata al business prende molto tempo, però io cerco di suonare il più possibile, amo la chitarra acustica, quindi la suono molto e adoro il finger picking, mi piacerebbe registrare un album solista, tutto in acustico !

 

-Wow, ma questo è uno scoop !

Isaac : (Ride) Bhè si... forse, ma non credo sia così importante, non è una cosa che credo realizzerò a breve ! Comunque suono meno che in passato, ma cerco sempre di tenere le mie abilità al top, in modo che io possa suonare qualsiasi cosa decidessimo si fare come band.

 

-Ma a questo punto della vostra carriera, c'è ancora qualche altra band con cui vorreste condividere il palco ?

Isaac: Ah ! (ci pensa un attimo), io sono un grande fan dei Panthera, ho tutti i loro album, li ascolto spesso e li ho visti dal vivo, è stato davvero un peccato che Dimebag non ci sia più (si intristisce e diventa di colpo più serio), se ci fossero stati ancora, mi sarebbe piaciuto molto condividere il palco con loro. Comunque siamo al punto in cui suoniamo in grandi festival e quindi condividiamo lo stage con un sacco di grandi band.

 

-C' è comunque un musicista che ti ispira a comporre ?

Isaac : Non c'è proprio un “musicista” in particolare, ma sono band che mi ispirano, ad esempio ascolto molto i Soilwork, Children of Bodom, Disturbed, in passato ascoltavo comunque molto il Thrash Metal Old-school, ma mi piace molto questa nuova ondata di Thrash moderno. In passato ero un grande fan dei Dream Theater, quando compongo rivado sempre ad ascoltare le canzoni dei miei sedici anni. Ora comunque ho sviluppato un mio stile personale ed è tutto più naturale.

 

-Pensi sia carino registrare un Ep di cover interpretate dagli Epica ? Quali pezzi vi piacerebbe interpretare ?

Isaac : Ah ! Mmmmh è difficile da dire ! (resta qualche secondo a fissare il vuoto facendo spallucce)

 

-Neanche Cowboys from Hell ?

Isaac : Si, certo, quella senza dubbio, ma non la farei mai bene quanto lui ! Io non sono Dimebag ed ho troppo rispetto per lui, così come per Slash o per David Gilmour e di tutti i Pink Floyd in generale. Alcuni musicisti non sono grandi per quello che fanno, ma per come lo fanno, ad esempio il batterista dei Beatles non era un grandissimo Drummer, ma nei Beatles aveva senso e li arricchiva, quindi non lo cambierei mai. Questa è una domanda a cui non posso veramente rispondere, perché ci sono musicisti che suonano le loro cose e fanno bene, se le suonassi io, non avrebbero più senso !

 

-Ok, ho capito, è stata una domanda stupida !

Isaac : No, non è affatto stupida, semplicemente alcuni canzoni sono grandi perché suonate da quel musicista e non da altri, se io mettessi mano sui pezzi che amo, mi accorgerei che non hanno la stessa verve !

 

-Ricordi un aneddoto particolare successo durante un live ?

Isaac : Bhè ieri abbiamo celebrato il compleanno di Simone, lei non se lo aspettava minimamente, abbiamo portato una torta sullo stage ed è stato divertente. Cerchiamo sempre di divertirci il più possibile sul palco, rido un sacco durante gli show, perché magari Coen (Jansen n.d.a.) fa le facce stupide, o qualcun' altro fa qualcosa di divertente. In genere ci divertiamo sempre molto sul palco, crediamo sia molto importante !

 

-Avete già iniziato a pensare ad un successore per The Holographic Principle ?

Isaac : Si, abbiamo già iniziato a pensare al suo successore, ma ovviamente non abbiamo nulla di già scritto, però abbiamo delle rimanenze di The Holographic Principle che potrebbero anche finire nel nuovo album, ma ovviamente, non possiamo saperlo con precisione, sono solo delle idee. Diciamo che per ora siamo concentrati sul nuovo tour e siamo impegnati a vedere la reazione dei fan per il nuovo album, magari in estate, quando abbiamo solo i festival estivi, abbiamo in genere più tempo libero e allora inizieremo a lavorare più seriamente ad un successore per The Holographic Principle.

 

-Vi piacerebbe un nuovo DVD firmato Epica ? Magari live, con backstage e materiale inedito...

Isaac: Non da questo tour, ma siamo una band che è abbastanza regolare nell' uscita degli album e già questo richiede tantissimo tempo e lavoro. Di solito le band usano i DVD per riempire i buchi di ispirazione, quando non hanno del buon materiale per un nuovo album. Comunque sicuramente in futuro ce ne sarà uno anche se non so dire esattamente quando. Diciamo “prima o poi”, semplicemente non abbiamo bisogno di un DVD ora, magari ne faremo uno dove suoniamo per cinque ore di fila, chissà ! (Ride)

 

-In conclusione, che consiglio ti senti di dare ad una band giovane che si trova alle prime armi, per raggiungere il vostro livello ?

 Isaac : L' unico vero consiglio che posso dare è siate onesti con voi stessi e con il resto della band, ad esempio, se vedete che il batterista non fa niente e non si impegna, vi costringe a perdere tempo, parlatene e prendete provvedimenti, se vi accorgete che qualcosa non funziona, fate di tutto per farla funzionare. Questo è il punto da cui partire : Lavorate per le cose, perché esse non verranno facilmente, ci devi lavorare ed essere onesto con te stesso e con la gente con cui lavori, ed anche con i fans, non pretendiate di sembrare ai loro occhi, ciò che non siete ! Bisogna essere umili e lavorare sodo !  

 

-Ti ringrazio per questa chiacchierata, ed è stato un grande piacere rivederti dopo diverso tempo, adesso vado a godermi lo show ! 

Isaac : (Ride) E' stato un piacere anche per me, grazie e spero che il concerto sia di tuo gradimento ! Alla prossima !

 

Anthony

Fleshgod Apocalypse a Napoli: Il live report !

Martedì, 18 Ottobre 2016 17:01 Pubblicato in Live Report

Arrivo un po' in ritardo al Crash, il tempo di ricevere il benvenuto dagli amici della Valhalla Agency e Indastria Eventi, gli organizzatori della serata, e sono giusto in tempo per vedere i Parodos con le loro maschere, creare statico negli amplificatori, contornati da luci azzurre. Poco dopo, spetta a loro l'arduo compito di riscaldare un pubblico ancora rarefatto e freddino, qualche sparuto capellone fa headbanging in prima fila, ma gli altri si limitano a guardare i ragazzi e a godersi i brani lunghi e “spaziali”, dall'ampio respiro, e forse, proprio per questo, poco adatti ad un mosh pit. All' inizio le luci mobili danno parecchio fastidio agli occhi, tanto che mi vado a rifugiare dietro una colonna, ma per fortuna il movimento dei fari direzionali cambia a breve, ancora qualche decina di minuti in compagnia delle note eteree dei Parodos e poi, spetta al Brutal Death metal – Grindcore dei Bloodtruth far sciogliere il pubblico che nel frattempo si è rimpolpato, forte di un bel po' di presenti.

La performance degli umbri (anche loro vengono da Perugia), è notevole, riescono immediatamente a prendere gli spettatori ed il pubblico inizia così a lasciarsi andare. Il growl-pig squeal si destreggia bene su un basso prepotente e un blast beat sostenuto, con una chitarra riempitiva che fa bene il suo lavoro. Passa così in fretta la prova dei Bloodtruth con grande soddisfazione di tutto il pubblico che ora, con le luci accese, ha il tempo di prendere un po' di respiro, una birra e anche due chiacchiere a bordo piscina, nella bella ambientazione del Crash, prima di ritrovarsi di nuovo immersi nel buio della sala, dove le note di una intro cupa e gelida, presentò i Fleshgod Apocalypse, che salirono sul palco uno ad uno. Così, senza perdere un istante, parte la prima traccia in scaletta “In Aeternum”, sui rintocchi scanditi dal bastone dorato di Veronica in maschera. Ancora tutti affascinati dai costumi in stile settecentesco, che siamo al secondo pezzo “Healing Through War”. La potenza sonora dei perugini è superata solo dalla loro presenza scenica, dimostrando una enorme professionalità che li accomuna a bands che sono sulla scena da decenni. Una breve presentazione per rompere un po' il ghiaccio ed immediatamente Tommaso Ricciardi, vocalist dei Fleshgod Apocalypse, conquista le simpatie del pubblico, dicendo di essere onorato di suonare a Napoli, e devo dire che gli credo, è facile immaginarlo! Ma bando alle ciance, “Pathfinder” irrompe dalle casse e subito dopo, un altro intermezzo parlato con il consueto calice di buon vino italiano d'alta classe, dove ci viene ricordato che la vita nasce dal caos, che quindi è imperfetta, che solo la morte, nella sua imparzialità, è perfetta, perfetto è solo un cadavere, freddo e quindi parte “Cold ad Perfection” ma il delirio reale, avviene con l' intro di “The Violation”, sulla quale il pubblico si scatena. “Epilogue” prosegue con il suo splendido drumming seguita a ruota da “Gravity”. Una piccola pausa per far riposare le braccia in un intermezzo parlato e dopo pochi secondi “The Fool”, al termine della quale, Tommaso richiede esplicitamente al pubblico un Wall of Death, che riesce nonostante la sala non sia enorme. I ragazzi in mezzo al pubblico cadono l' uno sull' altro, ma si divertono e tutti scoppiano in una grossa risata. Con “The Egoism” si conclude la prima parte dello show e i Fleshgod Apocalypse si ritirano per qualche minuto nel backstage. Restiamo ad aspettare nel buio e il pubblico accenna a qualche coro prima di esplodere nel fragore, acclamando la band che torna sullo stage, chiedendo se fossimo stanchi, ma in un attimo è “In Honour of Reason” a riaprire le danze e “Minotaur” la segue a ruota, ma a mio avviso, l' apice della grandiosità di questa band, si ha con “The Forsaken”, brano viscerale, sentito, potente e prepotente, che coinvolge ed affascina, soprattutto per la splendida performance di Tommaso, che lascia penzolare la chitarra, per dedicarsi ad un growl disperato e pregno di enfasi: Un vero pezzo d'arte in musica.

Lo spettacolo (e che spettacolo!) si conclude così, tra strette di mano con il pubblico e abbracci tra i fans, per poi immortalare il momento con una foto sul palco, di spalle agli spettatori. Una serata splendida in una location magica come Napoli, già intrisa di fascino di suo, un ringraziamento ai ragazzi della Valhalla Agency che hanno reso possibile questo evento e spero che si ripetano presto e sempre di più altre serate del genere, nel nostro Sud.

 

 

Anthony

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