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Opinione scritta da Raffaele Acampa

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    20 Dicembre, 2018
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Heavy metal in bilico tra thrash e power il nuovo lavoro degli italiani Ibridoma. City Of Ruins è graffiante e potente al punto giusto, e la band punta su facili melodie piuttosto che su strutture complesse o tecnicismi fini a se stessi. L'album è composto da dieci tracce la cui durata si aggira sui tre minuti circa: abile mossa da parte degli Ibridoma che in questo modo confezionano un lavoro scorrevole e facilmente digeribile. La voce, seppur con una timbrica non eccezionale, trova la sua dimensione nel complesso, mentre la sezione ritmica picchia bene e trascina l'orecchio dell'ascoltatore, e i solos, semplici nella loro composizione ed esecuzione, completano il quadro. Sadness come parte subito senza troppi preamboli, con un riff di matrice classic/thrash metal, seguito a ruota da Evil wind, dando così sin dall'inizio l'impronta distintiva al lavoro. Con Di nuovo inverno la band si gioca la difficile carta del metal cantato in italiano, inserendo nella traccia un refrain in lingua madre, ed il risultato è effettivamente piacevole e ben riuscito. City of ruins invece si spinge in territori più power metal con un riff trascinante ed un refrain melodico. Insomma, un buon mix per un lavoro che sicuramente non farà la differenza nell'immenso mare della musica metal, ma che può essere ascoltato piacevolmente.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    22 Settembre, 2018
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Esplosivo questo ep dei Mirrormaze, In The Box è un potente 4-tracks di prog-metal, terzo lavoro in studio della band. Forte l'appeal italico e l'influenza di band come i primi DGM o i Mystere De Notre Dame, la band dimostra comunque di avere una personalità ben definita e un sound riconoscibile nell'infinito mare di proposte del genere. Un lavoro che si sviluppa in continui cambi ritmici ed emozionali, con una voce potente ed una prestazione solista di pregio. Ottimo il lavoro della sezione ritmica e delle tastiere che aggiungono quel tocco di classe quasi a fare il verso alle atmosfere gotiche di King Diamond. Ma le mie sono solo parole e, per apprezzare davvero questa perla musicale made in Italy, dovete assolutamente ascoltarlo. Consigliatissimo.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    17 Luglio, 2018
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Siete pronti ad essere catapultati indietro nel tempo? The Night Flight Orchestra è una superband che, contro tutte le mode del momento, ci propone dell’ottimo classic hard rock rivisitato in chiave moderna, con una prestazione artistica di altissimo livello ed una produzione dal sapore vintage capace di solleticare lontani ricordi. Ripescando dagli anni ‘70, ‘80 e ‘90 i theNFO tirano fuori un sound che emoziona gli ormai quarantenni rockers dell’epoca d’oro, ma allo stesso tempo lascia quella piacevole sensazione di un prodotto fresco e di facile approccio per le nuove generazioni. Eagles, Boston, Asia ed i più giovani (si fa per dire) Pretty Maids e Bad English sono solo alcuni dei nomi che ti verranno in mente ascoltando questo Sometimes The World Ain’t Enough. Un progetto sicuramente coraggioso con il quale la band dimostra che non esistono mode o prodotti commerciali che tengano testa a lavori di altissima qualità come questo. Da una idea di Strid e Andersson (membri degli svedesi Soilwork) e con l’apporto di altri musicisti dalla elevata caratura artistica, la band sforna questo quarto lavoro ricco di refrain pomposi, ritmiche rockeggianti e cori emozionanti. Lovers in the rain (la mia traccia preferita), con il suo refrain da brividi, ti catapulterà letteralmente in un film anni ‘90 dove potrai immaginare adolescenti, storie d’amore ed improvvisi colpi di scena mescolarsi in un vortice di emozioni. Posso sicuramente dire che questo è uno dei migliori cd ascoltati in questo 2018. Consigliatissimo, soprattutto a chi vuole sognare.

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4.5
Opinione inserita da Raffaele Acampa    26 Giugno, 2018
Ultimo aggiornamento: 26 Giugno, 2018
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Progressive metal e poesia, questo è il nuovo lavoro degli Structural Disorder. Forti le influenze di Dream Theater, Opeth, Kamelot e Pain Of Salvation (solo per citarne alcune), il sound risente delle origini nord-europee della band: gli Structural Disorder riescono ad amalgamare tutto ciò creando un mood interessante e trascinante, in alcuni momenti poetico, in altri complesso ed oscuro. La struttura dei brani non segue una metrica ben precisa, ma narra emozioni: gli stati d'animo si susseguono passando da intense ballad ad accellerazioni e scream aggressivi, per poi confluire su refrain melodici e trascinanti. La sezione ritmica fa un lavoro di tutto rispetto, equilibrato ed incisivo; la voce si destreggia tra diversi approcci in modo preciso e tecnico, accompagnata da piano e synth, nonché dall'imancabile fisarmonica che dà il tocco disintivo al sound. Da ascoltare assolutamente The architect of the skies, per la bellezza dell'inciso, e Kerosene ottima prova di brano strumentale. In poco meno di cinquanta minuti la band riesce davvero ad emozionare e a dimostrare un alto valore tecnico/compositivo, nonchè una coesione di fondo che permette di dare vita a questo capolavoro di metal progressive europeo.
Per questo motivo "...And The Cage Crumbles In The Final Scene" si appresta ad essere tra i miei cd preferiti del 2018.

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3.0
Opinione inserita da Raffaele Acampa    11 Aprile, 2018
Ultimo aggiornamento: 11 Aprile, 2018
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Dario Nuzzolo (ex Absinthium e Valiance) è alla guida di questo nuovo progetto chiamato Noirad e, insieme ad altri undici musicisti, dà vita all'interessante Penny Dreadfuls. Un lavoro sicuramente molto complesso, di non facile ascolto e fuori dal solito schema del classico cd metal, nel quale momenti intensi e malinconici rincorrono sfuriate heavy. Tematiche dure ed oscure si intrecciano, passando dal disastro di Chernobyl alla distruzione di Pompei, dagli efferati omicidi di serial killer agli orribili maltrattamenti nelle case di cura mentale.
Ben strutturato, il lavoro presenta una certa coesione di fondo e idee compositive interessanti, nonostante la complessità dovuta all'alternanza dei diversi stili. Veloci solos di chitarra, accompagnati da una base ritmica solida e potente, si dividono i minuti con arpeggi e momenti più soft ed intimi. Una produzione migliore avrebbe giovato, ma per essere una autoproduzione è sicuramente di buona fattura.
Unico neo, che davvero non permette al cd di decollare, è purtroppo la voce. La cantante non sembra integrarsi per nulla con il progetto, lontana da quella che è la direzione del lavoro: linee poco incisive ed una prestazione vocale senza espressività e non sempre precisa lasciano un pò l'amaro in bocca. Di contro c'è da dire che a livello interpretativo cerca di uscire fuori daglii schemi, riuscendoci comunque poco.
Se fossi in voi un ascolto glielo darei, godendomi queste undici tracce di sano heavy metal.
Aspetto Dario ed i suoi Noirad al prossimo capitolo. Per ora sufficienti.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    02 Gennaio, 2018
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Iniziamo alla grande questo 2018. Dalle fredde lande della Bielorussia arrivano, con tutta la loro tecnica, gli Essence Of Datum con il secondo full-lenght Nevermore. Parlare di prog metal è riduttivo: gli Essence Of Datum rientrano in quella schiera di band, dal bagaglio tecnico/compositivo sicuramente notevole, che fanno musica a 360 gradi, riuscendo comunque ad avere una identità ben definita. L'utilizzo di sax e percussioni arricchisce ancora di più l'ottimo risultato, introducendo elementi fusion che, seppur non nuovi a lavori del genere, aumentano l'enfasi e la personalità della band. Si passa facilmente da riff Satriani-style, a veloci scale neoclassiche, per sfociare in sonorità dal forte piglio fusion, con una naturalezza e linearità davvero impressionante: trentasette minuti da ascoltare con attenzione e curiosità. Sicuramente un lavoro non adatto a tutti, ma gli appassionati di prog e metal strumentale troveranno questo Nevermore davvero interessante.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    28 Ottobre, 2017
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Power o prog metal? Difficile definire il primo lavoro della one-man-band Mind Enemies. Giuseppe Caruso si cimenta in questa avventura mantenendo completamente le redini, dalla composizione all'esecuzione. Una bella responsabilità insomma. Revenge è un surrogato di power e prog metal dal forte taglio italico: molta attenzione alle sonorità, pochi i tecnicismi, il cd cerca di coinvolgere con passaggi già sentiti e rielaborati secondo il gusto personale del musicista. La cosa che salta all'orecchio è l'equilibrio che viene mantenuto tra i due generi, senza che l'uno prevalga sull'altro: e qui ci si accorge delle capacità di musicista di Giuseppe. Il lavoro, però, risulta ancora un po' acerbo: si sente la mancanza di esperienza nella creazione di un simile progetto, e l'effetto del "già sentito" non aiuta ad apprezzarlo fino in fondo. La mancanza di momenti clou o di passaggi veramente intensi (sia tecnici che melodici), non permette al cd di spiccare il volo. Insomma, un cd che, nonostante le ottime potenzialità, non ha quel fattore X che stuzzichi vero interesse all'orecchio dell'ascoltatore. Aspetto quindi la prossima prova targata Mind Enemies per avere un quadro più completo e lucido, e spero che questo sia orientato maggiormente verso uno dei due generi, così da avere una identità ben definita e riconoscibile.

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3.5
Opinione inserita da Raffaele Acampa    22 Ottobre, 2017
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Spesso si confonde fare progressive metal con il creare strutture iperarticolate e sonorità lontane dal suscitare una qualsiasi emozione: in tali situazioni, ciò che prende vita è qualcosa di quasi alieno che difficilmente si riesce a comprendere. Non per questo ci si trova davanti a lavori di poco spessore, anzi, spesso si sfiora il genio o la follia. Gli Arya rientrano in quel genere di band che, per il modo di vedere la musica, hanno un mercato molto ristretto e spesso rischiano di essere sottovalutati. Parlare semplicemente di metal è riduttivo: gli Arya fanno musica, musica che esce dalle budella, introspettiva e claustrofobica, difficile da assimilare. Dreamwars è il secondo lavoro autoprodotto della band (preceduto nel 2015 da Distant Oceans) e narra l'alienazione e la difficoltà ad inserirsi nel flusso continuo della società contemporanea. Dreamwars non è per tutti, è uno di quei lavori che ti fa arrivare a conclusioni troppo facili, che non ti permette subito di entrare nei meandri della sua essenza. Sonorità dissonanti accompagnate da una voce femminile che ama più recitare che cantare, la band riesce ad equilibrare momenti di forte tensione ad altri più delicati, senza perdere mai quel piglio su orecchie più allenate ad ascoltare questo tipo di lavori. Non ci sono particolari tecnicismi strumentali o vocali, ma un ben definito equilibrio armonico e melodico per tutta la durata del cd. Scelta commerciale ben ponderata o semplicemente voglia di esprimere il proprio concetto di musica, non è dato sapere. L'unica cosa certa è che gli Arya si amano o si odiano, senza mezzi termini. Un lavoro interessante ma attendo la prossima prova per avere un quadro più concreto.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    29 Giugno, 2017
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Un EP di progressive strumentale è il biglietto da visita dei Carabus. Il progetto solista del chitarrista Gabriele Motta dimostra ancora una volta quanta buona musica ci sia in Italia. Evidenti riferimenti a mostri sacri del genere, come Dream Theater, Rush e Symphony X, a volte troppo vicini al sottile limite del plagio, mettono in evidenza tutte le sue doti di compositore e musicista. Il lavoro trasuda di una solida base che si sviluppa in un forte carattere esecutivo ed interpretativo: le atmosfere passano da intensi passaggi dal valore altamente tecnico, a momenti quasi sognanti e atmosferici. Tecnica e passione ci sono, il talento è evidente, ora bisogna solo lasciarsi alle spalle le troppo evidenti influenze, e sviluppare un proprio sound che lo renda riconoscibile nell'immenso oceano di buone proposte del mercato metal. Sicuramente da ascoltare, attendo il prossimo lavoro per un giudizio ancora più completo.

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4.0
Opinione inserita da Raffaele Acampa    24 Giugno, 2017
Ultimo aggiornamento: 24 Giugno, 2017
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Red Cain: ottimo ep di esordio. Non capita spesso di recensire bands provenienti dalle fredde lande canadesi, e posso dire di essere rimasto piacevolmente sorpreso dalla proposta musicale del quintetto di Alberta. Con un heavy metal dallo spirito progressive e sperimentale, le quattro tracce si sviluppano attraverso un percorso ben strutturato, disegnando intensi territori narrativi. Ed è proprio la voce a raccontare, come un sapiente narratore, storie di mistero e misticismo. La sezione ritmica spazia tra momenti fortemente emotivi e veloci sfuriate di stampo americano, mentre intensi duelli tra le chitarre solista spingono il sound in territori più europei. L'alone drammatico trasmesso dai Red Cain rapisce l'ascolatore e lo catapulta in un mondo parallelo, mentre lo scorrere delle note sembra quasi dare vita alle scene di un film intriso di oscurità. Il lavoro riesce a mettere in evidenza nuovi dettagli anche dopo ripetuti ascolti, e questa è una delle caratteristiche che lo rende un piccolo capolavoro. Sicuramente da ascoltare ed apprezzare a fondo. Consigliatissimo.

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