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Opinione scritta da Federico Orano

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3.5
Opinione inserita da Federico Orano    01 Luglio, 2018
Ultimo aggiornamento: 01 Luglio, 2018
#1 recensione  -  

Rock e metal dal sound alternativo in arrivo dalla Spagna con gli Otra Cara, band che, con questo “El Valor Del Tiempo”, dà alle stampe il terzo disco in carriera, naturalmente cantato in spagnolo.

Gli amanti di Alter Bridge, Shinedown e compagnia potranno trovare interesse in questo lavoro che, accompagnato da una produzione che non ha nulla da invidiare a quelle più blasonate, si dimostra ispirato.
I brani degli Otra Cara difficilmente si lasciano andare a sonorità veloci e aggressive, piuttosto puntano su melodie catchy, come dimostra “Retrovolución”, bel mid tempo che mostra il lato migliore della band iberica, ma anche su qualche brano bello potente, come la più moderna “Súcubo”, accompagnata da un riff stoppato e da un bel refrain. Difficile non apprezzare le soluzioni melodiche di “Todo lo que soy” e di “Inverno”, quest'ultima accompagnata da tastiere moderne; veniamo così portati per mano verso la fine di un lavoro godibile, anche se forse un po' di varietà in più avrebbe giovato.

Lasciare da parte gli Otra Cara solo per i testi in castigliano sarebbe un peccato, visto che il quintetto iberico dimostra di saperci fare. Consigliato!

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3.5
Opinione inserita da Federico Orano    30 Giugno, 2018
Ultimo aggiornamento: 30 Giugno, 2018
#1 recensione  -  

I Tad Morose non hanno mai ricevuto le attenzioni meritate e, probabilmente, mai le riceveranno. I riflettori puntano su altre bands, ma loro continuano imperterriti lungo la loro strada senza problemi. Ventisette anni di servizio per la band svedese, che arriva ora a pubblicare il decimo disco della propria carriera, a nome “Chapter X”.

L'heavy tradizionale dei Tad Morose si dimostra ancora ispirato dopo tutti questi anni, proprio perchè non c'è altro che la passione a spingere questi musicisti a rimettersi sempre in gioco. E anche stavolta il loro sound di chiara scuola USA parte subito forte con l'oscura “Apocalyps” e la più veloce “Deprived Of Light”. Riffoni a tratti al limite del thrash ci accompagnano lungo la tracklist, che trova il suo meglio nella portentosa “Nemesis” e la più progressiva “Liar”. Certo che una tracklist così lunga rischia di perdersi lungo la strada e, tagliando quei tre, quattro brani più deboli, il disco ne avrebbe sicuramente giovato.

Fatto sta che “Chapter X” è un disco solido come un macigno e i Tad Morose danno alle stampe un altro album degno di nota.

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3.5
Opinione inserita da Federico Orano    30 Giugno, 2018
Ultimo aggiornamento: 30 Giugno, 2018
#1 recensione  -  

Dieci anni di attesa per il nuovo album targato Shadowkeep; la band inglese si ripresenta con un nuovo singer ed un lavoro complesso che tanto deve a Us power, heavy e addirittura speed metal.

Tocca a James Rivera degli Helstar prendere il posto al microfono e quello che ne esce è il disco più potente nella storia dei Shadowkeep, abituati ad un sound più progressivo. Il disco è comunque molto complesso, con brani ricercati e le chitarre a disegnare strutture non banali. Il problema di questo lavoro, suonato davvero molto bene, è forse proprio l'eccessiva complessità dei pezzi, a discapito di sonorità facili da ascoltare e da memorizzare. Prendiamo ad esempio “Angels And Omens”, una song che mostra tutte le capacità della band, ma che non riesce a far breccia del tutto, a causa di melodie ostiche. Detto questo non si può che apprezzare la potenza di “Guardian Of The Sea” che apre il disco con riffoni spaccaossa e l'ugola aggressiva di James, o il mid tempo articolato e multiforme di “Horse Of War”.

I Shadowkeep ci sorprendono con questo lavoro omonimo, un concentrato di potenza che gli amanti dell'heavy americano sapranno apprezzare!

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Opinione inserita da Federico Orano    28 Giugno, 2018
Ultimo aggiornamento: 28 Giugno, 2018
#1 recensione  -  

Fa piacere ritrovare i Visions Of Atlantis dopo cinque anni dall'ultimo full lenght, “Ethera”, disco che non aveva convinto del tutto. Tanti cambi di line-up e finalmente una formazione stabile, pronta a ripartire con decisione e questo “The Deep And The Dark” ci riporta una band ispirata che torna a suonare quel symphonic metal che ci aveva colpiti, con dischi come “Trinity” e “Cast Away”.

Alla voce troviamo Clementine Delauney (ex Serenity) a duettare con Siegfried Samer, voce maschile del gruppo, ma messo un po' in disparte in questo lavoro. La partenza con la title track va a scuola dai Nightwish più orchestrali, con clavicembali ad accompagnare l'entrata in scena della brava Clementine fino al bellissimo refrain. Il gruppo pare subito compatto e la successiva “Return to Lemuria” spinge forte con doppia cassa e ritmi sostenuti per una power song di grande impatto, così come “Ritual Night”, che ricorda degli Edenbridge con chitarre più potenti. Una tracklist compatta; dieci brani, nessun riempitivo. L'ariosa “The Silent Mutiny” farà la gioia dei power metallers, mentre con “The Last Home” troviamo la ballata strappalacrime. Si ritorna a correre con “Words Of War”, ma la chiusura è affidata all'altro lentone del disco, la più articolata “Prayer To The Lost”, pezzo intenso e tra i migliori del disco.

Ritrovare i VoA così in forma non può che far piacere ad ogni amante del symphonic metal e del metal melodico con voce femminile. Son sicuro che in questo ambito pochi sapranno fare meglio della band austriaca in questo 2018!

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Opinione inserita da Federico Orano    28 Giugno, 2018
Ultimo aggiornamento: 28 Giugno, 2018
#1 recensione  -  

Esempio di classe ed eleganza in musica, i Dare sono una delle band più care ad ogni amante del melodic hard rock e aor. Il loro sound è unico, fatto di melodie calde, cori iper melodici, splendidi arrangiamenti e un tocco celtico.

“Out Of the Silence II” non è niente di nuovo, o meglio è la nuova versione del debutto della band del frontman e leader Darren Wharton. Un disco che nella sua versione originale è considerato un grande capolavoro, uno dei dischi migliori nella storia dell'aor e che in questa nuova veste non perde niente, anzi. La line-up della band inglese, che ha attraversato alcuni alti e bassi durante la propria storia, ora può ancora contare sul talento di Vinnie Burns, chitarrista anche ex-TEN, dall'immenso talento e gusto melodico che, lo si voglia o no, fa decisamente la differenza, come abbiamo potuto constatare nell'ultimo bellissimo disco di casa Dare “Sacred Ground”. Il nuovo “Out of silence” è risuonato interamente per celebrarne il trentesimo anniversario e prende nuova vita, grazie a dei suoni più decisi e puliti. Il risultato è ottimo e, se nella vostra discografia non è presente la versione originale, allora il consiglio è di tuffarvi sull'acquisto di questo nuova release, perchè pezzi come “ Abandon”, “Under The Sun”, “Into the Fire” e “Raindance” sono delle gemme di infinito valore, mentre la versione estesa della ballata “King Of Spades” è da pelle d'oca, grazie al lungo assolo di Vinnie Burns.

Un disco storico che risplende anche in questa nuova veste. In attesa del nuovo lavoro di inediti fissato per il 2019, è veramente difficile non amare i Dare.

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Opinione inserita da Federico Orano    28 Giugno, 2018
Ultimo aggiornamento: 28 Giugno, 2018
#1 recensione  -  

Hard rock potente e dal sound moderno per gli americani Bullets And Octane, band che ha alle spalle diverse uscite, a partire dal debutto “The Revelry” fino ad oggi, con la pubblicazione dell'ottavo full-lenght a nome “Waking Up Dead”.

Dieci pezzi come piace a noi, con tanta carica, con un tocco alternativo, ma anche tanta sostanza nel sound targato Bullets And Octane, a partire dall'opener "Bad Mother Fucker" piena di rabbia, ma anche di coretti e melodie capaci di catturare l'attenzione, o con la successiva "Waking Up Dead", altra bella hit con influenze street rock. Insomma una partenza altamente infiammabile, con brani capaci di sprigionare energia e che in sede live sicuramente daranno il loro meglio. E non manca neppure la varietà a questa tracklist, grazie a “When We Were Young” dal tocco punk rock, passando per il rock più classico e settantiano di “Murder Me Baby” e la potenza di “Fires”.

Una dose di energia assicurata con l'hard rock dei Bullets And Octane, ma non solo; la band americana convince anche nei momenti più rilassati e confeziona un disco che farà la gioia degli amanti delle sonorità alternative rock!

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Opinione inserita da Federico Orano    27 Giugno, 2018
Ultimo aggiornamento: 27 Giugno, 2018
#1 recensione  -  

Copertina becera che più becera non si può, gridi di battaglia e sonorità grezze, ecco a voi i Krull. La band brasiliana nasce inizialmente col nome di Eternal Fate ma, visti i cambi di line-up, decide di cambiare anche il nome.

Heavy, thrash, folk, viking si mischiano nelle composizioni dei Krull, con testi che parlano di medioevo, combattimenti, etc.. I ritmi sono veloci e i brani sono spesso cantati da diverse voci. Troviamo infatti un cantato pulito, come nella lenta e melodica “Valhalla”, ma più spesso una voce aggressiva che a tratti si spinge verso il growl. Il risultato è modesto; i Krull ci mettono tanta energia e attitudine, ma non sempre riescono a centrare l'obiettivo, nonostante una buona tecnica. “The King and the Sword” rimane impressa grazie a buone melodie, meno brani come “Marching to Mountains”, un po' disordinati dove non basta l'energia messa in campo da Ricky de Camargo e soci.

I Krull potrebbero regalarci delle buone sorprese in futuro, perchè le potenzialità ci sono, ma per il momento con questo "The black coast" si attestano attorno alla sufficienza.

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Opinione inserita da Federico Orano    27 Giugno, 2018
Ultimo aggiornamento: 27 Giugno, 2018
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Power/heavy grezzo e “old school”, ma anche vario e ricercato, per quanto il genere lo consenta, con i Madhouse, altra band attiva da diverso tempo, esattamente dal 1987, ma che è durata solamente 4 anni prima dello splt del 1991.

Ora la band torna decisa per pubblicare il primo full lenght della propria storia, “Metal Or Die”, che già dal titolo fa capire gli intenti del gruppo tedesco. Si tratta di un heavy metal con influenze Us power e thrash. La band alterna brani potenti, ma dai ritmi controllati, come “Demons Of Insanity” o la bella “Against Our Mind” (questa si che viaggia veloce), a pezzi più spediti dove vengono fuori tutte le sonorità thashettone, come “Hellice”, “One Way To Glory” e “Psycho God”, con la sessione ritmica che batte forte insieme alla voce sporca di Didi 'Shark' Schulz.

“Metal or die” è un concentrato di heavy metal senza mezzi termini, per 36 minuti totali di metallo martellante. I Madhouse dopo 30 anni hanno la carica dei ventenni!

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Opinione inserita da Federico Orano    26 Giugno, 2018
Ultimo aggiornamento: 26 Giugno, 2018
#1 recensione  -  

Dall'Arabia Saudita con un heavy metal vario e tecnico, ecco a voi gli Ascendant! Che il metal non abbia frontiere lo sapevamo e ormai non ci sorprendiamo neanche più della qualità che riescono ad avere anche bands che arrivano dai paesi più lontani. Beh, questi ragazzi hanno davvero talento.

8 brani (più intro) che raccontano una storia vera, vissuta in Siria da alcuni componenti del gruppo, tra guerre, tragedie, speranza. Dal punto di vista musicale gli Ascendant suonano molto “americani”, con un power/heavy di stampo Usa a cui si aggiungono sonorità progressive e qualche inserimento di musica etnica dalle loro terre. Insomma, un vero miscuglio, ma ben riuscito. “Walls between us” è subito un pezzo da novanta, capace di alzare i ritmi ed esplodere in un bel chorus, mentre atmosfere orientaleggianti aprono la strada al riffone portante di “Fog of war”, pezzo dal mood malinconico, ma dal gran gusto melodico che ricorda qualcosa dei Rage soprattutto nel refrain. La melodica “Morning Light” convince grazie ad atmosfere più gotiche e la voce femminile di Lindsay Schoolcraft (Cradle of Filth); il lato progressive esce tutto in “A Thousand Echoes”, mentre la potente “False illusion” mette in mostra tutta la bravura del singer Youmni Abou Al Zahab, capace di essere grintoso, ma anche di salire di tonalità. Sono oltre 11 i minuti, invece, della lunga suite che chiude il disco, con cambi frequenti fino alla chiusura, tra le note di pianoforte e la calda ugola di Youmni, per un finale dall'alto tasso emozionale.

Un lavoro complesso, questo "A thousand echoes", ma dalla forte componente melodica. Un debutto notevole sotto ogni punto di vista. Lunga vita agli Ascendant!

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Opinione inserita da Federico Orano    26 Giugno, 2018
Ultimo aggiornamento: 26 Giugno, 2018
#1 recensione  -  

La storia dei Guild of Ages parte nel 1989, quando la band muove i primi passi sotto il nome di Caught in the Act, in quel di Denver. Purtroppo gli anni '90, come sappiamo, furono caratterizzati dall'esplosione di generi come il grunge e bands come i Caught in the Act avevano poche possibilità di farsi notare.

La scandinava Empire Records diede una chance alla band che pubblicò nel 1993 "Act 1:Relapse of Reason". Seguì il secondo lavoro, “Heat of Emotion”, ma alcuni problemi legali riguardanti il nome misero i bastoni tra le ruote della band che alla fine si perse. Con il nuovo nome, i Guild of Ages si fanno vivi nel 1998 pubblicando ben 3 dischi in studio, prima di sciogliersi. La reunion risale al 2014 per qualche show, ma la decisione è di continuare e di ripartire a comporre nuova musica. Eccoci cosi ai giorni nostri con questo bel “Rise”, ottimo mix di hard rock classico dal tocco aor e progressive. In effetti i brani della band americana sono intensi, hanno delle sonorità progressive (evidenti fin dall'intro strumentale), ma possiedono delle ottime aperture melodiche e dei coretti che molto devono alla scuola aor, come dimostra subito “Deep In Heaven”. Insomma questo “Rise” è disco di assoluto livello che si esalta con pezzi come “Every Road Leads Me Home” e i ritmi alti della classica “I’ll Keep Burnin’”. Una tracklist che non presenta passi falsi e che ci conduce fino all'ultima “Hearts collide” prima dell'outro finale.

Bello, molto bello questo ritorno dei Guild of Ages. “Rise” è un disco di classe che non potrà non comparire tra le migliori uscite dell'anno nel proprio genere.

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