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Opinione scritta da Federico Orano

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3.5
Opinione inserita da Federico Orano    23 Gennaio, 2018
#1 recensione  -  

PAL è acronimo di Pettersson/Andersson/Ljunggren ovvero i tre componenti della band. Tutto nasce in Svezia nel lontano 1987 col nome di Escape ma solo ora il trio nordico riesce a dare alle stampe questo esordio che prende il nome di “Prime”, non a caso.

Parliamo di un hard rock melodico ma abbastanza potente e di classe che si basa su riff di chitarra e linee vocali melodiche ma senza un uso esagerato di coretti e tastiere come la scuola scandinava insegna. Il risultato è interessante grazie a brani dal buon tiro come “Heads or Trails” e soprattutto “Carry on”. Peccato che a tratti sembra quasi che queste songs abbiano il freno a mano tirato, come se potessero esplodere da un momento all'altro ma rimangono intrappolate su se stesse. Ed è così per altri pezzi di questa tracklist vedi “Double Nature” o la fin troppo prevedibile “Wildfire”. Inoltre non convince del tutto la voce del singer Peo che fatica un pochino nei momenti in cui deve salire di tonalità. Certo che alcuni pezzi come “ Hiding Away From Love” non possono che attirare la nostra attenzione ed è d'obbligo citare l'ottimo lavoro di Roger alla chitarra che delizia ogni brano con bei solos.

Un buon esordio per i PAL anche se i piccoli difetti descritti sopra non fanno decollare del tutto questo disco.

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3.0
Opinione inserita da Federico Orano    23 Gennaio, 2018
#1 recensione  -  

Anno nuovo e nuove uscite per l'Aor Heaven, una delle etichette di spicco in campo hard rock. Ad aprire le danze troviamo i Blood Red Saints che pubblicano con questo “Love Hate Conspiracies ” il loro secondo disco dopo il debutto del 2015 'Speedway'.

Brani più hard rock e classici come “Something In Your Kiss” si alternano a pezzi più melodici di scuola aor come “Live & Die”. Ne esce un disco piuttosto godibile ma fin troppo piatto che non ci regala troppi sussulti. Probabilmente la hit del disco è la iper melodica “Wake up” ma nel complesso questo disco non riesce a stamparsi nei nostri cuori.

Una manciata di brani di chiaro stampo melodic hard rock che però dimostrano poca personalità. La sensazione già dalle prime note è di avere di fronte una band capace ma con poca identità ed il problema è sempre lo stesso: con tutte le uscite che incontriamo quasi giornalmente anche in questo genere non è facile farsi riconoscere.

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1.5
Opinione inserita da Federico Orano    22 Gennaio, 2018
#1 recensione  -  

Mi avvicino per la prima volta ai Blut, band lombarda condotta dal leader e cantante Alessandro Schümperlin. La proposta della band? Un hard rock/metal molto moderno e poliedrico, che passa da momenti più teatrali e gotici ad altri quasi industrial.

Insomma con i Blut si viaggia su territori cupi e alternativi, a partire dalle prime note del disco. Difficile però trovare, ascolto dopo ascolto, qualcosa di funzionante in questi pezzi. La voce di Alessandro non spicca di certo e le musiche faticano a far breccia nella nostra mente. Richiami di Rammstein arrivano forte con il primo pezzo “Double Trouple” (e naturalmente anche su “Sigmund freud ist mein Nachbar"), peccato che ai Blut manchi tutta la potenza della band tedesca. Con “Jerusalem calls me” ci si sposta su territori più orientaleggianti (come se gli Orphaned Land incontrassero i Rammstein) ma anche qui la voglia di premere il tasto “skip” è tanta. Il disco si riprende un pochino con la più melodica “A Matter of Choice” ma brani come “Wind Ego” dimostrano come ci sia davvero poco da salvare in questo lavoro.

“Inside My Mind Part II” è un disco davvero particolare, ma è difficile premiare il coraggio dei Blut quando il risultato è così sottotono. Speriamo di ritrovare la band un po' più ispirata già dal prossimo lavoro.

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3.5
Opinione inserita da Federico Orano    20 Gennaio, 2018
Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio, 2018
#1 recensione  -  

Quando arriva in redazione una nuova female vocals band non so mai cosa aspettarmi. Perchè questo filone della scena metal è stato spesso abusato negli utimi anni e non è raro incontrare dischi davvero scontati e banali. Cosa ci riserveranno quindi questi Rexoria?

Arrivano dalla Svezia e sono nati solamente un annetto fa, nel 2016. Insomma un po' prestino per essere già pronti a pubblicare un full lenght non credete? Vabbè, fidiamoci e premiamo questo tasto play! Anche perchè dal vivo la band si è data da fare parecchio, con date a supporto di bands che adoro come Bloodbound, Battle Beast e Dynazty... Si parte con un'intro narrata che ci può stare per creare l'atmosfera giusta, per poi lasciare spazio a “Stranded”. La band punta su linee facili, mentre la produzione mette la voce di Frida in evidenza, forse troppa, rispetto al resto. Melodie immediate, un po' banali, ma anche un buon tiro con intriganti solos di chitarra. Niente male! La nostra Frida lascia da parte il cantato lirico fin troppo abusato dalle colleghe e interpreta questi brani con la sua voce. Non parliamo di una top singer, ma io ho apprezzato. La tracklist presenta qualche alto e basso, mantenendosi sempre su livelli più che dignitosi. Certo i pezzi sembrano un pochino scontati, ma songs come “Queen of Light”, la ballatona “ Song by the Angels” o “Hurricane” con una partenza alla Hammerfall, fanno centro!

E bravi Rexoria, questo è l'esempio che a volte la semplicità paga!

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Opinione inserita da Federico Orano    19 Gennaio, 2018
Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio, 2018
#1 recensione  -  

Mi avvicino agli Unshine con un po' di timore, vista la copertina mistica. La band mi è nuova (ma scopro che ha all'attivo ben 4 dischi!) e sono davvero curioso di ascoltare cosa ci propone. Le sonorità sono nordiche, con la voce femminile della singer Susanna che, dopo solo alcuni secondi, si presenta con il suo cantato forse un po' freddo.

La band punta su atmosfere gotiche e gelide, con tastiere dal suono scandinavo e chitarre un po' malinconiche, per creare questo loro sound definito "Druid Metal". Troviamo naturalmente un tocco folk, anche se non vengono usati strumenti particolari. Le atmosfere sono epiche e inquiete, e a tratti potrebbero ricordare qualcosa di generi più estremi (un tocco black metal è riconoscibile), mentre le lyrics non potevano che essere dedicate alla natura. Insomma questo “Astrala” rispecchia un po' quello che la band vuole ottenere con la propria musica, peccato però che vi sia troppa monotonia per non annoiarsi dopo qualche songs, perchè i ritmi sono sempre lenti, le atmosfere costantemente deprimenti e la voce di Susanna non aiuta.

Se volete tuffarvi in un mondo malinconico, fantasy, freddo e fatato allora gli Unshine fanno per voi. Altrimenti forse è meglio cercare altrove....

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3.0
Opinione inserita da Federico Orano    19 Gennaio, 2018
Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio, 2018
#1 recensione  -  

Puro heavy metal per i finlandesi Random Eyes, che arrivano al quarto disco in carriera con questo ‘Grieve No More‘, un lavoro ben suonato che mostra una buona tecnica per la band nordica, capace di alternare brani più potenti ed heavy, vedi la title track, a songs più melodiche e powerozze come “2 Worlds Collide”, per una tracklist interessante.

Ora, non tutti i brani fanno pieno centro, ma questo lavoro si lascia ascoltare bene, anche se devo dire che la band capitanata da Christian Palin (incontrato proprio in questi giorni con i Panorama) gira meglio sui brani più ariosi, un po' meno quando si focalizza sui pezzi più ruvidi, dove cade sulla poca originalità. Da segnalare invece gli ottimi assoli del chitarrista Markus Grimald. Il riff granitico di “Fates loves the Fearless” ci accompagna in territori heavy/us power, con atmosfere sempre un po' dark che aleggiano durante tutto il disco. Songs suonate davvero bene, ma che a tratti sembrano non riuscire a trasmettere tutto quello che potrebbero, colpa probabilmente delle linee vocali poco incisive.

Ma la sufficienza piena i Random Eyes la meritano, se solo riuscissero a sistemare due o tre cosette potrebbero fare decisamente meglio in futuro, perchè gli ingredienti per far bene qui ci sono tutti.

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4.0
Opinione inserita da Federico Orano    19 Gennaio, 2018
Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio, 2018
#1 recensione  -  

Sembra una barzelletta, ma in questa storia abbiamo uno svizzero, Sammy Lasagni (che abbiamo apprezzato di recente con i suoi Gods of Silence) e un cantante uruguaiano, Christian Palin (Random Eyes, ex Adagio) che si incontrano anni fa (siamo nel 2008), decidendo di lavorare assieme su un nuovo progetto musicale. Rimangono in contatto, ma devono aspettare il 2015 perchè qualcosa si smuova, iniziando a scrivere i brani che poi sono finiti in questo debutto. A loro si unisce anche Dennis Ward che, ascoltati i pezzi, capisce quanto questo progetto abbia del buon potenziale e cosi nascono Panorama.

Un hard rock melodico, bello pomposo e potente quello dei Panorama che ricorda qualcosa di Talisman, Coldspell e, in generale, della scena scandinava, ma senza dimenticare quel lato più ruvido di questo genere che ha cittadinanza in Germania, con band come i Bonfire. Brani dal forte impatto, come “Standing My Ground” con coretti ben arrangiati e l'ottima ugola di Christian che sa risultare melodico, ma anche graffiante quando serve (ricordando in questo caso proprio il gran Bormann). Ma ė proprio la combinazione melodia/potenza a rendere speciali questi brani; prendiamo ad esempio “The Glory Within”, una bomba melodica, ma che contiene riff stoppati da far agitare la testa e un bellissimo solo di chitarra... insomma chapeau!

Un ottimo mix di tecnica, melodia e potenza! L'annata melodic hard rock non poteva iniziare meglio; i Panorama alzano subito l'asticella con questo album intitolato "Around the world", chi saprà fare di meglio?

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Opinione inserita da Federico Orano    15 Gennaio, 2018
Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio, 2018
#1 recensione  -  

Ammazza che voce la nostra Marina Ammouri! La singer svedese che si diletta anche come produttrice musicale e modella, dà alla luce questo suo esordio di chiaro stampo hard rock/melodic metal, con un leggero tocco moderno.

E' la sua ugola a colpire fin dalle prime note, con un cantato ruvido e sporco ed anche i brani seguono questa via, con riff decisi di chiara scuola eighties che potrebbero portare alla mente Doro e le Heart. Se dal punto di vista canoro, come avrete capito, non c'è niente da dire, anzi, per quanto riguarda il songwriting questo disco mostra qualche crepa. I brani hanno poco appeal, sono un po' debolucci. Per capirci, in questo “Dare to be happy” non c'è nessun pezzo che mi sentirei di riascoltare; addirittura le songs sembrano quasi slegate tra loro e, anche se la tracklist conta solamente 9 brani, l'istinto di premere il tasto stop è sempre presente.

Niente da fare, c'è ancora parecchia strada da fare per Ammouri.

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4.0
Opinione inserita da Federico Orano    15 Gennaio, 2018
Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio, 2018
#1 recensione  -  

Autori di un paio di buoni dischi, tra cui il bellissimo “Gods of war” del 2015, i Reverence pubblicano questo ep “Foreverence” come tributo al loro chitarrista Pete Rossi, venuto a mancare lo scorso marzo.

Qui troviamo alcuni brani inediti ed un paio di pezzi live che saranno inclusi appunto nel live album che vedrà la luce nei prossimi mesi. Insomma un'uscita interessante per ogni amante del power/heavy metal, capace di unire potenza e melodia anche se, per chi non conosce la band, il consiglio è quello di andarsi a cercare il loro ultimo disco “Gods of war”, bell'esempio di US power melodico. Il riffone di “Firelord” dà il via a questo lavoro, mettendo subito in evidenza l'ottima ugola heavy di Scott Oliva, mentre l'intensa “New order” mostra il lato più roccioso della band americana, ricordando qualcosa dei teutonici Brainstorm. “Last fight”, dedicata a Peter, è una breve strumentale, seguita dal bel lentone “Sleep”, piuttosto classico ma senza dubbio riuscito. Infine i due pezzi live sono registrati ed eseguiti davvero molto bene!

Come detto, un lavoro interessante che mostra in una manciata di brani tutto il talento di questa band, sia in studio, che in sede live. In attesa del nuovo full lenght, “Foreverence” ci fa trascorrere un'abbondante mezz'oretta di buon heavy/power!

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Opinione inserita da Federico Orano    11 Gennaio, 2018
Ultimo aggiornamento: 11 Gennaio, 2018
#1 recensione  -  

Passate le feste, si contano i chili di troppo e i regali ricevuti. Ma quali regali, ormai siamo grandi... Sì, però un regalo me lo sono fatto da solo, anzi ce lo hanno fatto i Saurom con questo “La Magia De La Luna”, album acustico che raccoglie una dozzina di brani un po' dimenticati nella discografia della band andalusa, donandogli una nuova veste.

E se c'è una band che si trova a proprio agio su queste sonorità, questa risponde proprio al nome di Saurom. I brani di Narci Lara e soci possiedono già una forte componente acustica e folkloristica che facilmente si adatta a questa “trasformazione”. E infatti il risultato è tanto scontato, quanto invidiabile. Insomma, ascoltando questi brani, potrete chiudere gli occhi e sognare attraverso magiche atmosfere celtiche, accompagnate dalle meravigliose melodie disegnate dalla voce calda e teatrale di Miguel. Ritroviamo così momenti sognanti come “Saloma”, “Sueños Perdidos” e la sempre superlativa “Romance de la Luna, Luna” interpretata dalla brava Julia Medina, ma non mancano momenti più spensierati come la veloce “El Saltimbanqui”, brano che difficilmente manca in ogni setlist live della band andalusa e che si adatta alla grande in questa nuova veste, o la più recente “Musico de Calle”.

Un lavoro che ha poco a che vedere col “mondo metal”, ma che delizierà ogni metallaro dal cuore sensibile. Abbandoniamo la corazza per una volta e lasciamoci cullare dalla magia della luna!

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