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Accept @ Live Club (17/10/2014)

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Ci sono band che è bello vedere dal vivo per la tecnica, per il casino, per il divertimento e altre mille motivi. Ma sono poche quelle band che dal vivo dimostrano DAVVERO di credere in quello che stanno facendo.
Ebbene venerdì a Trezzo mi sono imbattuto in una di quelle poche band che ci credono davvero, i cui sguardi non tradiscono malcontento e distacco, ma gioia e condivisione. Una di quelle band che sarebbero capaci di renderti felice anche se sei appena venuto a sapere che la tua ragazza è risultata positiva al test di gravidanza. Una bella serata con tanta voglia di divertirsi e tanta, tantissima energia, sia dalla band che dal pubblico.

- Damnations Day -

A scaldarci ci pensano gli australiani Damnations Day, che ci propongono una scaletta tutta incentrata sul loro unico album fin'ora uscito, cioè Invisible, the Dead. Il loro è un power/speed metal velocissimo in 4/4, che spesso ricorda volentieri un mix tra i Riot e i Circle II Circle.

Pezzi come The Reaper si fanno ascoltare volentieri e il pubblico risponde bene all'energia del quartetto. Non è facile aprire agli Accept, ma questi ragazzi hanno dimostrato che con impegno e costanza i risultati si possono portare tranquillamente a casa.

 

Ci siamo. La scenografia delle leggende teutoniche è molto semplice: due belle file di amplificatori con sopra il logo degli Accept e in mezzo la gigantesca batteria di Stefan Schwarzmann. Cos'altro c'è da dire? Hoffmann e soci irrompono sul palco con le note della mastodontica Stampede, sommergendoci fin da subito con una valanga di riff, assoli, incitamenti a cori e adrenalina pura. Questo concerto è qualcosa che descrivere a parole è veramente difficile: non mi è mai successo, in 8 anni che vado a concerti, di sentirmi investito da un'energia positiva a questi livelli.

Mark Tornillo parla poco, perché sono la chitarra di Wolf e il basso di Peter a dirci le cose durante le canzoni. Senza contare il magistrale lavoro di Herman Frank alla ritmica. E via con un concerto massiccio che mischia sapientemente i pezzi leggendari e quelli moderni della band: da Stalingrad passiamo a Losers & Winners, da Starlight a Dying Breed.

Mark Tornillo canta come un diavolo: non si stanca mai, non ha voce effettata e non fa affatto rimpiangere quel ranocchio di Udo, dando una personalissima interpretazione ai vecchi pezzi. Gli Accept vogliono che ci spacchiamo di headbanging e pogo e la gente non ci pensa due volte ad accontentarli. La band è un concentrato di dinamite, qualcosa che travolge il Live di Trezzo e lo fa divertire come non mai: anche tra di loro sono come dei bambini mai cresciuti e rimasti amici da una vita, che si vogliono bene come fossero fratelli. Giocano, corrono per il palco, rischiano di inciampare come se fossero davvero dei ragazzini.

Wolf Hoffmann suona la sua Flying V come se fosse un'estensione dei propri arti, in un modo che solo ad un altro chitarrista ho visto fin'ora fare (Dario Cappanera della Strana Officina). Come fai a non esplodere quando una scaletta ti spara doppiette del calibro di Restless and Wild/Ahead of the Pack? Qui inizia un pogo ferocissimo con persone che vengono alzate ogni due secondi a fare crowd surfing.

Nonostante tutto il gruppo della prima fila se ne frega della pioggia di corpi, e così ci scateniamo violentemente su Fast as a Shark.

Sembra finita? Non lo è, come potrebbe senza Metal Heart e Teutonic Terror? Vent'anni che si incontrano nel giro di 10 minuti e uniscono ragazzi della mia età e fan di vecchia data della band, come se nulla fosse cambiato. Finale ovviamente dedicato a Balls to the Wall, con tutti quanti che cantano, saltano, urlano, pogano.

Mastodontici, eccezionali, energici. Non bastano gli aggettivi per definire quello che ho visto venerdì sera. Unica nota negativa: i buttafuori del Live che ci hanno tenuto fuori dal locale dopo che siamo usciti a prendere una boccata d'aria, mandando in fumo le nostre speranze di fare foto con la band che una mezz'oretta dalla fine dei giochi è scesa insieme al pubblico. Pazienza, sarà per un'altra volta perché mi guarderò bene dal non andare a un'altra data degli Accept.

La serata di venerdì mi ha convinto di una cosa: Hoffmann e soci sono gli ultimi di una razza, quella dei metallari, che sta morendo. Ed è bene che molti di noi prendano esempio da loro non solo come musicisti, ma anche come persone che credono davvero in ciò che fanno.

Galleria completa.

Setlist:

1. Stampede
2. Stalingrad
3. Hellfire
4. 2000 Years
5. Losers and Winners
6. London Leatherboys
7. Starlight
8. Dying Breed
9. Final Journey
10. Shadow Soldier
11. From the ashes we rise
12. Restless and Wild
13. Ahead of the Pack
14. No Shelter
15. Princess of the dawn
16. Dark side of my heart
17. Pandemic
18. Fast as a shark

-Encore-
19. Metal Heart
20. Teutonic terror
21. Balls to the wall

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