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Opinione scritta da Roberto Orano

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Opinione inserita da Roberto Orano    21 Gennaio, 2017
Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio, 2017
Top 10 opinionisti  -  

Omonimo debutto discografico per i padovani 8fulstrike, che si presentano al pubblico con una formazione composta da ben sette componenti ed un artwork che ricorda molto gli Slipknot, band da cui i Nostri sembrano ispirarsi particolarmente anche musicalmente.
Si, perchè sin dalle prime note del disco, gli 8ful mettono assieme un sound brutale e figlio di molte influenze diverse, tra cui i succitati musicisti statunitensi, specialmente per la vena "crossover" caotica (passatemi il termine), a cui poi si aggiungono riff slabbrati e sfuriate tendenti al grindcore, breakdown dal sapore hardcore, refrains e altre influenze dal metal estremo d'oltreoceano, il tutto suonato con tantissima violenza e attitudine, ed un odio che trasuda da tutti i pori della pelle, specialmente per quanto concerne il duo vocale. Canzoni come "Riot" e "Minfvck" lasciano decisamente il segno, specialmente in termini di aggressività psico-fisica.
Sicuramente, se dobbiamo trovare delle pecche, lo stile poco vario ed un sound già sentito non riescono a dare totale spicco al disco che, alcune volte, sembra scorrere un pochino ripetitivo ma, al contempo, il songwriting intelligente e l'attitudine "in your face" del combo nostrano riescono a tenere comunque ad un buon livello l'ascolto complessivo delle songs, per un platter destinato a chi non cerca l'innovazione ed ha voglia di esibirsi in un po' di sano headbanging.
Detto questo, la band ha sicuramente alle spalle una serie di date live del tutto rispettabile, nonchè delle capacità che lasciano presagire ad un seguito più maturo e devastante, per cui li aspettiamo al prossimo appuntamento discografico e intanto ci spariamo a tutto volume questa mazzata tra capo e collo!

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Opinione inserita da Roberto Orano    21 Gennaio, 2017
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Omonimo debutto discografico per i padovani 8fulstrike, che si presentano al pubblico con una formazione composta da ben sette componenti ed un artwork che ricorda molto gli Slipknot, band da cui i Nostri sembrano ispirarsi particolarmente anche musicalmente.
Si perchè sin dalle prime note del disco gli 8ful mettono assieme un sound brutale e figlio di molte influenze diverse, tra cui i succitati musicisti statunitensi, specialmente per la vena "crossover" caotica (passatemi il termine), a cui poi si aggiungono riff slabbrati e sfuriate tendenti al grindcore, breakdown dal sapore hardcore, refrains e altre influenze dal metal estremo d'oltreoceano, il tutto suonato con tantissima violenza e attitudine, ed un odio che trasuda da tutti i pori della pelle, specialmente per quanto concerne il duo vocale. Canzoni come "Riot" e "Minfvck" lasciano decisamente il segno, specialmente in termini di aggressività psico-fisica.
Sicuramente, se dobbiamo trovare delle pecche, lo stile poco vario ed un sound già sentito non riescono a dare totale spicco al disco, che alle volte sembra scorrere un pochino ripetitivo, ma al contempo il songwriting intelligente e l'attitudine in your face del combo nostrano riescono a tenere comunque ad un buion livello l'ascolto complessivo delle songs, per un platter destinato a chi non cerca l'innovazione ed ha voglia di esibirsi in un pò di sano headbanging.
Detto questo, la band ha sicuramente alle spalle una serie di date live del tutto rispettabile, nonchè delle capacità che lasciano presagire ad un seguito più maturo e devastante, per cui li aspettiamo al prossimo appuntamento discografico e intanto ci spariamo a tutto volume questa mazzata tra capo e collo!

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Opinione inserita da Roberto Orano    04 Gennaio, 2017
Ultimo aggiornamento: 04 Gennaio, 2017
Top 10 opinionisti  -  

Secondo full-lenght per i parmensi Moth's Circle Flight, a seguito dell'ottimo "Born to Burn" targato 2013 (e recensito tra le nostre pagine), ed alcuni cambi di line-up nella sessione ritmica da cui la band sembra aver trovato spunti più "metal"; si perchè se il precedente disco era improntato prettamente su sonorità crossover nu-metal (condito con un filo di hardcore), questo nuovo "My Entropy" puzza dannatamente di metallo, mostrando così i muscoli sin dalle prime battute con la furiosa opener "Man On The Peak", ma d'altronde, come accade per l'intero album, che suona come un perfetto mix di thrash-core, hardcore d'oltreoceano e nu-metal, basti procedere con "Ends Of A Shadow" il cui incipit potrebbe essere uscito dai The Haunted (tanto per citare una band di thrash moderno), per poi mutare in una strofa puramente nu-metal che si evolve in un refrain che mi ricorda i Fear Factory per le tonalità vocali e poi ancora un assolo molto tecnico; e questo accade sostanzialmente per tutta la durata del disco, con influenze tra le più svariate che a tratti rimandano a bands come Coal Chamber, Pantera, American Head Charge ma con un'attitudine più metalcore, il tutto suonato con ottima tecnica ed una cura nei dettagli che denota la piena maturità della band, impreziosito poi dalla qualità audio eccelsa e da un booklet ben curato (infarcito peraltro di testi belli che incazzati).
Sicuramente uno dei migliori dischi made in italy del 2016, un'uscita che se fosse targata USA probabilmente vedrebbe già i Moth's in tour con chissà quale gruppo più conosciuto. Grandissimi!

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Opinione inserita da Roberto Orano    26 Luglio, 2016
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Si presentano con un nome ai limiti del pronunciabile ma con tanta voglia di far bene questi quattro ragazzi sotto il monicker Chronological Injustice, band piuttosto nuova e sconosciuta ai più, ma che a quanto pare si sta muovendo bene, al punto che non ci si fa mancare niente, sia in termini di qualità audio che a partire dall'artwork di ottima fattura. Peccato perchè le canzoni inizialmente (almeno dalle news lette in giro) contenute in questo "A Collection of Atrocities" dovevano esser cinque, ma al momento di ascoltare il disco, abbiamo solamente quattro songs per le mani, e con titoli leggermente diversi (non sapendo l'esatto ordine).
Si parte con "Crusade" (almeno secondo il nostro ordine) una song che sin dall'intro si rende interessante con melodie pseudo-medievali/arabesche per poi sfociare improvvisamente in un treno guidato dalla doppia cassa ed alcuni passaggi molto tecnici e ai limiti dell'epic sulle sei corde, la cui unica pecca sembra non trovare il giusto refrain per poter lasciare qualcosa di concreto a chi ascolta. Limite che per tutta la durata del disco potrebbe essere anche figlio di una voce monocorde e poco espressiva. Procediamo con "Painting House", una song che per i mid-tempos ed il groove espresso dalle chitarre ricorda un certo modern metal ai limiti del crossover, per sfociare poi in un bel solo. "Heterodox" aggredisce subito con ritmi sostenuti per poi fermarsi quasi inspiegabilmente, e ancora tanto groove sui bridges, e assolo ipertecnico. A concludere "Become Death" in una sorta di deathcore stracolmo di groove metal e di nuovo un assolo esagerato e quasi inutile nel contesto.
Quel che ci piace di questa band è il fatto di mettere in luce delle malefatte dell'umanità nel passato affinchè la gente se ne ricordi e non le ripeta. Ci piace anche il confezionamento di questo mini. Il problema è che questo sound anche solo in quattro song resta molto ripetitivo, nonostante la messa in luce di passaggi molto tecnici che comunque riscuotono un certo interesse. Ahimè, seppur non sia facile valutare un disco, nè tantomeno una band, in sole quattro canzoni, c'è da dire che i Nostri dovranno lavorare meglio nel songwriting, magari smussando un pelino le parti tecniche e inserendo dei veri e propri ritornelli brutali (prendere esempio dagli Heaven Shall Burn potrebbe aiutare).

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Opinione inserita da Roberto Orano    12 Luglio, 2016
Ultimo aggiornamento: 12 Luglio, 2016
Top 10 opinionisti  -  

Tornano alle stampe sotto la tedesca Napalm Records i Deadlock. Non è mai semplice recensire una band che si adora, specialmente a seguito della dipartita dalla band della propria vocalist preferita (in termini di female vocals), dipartita comunque del tutto pacifica in vista di una nuova nascita per la cantante Sabine Weninger.
La band si ripresenta con un sound che praticamente non cambia di una virgola quanto già visto in passato, se non forse che riprende maggiormente l'attitudine di "Wolves", anche per via di un maggiore uso delle tastiere. La voce, d'altra parte, tecnicamente rende sicuramente onore alla precedente cantante, però non sempre riesce a sposarsi perfettamente con le linee delle chitarre e con lo screaming, in refrains che alle volte risultano un tantino piattini, il cui impatto non riesce certo ad essere eguale ai precedenti lavori della band. Ed è proprio questo il vero punto debole di "Hybris", perchè di per sè il sound, seppur sempre uguale, è un marchio di fabbrica della band, ma purtroppo non riesce ad esprimersi al suo meglio nelle parti più melodiche, specialmente nei ritornelli.
In ogni caso, una buona uscita per la band teutonica, da cui ci aspettiamo qualcosina in più per il prossimo lavoro. Mezzo punto in più sulla fiducia.

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Opinione inserita da Roberto Orano    12 Luglio, 2016
Ultimo aggiornamento: 12 Luglio, 2016
Top 10 opinionisti  -  

Terza prova in studio per questa nuova sensation dello swedish death metal, anche se prenderei davvero con le pinze tale catalogazione; infatti, i The Unguided, band nata da membri dei più conosciuti Sonyc Syndicate, suonano un metal molto melodico che in parte si lascia andare verso sfuriate di influenza death accompagnate da screaming, seppur per la maggior parte sia voce pulita.
Detto questo, Lust & Loathing di per sè non è affatto un brutto disco e lo si nota sin dalle primissime battute, sia perchè la band denota ottime capacità di mettere assieme appunto le parti più melodiche a riff aggressivi, con tanto di tastiere e patterns computerizzati, ma anche perchè l'esperienza dei Nostri in termini di songwriting si sente eccome, soprattutto nella struttura della forma canzone, sempre ben studiata. Il problema è che questo modern metal sa di sentito e già sentito e nelle otto tracks non si ha mai la sensazione di un picco di emozioni, arrivando alla fine del disco, non a fatica (sarebbe un azzardo dirlo), ma sicuramente senza la convinzione di ciò che si è ascoltato in precedenza.
Pertanto, a mio modesto modo di vedere, i The Unguided restano un progetto sì interessante, ma che purtroppo non si discosta da molti altri simili; peccato perchè alcune soluzioni sono davvero di gran fattura, basti pensare all'assolo di Enraged, singolo scelto per il video ufficiale. Attendiamo conferme, dunque....

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Opinione inserita da Roberto Orano    07 Giugno, 2016
Ultimo aggiornamento: 07 Giugno, 2016
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Altro attacco frontale violentissimo dal Brasile, stavolta con gli Anguere, un trio che si propone tra pantaloni larghi e passamontagna, e che mette in musica una rabbia quotidiana chiaramente percettibile in questo sound, un po' slabbrato, poco rotondo, ma decisamente in your face. Un trio capace di sferrare songs brutali che per certi versi, a tratti, mi ricordano leggere influenze crossover e funky, ma che alla base hanno delle fitte fondamenta hardcore, di quell'hardcore da strada, di periferia, suonato in modo puro e con la giusta attitudine. Ed è proprio questo il punto di forza della band sud-americana, la capacità di essere al contempo in your face, coinvolgente e dannatamente aggressiva, per un'uscita inaspettata che ci fa sicuramente piacere. Da quanto si dice in giro, questi ragazzi in live spaccano di brutto, sarebbe bello vederli in una collaborazione con Max Cavalera o coi Sepultura....

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Opinione inserita da Roberto Orano    07 Giugno, 2016
Ultimo aggiornamento: 07 Giugno, 2016
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Lo ammetto, c'ho capito ben poco di questo "Disordem Ao Vivo" degli Amassado, band che, per quanto ho capito, è per metà brasiliana e per metà emiliana (non ho capito molto bene nemmeno questo, ma forse ho perso io qualcosa per strada). Sta di fatto che questi ragazzi, sin dalle prime note di questo disco live con tre inediti, riescono a piazzare una serie di montanti dritti sullo stomaco che mettono al tappeto chiunque, senza tregua, sotto forma di riff vorticosi e graffianti, uno screaming lacerante e sfuriate ineccepibili ai limiti della follia compositiva, e ogni tanto qualche stacchino tanto per fare una pausa. Il tutto suonato con una violenza ed una rabbia davvero invidiabili. Unico difetto? Sicuramente il sound alla lunga potrebbe stufare.

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Opinione inserita da Roberto Orano    07 Giugno, 2016
Ultimo aggiornamento: 07 Giugno, 2016
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Tornano alle stampe i torinesi Fragore, già visti tra le nostre pagine un paio di anni fa con il debut "The Reckoning". "Asylum", disco che esce per Murdered Music e ancora una volta mixato da Ettore Rigotti (Disarmonia Mundi), ripercorre alla perfezione quanto già fatto col precedente album, ovvero un thrash/death metal violento e sfrontato, dai buoni fraseggi di chitarra e da una sessione ritmica impeccabile, tra riff granitici ed un bel lavoro sulla grancassa.
Il vero problema dei nostri, come già riscontrato qualche annetto fa, è che il growling un tantino monocorde non riesce ad esaltare alla grande questo sound, un sound che comunque punta su dei riff che sanno un po' di "datato" ora come ora, che non sa essere del tutto originale (e non penso fosse stato un obiettivo della band).
E' un peccato, perchè questi di tecnica ne hanno da vendere, semplicemente, il genere in sè non lascia troppissimo spazio per una vena innovativa e moderna, magari qualche refrain melodico in più avrebbe giovato ad un sound che resta destinato solo agli amanti di questo stile.

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Opinione inserita da Roberto Orano    07 Giugno, 2016
Ultimo aggiornamento: 07 Giugno, 2016
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Arrivano dalla Svizzera con tanto odio e rabbia i Life's December con questo "Colder"; emozioni aggressive tramutate in un sound altrettanto aggressivo e in your face di netto stampo metalcore / deathcore. Musica che mette assieme stacchi massicci e brutali, con tanto di growl simil-brutal, a ripartenze vorticose ed inaspettate con la batteria che svolge un ruolo da protagonista, e screaming, e poi stop repentini, e ancora si riparte con stacchi infarciti di dissonanze, ed è proprio il momento in cui riparte la grancassa a "farci del male", e poi chitarre stridule a farci impallidire, ma ancora si riparte con una vena thrash/death, il tutto senza mai cadere in ritornelli pop.
Questo è il sound di questa nuova sensation del deathcore d'oltralpe e, lo ripeto, infarcito di tantissima rabbia, a partire dall'intro di stampo sociale. Un ottimo debut autoprodotto per la band, mezzo punto va anche per il missaggio fatto da sè, avanti così!

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