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Arthemis @ Work In Progress - 04/10/2014 Albignasego (PD) In evidenza

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Erano tanti anni che non mi capitava di vedere gli Arthemis dal vivo, precisamente dal 2006, quando la formazione era completamente differente e la band veneta suonava power metal melodico. Da allora sono cambiate tante cose ed è rimasto nella formazione il solo leader e chitarrista Andrea Martongelli; è stato quindi con piacere che ho colto l’occasione, attirato anche dalla curiosità di vedere dal vivo il singer Fabio D., per capire se è davvero così bravo come appare da studio, nonché per conoscere i due nuovi membri JT al basso e Kekko alla batteria. Eccoci quindi, con il fido collega Federico, al Work In Progress di Albignasego, paesino alle porte di Padova. Aprono le danze i Candy Queers, band a me sconosciuta, dedita ad un hard rock con richiami al glam degli anni ’80, soprattutto per l’attitudine del gruppo on stage. Parecchi i momenti in cui la band, soprattutto il singer, giocava in maniera dissacrante con tematiche religiose e soprattutto sessuali, coinvolgendo una bambola gonfiabile presente on stage. Non conoscendo e non apprezzando in maniera particolare il genere musicale, ho avuto modo di concentrarmi sulle varie performance dei componenti della band, scoprendo che il singer, oltre ad essere un vero pazzoide, è anche dotato di una gran voce, forse persino più adatta a lidi musicali più heavy o power. Ho provato simpatia per il bassista completamente pelato e soprattutto per la giovanissima e magrolina batterista, piena di tatuaggi e con tanta pazienza per sopportare, pur non essendo dirette alla sua persona, le continue allusioni sessuali dei suoi giocosi compagni di viaggio. Dopo circa 45 minuti di esibizione, che mi è sembrata anche sia andata oltre il consentito in termini di durata, viene lasciato il palco per un veloce cambiamento di strumentazione. Arriva il turno degli Stealth, di cui avevo sentito parlare positivamente dal collega Corrado, in occasione della recensione del loro debut album “Shores of hope”. La band ferrarese suona un piacevole heavy metal, dalle tinte hardrockeggianti, bello arrabbiato e stradaiolo a dovere. Devo fare i complimenti ai ragazzi della band, dato che non è facile suonare avendo davanti al palco nemmeno una decina di persone, di cui oltre la metà costituite dalle compagne/amiche dei vari musicisti, mentre la restante parte del pubblico rimane a farsi i fatti propri al di fuori del locale o tranquillamente seduti a bere. Riuscire inoltre a farlo con professionalità e trasporto è sinonimo di una passione fuori dal comune per la musica! Ci si lamenta sempre che la scena live è disastrosa, che ci sono pochi concerti ecc., ma se ci si comporta così quando ci sono questi eventi cosa si pretende? Non che la situazioni migliori tanto nella prosecuzione della serata; quando tocca agli Arthemis, infatti, nel locale ci saranno poco meno di 50 persone e siamo meno della metà a piazzarci sotto il palco... peggio per chi non c’era! Ho potuto godermi la serata in prima fila, bello largo e comodo, così da poter apprezzare ancora di più le qualità di questa band che all’estero riceve molto più apprezzamento che qui da noi. Potremmo qui aprire lunghe digressioni sulla dannata esterofilia e sulla scarsa cultura musicale del pubblico italiano, ma è meglio lasciar perdere per non farsi fegato amaro. La band di Martongelli snocciola una dopo l’altra le hits degli ultimi tre dischi, ripercorrendo sostanzialmente la scaletta del loro album dal vivo; devo dire che speravo di sentire qualche pezzo vecchio, semplicemente per la curiosità di scoprire come veniva affrontato dalla nuova formazione, ma questa volta è andata così, speriamo in una prossima occasione! La scaletta proposta è stata:

  1. Scars on scars;
  2. Still awake;
  3. Fright train;
  4. We fight;
  5. Blood of generations;
  6. Home;
  7. Electric-fire;
  8. Empire;
  9. 7 days;
  10. Vortex
  11. Burn (cover dei Deep Purple)

 

Da segnalare che sull’ultimo pezzo sono saliti sul palco anche i vocalists delle altre due bands (quello dei Candy Queers è un allievo di Fabio D.), per un’esibizione all’insegna del divertimento collettivo. Gli Arthemis si sono confermati una band rodata e dalle grandi qualità, con un cantante superlativo, che sa tenere il palco e cantare come pochissimi e che non ha nulla meno dei grandi ed osannati nomi della scena metal italiana e, perché no?, anche europea. Sulle capacità del maestro Martongelli non c’è da aggiungere molto, si sa che è uno dei più grandi chitarristi italiani. Per quanto riguarda i nuovi, il batterista pestava come un indemoniato, ma sempre con estrema precisione e pulizia, mentre il bassista dava spettacolo con il suo basso che si illuminava di blu e con uno stile strumentale sempre da protagonista. Ho assistito ad un concerto davvero piacevole e bisogna ringraziare anche gli Arthemis per essersi sbattuti al meglio, nonostante un pubblico così poco numeroso. Spero di poter vedere ancora tanti altri concerti al Work In Progress, dello stesso livello di questo di stasera, augurandomi solamente che ci sia maggiore afflusso di pubblico che possa permettere ai gestori di sopravvivere e far fronte ai notevoli costi derivanti dall’attività. Forza metalheads veneti, fate vedere che ci siete!

Ninni Cangiano

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