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Opinione scritta da Federico Orano

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4.5
Opinione inserita da Federico Orano    18 Ottobre, 2018
Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Pronti, partenza, via! Tornano i Be The Wolf e lo fanno con un altro disco pieno zeppo di adrenalina che parte subito forte con l'opener “Burn Me Out”. La band piemontese riesce a creare brani freschi e scoppiettanti, unendo sonorità moderne che vanno dall'alternative rock, al punk rock, passando per la scena hard'n'heavy e pop degli anni '80.

Insomma, se non vi siete mai imbattuti nella strada dei Be The Wolf, forse sarebbe il caso di rimediare al più presto perchè questo “Empress” conferma quanto di buono fatto col precedente “Rouge”. Dopo la partenza spedita, ci pensano le sonorità dance/pop anni ottanta di “Action” a colpire nel segno. La radiofonica “Stallone” mantiene altissima la qualità del disco con un bel riff ad accompagnare l'ugola di Federico Mondelli (leader della band) prima di un refrain irresistibile, ma “Thousand Years” non è certo da meno. Insomma lo avrete capito, i Be The Wolf puntano su aperture melodiche dal forte impatto, con coretti catchy quasi aor. Se “You’re My Demon Tonight” potrebbe far invidia agli ultimi Alter Bridge, l'atmosfera si fa ariosa con “Move It”, prima di lasciar spazio ad uno dei migliori brani dell'intera tracklist con “Here And Now”, song supportata da un riff stoppato e ancora caratterizzata da un ritornello che funziona fin da subito.

Non c'è due senza tre; i Be The Wolf piazzano un altro pieno centro nella loro discografia. Non è facile suonare questo genere riuscendo ad essere molto personali, ma la band torinese ci riesce in pieno.

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Opinione inserita da Federico Orano    17 Ottobre, 2018
Ultimo aggiornamento: 17 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Sarà per il nome, sarà per l'artwork, ma mi aspettavo un sound più potente e grezzo da parte dei Weapon UK. In realtà il gruppo inglese fa sì parte di quelle band cult della scena NWOBHM degli anni 80, ma può contare su sonorità molto hard rock dove sono le melodie a farla da padrone. Il gruppo diede alle stampe solamente un ep, “It’s A Mad Mad World”, esattamente nel 1980, prima di scomparire per problematiche varie.

Solamente ora i Weapon UK riescono a dare alla luce questo full lenght, un lavoro che dimostra quanto questi inglesi ci sappiano fare. E' l'hard rock classico a dominare la scena con i ritmi frizzanti di “Ride The Mariah!”, “Bloodsoaked Rock” e “The Rocker” o con i momenti più melodici e 'soft' di “Wonderland” e “Celebration Time”. Il sound funziona, la band sa creare buone melodie supportate da interessanti passaggi chitarristici ed è così che questo lavoro fila via liscio che è un piacere dall'inizio alla fine.

Niente di nuovo, ovviamente, ma con “Rising From The Ashes “ i Weapon Uk sono davvero risorti dalle loro ceneri ed è un piacere ritrovare una band che finalmente può realizzare il proprio sogno di pubblicare un intero full lenght che potrebbe soddisfare il palato di molti rock maniacs.

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Opinione inserita da Federico Orano    17 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Da assoluta cult band, gli Ashbury tornano a calcare le piste della scena musicale con un nuovo disco che può essere considerato tra le uscite top di tutta l'annata, soprattutto da chi è ancora affezionato alle sonorità più classiche.

La band americana ci delizia con un sound molto eighties di purissimo hard rock ricercato, malinconico, a tratti oscuro, che non disdegna passaggi acustici e qualche tocco country e blues. Un grandioso mix che trova subito un esempio concreto con l'opener da mozzare il fiato “End Of All Time”, capace di catturare fin da subito grazie alle ottime linee di chitarra. “ Eye Of The Stygian Witches” è un lavoro da ascoltare dall'inizio alla fine capace di appassionare grazie a melodie calde ed avvolgenti; le intriganti parti strumentali, grazie alla chitarra di Randy Davis capace di disegnare favolose melodie, si uniscono alla perfezione alla voce intensa del fratello, Rob. La tracklist alterna così pezzi più classici come “ Good Guitar” e “Waited So Long” a songs acustiche come “Summer Fades Away “ e “Searching” senza dimenticare qualche momento strumentale (“ Celtic Cross”).

Che classe gli Ashbury; “ Eye Of The Stygian Witches” è un lavoro da gustare nella sua totalità, un disco capace di piantare le tende nel vostro stereo e di non andarsene via molto facilmente.

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Opinione inserita da Federico Orano    13 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

“It's rock'n'roll baby!”. Se è questa la musica che amate allora un ascolto ai Kickstarter Ritual è obbligatorio. Il motivo è semplice, in questo loro debutto il terzetto piacentino mostra energia da vendere ed una spiccata capacità di scrivere pezzi d'impatto.

Durante l'ascolto è difficile non pensare ad un viaggio coast to coast a bordo di una Cadillac Eldorado con questo “Ready to Take a Ride” che fuoriesce forte dalle casse dell'auto. Le influenze vanno dal rock più classico fino allo stoner ed al blues, per un lavoro che come avrete capito tanto deve alla scena americana. Difficile resistere alle coinvolgenti “Too Old” e “Messin Around” accompagnate da ritmi calzanti ed una massiccia dose di adrenalina. E' il rock più classico, quello degli anni 70 ad accompagnarci sulle note di “Dirty Old Town” mentre si passa a sonorità più stoner con “Nanananana”. “Get It On” si dimostra un pezzo davvero irresistibile con chitarre dal suono pesante che accompagnano le ottime linee vocali del singer e batterista Fortu, prima di lasciare spazio ad un bel solo sparato a mille. Il rock and roll purissimo di “The Cities Are Burning (Whit Rock’ N ’Roll)” accende il disco dopo la ballatona “Hazy Days” e si arriva alla fine di questo lavoro che verrebbe davvero voglia di premere di nuovo il tasto play.

“Ready to Take a Ride” è un lavoro ispirato che può essere un'ottima colonna sonora non solo alla guida della propria auto ma anche da spararsi a tutto volume nello stereo di casa. Bravi ragazzi,

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Opinione inserita da Federico Orano    12 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

I Thorium nascono dalla volontà dei due chitarristi Dario Frode e Tom Tee e del bassista Stripe, tutti ex membri degli Ostrogoth. Il terzetto ha deciso di fondare una nuova band per dar sfogo alla propria vena creativa. Heavy power metal puro destinato ai veri defender, per questo debutto omonimo della band belga che circonda i brani con un tocco epico fin dalle primissime note di “Ostrogoth”, anche grazie all'ugola d'acciaio del singer tedesco David Marcelis (Lord Volture, Black Knight,...).

“Thorium” si dimostra un album ben composto e vario, a partire dalla più powerozza “Godspeed”, passando per il tocco progressivo di “Icons Fall” e la cavalcata eroica “ Powder and Arms”. Le chitarre di Frodo e Tee si intrecciano seguendo gli insegnamenti della scuola inglese della NWOBHM creando intriganti melodie strumentali. Ma anche le linee vocali funzionano e non vengono trascurate in questo lavoro. Nel finale il quintetto belga decide di dedicarsi ad una lunga suite di oltre 15 minuti che spazia tra arpeggi e riff stoppati con diversi cambi di tempo ed atmosfere.

Un lavoro ben lontano dall'essere considerato un masterpiece, ma nel mondo dell'heavy metal classico non si può sottovalutare un'uscita del genere, ricca di passione ed energia. Bravi Thorium!

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3.0
Opinione inserita da Federico Orano    11 Ottobre, 2018
Ultimo aggiornamento: 12 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Sound moderno ed atmosfere oscure e malinconiche; Pacino puntano su un alternative rock/metal intenso negli otto brani che compongono questo loro debutto “Fallen America”.

Si parte subito con la title track, pezzo che si apre con sonorità moderne, ma che si perde un po' per strada senza lasciare il segno, colpa forse di un refrain non abbastanza convincente. L'acustica “Desert Trip” mostra il lato più ricercato dei Pacino che invece si spingono verso sonorità fin troppo 'elettroniche' con la successiva “Out Of The Cage”. Le influenze dei Faith No More sono evidenti in “Iknusa”, pezzo accompagnato da tastiere in evidenza che riescono a creare atmosfere malinconiche, per uno dei momenti migliori del disco. Dopo tutto l'interpretazione di Mattia Briggi non nasconde certo l'amore per Mike Patton. Promosso anche l'hard rock energico di “The Misanthrope”, che funziona con delle buone linee vocali e ci accompagna verso il finale di questo esordio discografico.

Un disco che cresce e raggiunge il suo meglio nella parte finale della tracklist. I Pacino hanno ottime potenzialità, ma in qualche caso non riescono ad esprimerle al meglio. Un debutto interessante che son sicuro sarà apripista di una carriera da tener d'occhio.

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Opinione inserita da Federico Orano    10 Ottobre, 2018
Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Tempo di debutto per gli HighSpeedDirt, giovane band milanese che unisce svariate influenze in queste sette tracce che compongono “Modern Slavery”.

Con un tocco moderno che caratterizza un po' tutto il disco, il quartetto lombardo getta le proprie basi su un hard rock che spazia fino al grunge e all'heavy metal. La partenza affidata a “Truth In The Poket” mostra carica da vendere grazie a riff di scuola street rock e linee vocali efficaci. Ritmi elevati ed un tocco punk rock si unisce all'heavy metal di “Fountain Of Truth”. Se con “Yellow Leaves ” troviamo il primo ed unico brano leggermente anonimo del disco, la seguente “We Don’t Existe Enymore” si erge a highlight della tracklist grazie ad un refrain capace di colpire nel segno insieme ad atmosfere malinconiche. L'alternative “Daydreamer” apre la strada a “Ordinary Man”, pezzo più classico che in certi passaggi sembra quasi strizzare l'occhio all'heavy metal di scuola anglosassone dei Maiden.

“Modern Slavery” ci mostra una band capace, che riesce con un songwriting frizzante a superare con scioltezza il delicato passo del debut album. Ora sistemando due cosette qua e là, ci sarà da divertirsi con gli HighSpeedDirt!

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Opinione inserita da Federico Orano    09 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Us Metal dal tocco thrash per i Wretch che ristampano il loro debutto “Reborn” con l'aiuto dell'etichetta tedesca Pure Steel Records. La band mette subito in chiaro i propri intenti con il riff spaccaossa dell'opener “Mantal Wars” accompagnata dalla voce roca e aggressiva di Colin Watson.

Il gruppo statunitense non scende a compromessi e questo lavoro possiede un'autentica carica metallica capace di esplodere dal vostro stereo con tanta adrenalina. Merito di riffoni pesanti di chiaro stampo thrash metal ed una produzione ruvida che ne esalta l'impatto sonoro. Emblematica la title track, capace di unire le classiche sonorità Us metal con la giusta dose di energia che si unisce a ritmiche spedite per un pezzo che funziona alla grande anche grazie a buone melodie vocali. Come ogni album di scuola Us power i pezzi sono spesso circondati da sonorità oscure e malinconiche, vedi “Cry For The Young” mentre “Life” ci ricorda qualcosa dei Rage più classici, quelli di “Trapped” per intenderci. L'epico mid tempo “The Winners” si muove tra arpeggi e riff di chitarra prima di lasciare spazio alla sparata power song “I Am Storm”.

Chiaro, stiamo parlando di una ristampa ma se dobbiamo valutare il disco per quello che è, non si può non riconoscere ai Wretch la capacità di creare un sound abbastanza vario, aggressivo e coinvolgente. Gli amanti del power metal di stampo americano non hanno altra scelta che dare un ascolto a questo “Reborn”!

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Opinione inserita da Federico Orano    09 Ottobre, 2018
Ultimo aggiornamento: 09 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Sonorità eighties e tanta energia per gli Hypnos in questo loro terzo lavoro che prende il nome di “Set Fire To The Sky”.

Nove tracce di stampo hard rock e dai ritmi spediti che si aprono al meglio con “Get Out”, brano che corre via tra bei solos di chitarra e coretti di impatto immediato. Ancora tante sonorità anni ottanta esplodono nella più classica “Ain’t No Fool”, dove l'hard rock si mischia ad un sound dal tocco blues, il tutto ben confezionato. Il singer Linus Johansson mostra tutte le sue doti canore, ma è il lavoro delle chitarre a farla da padrone. Il sound si fa più metallico con “Deadline”, brano di 'dokkeniana' memoria mentre è il classico rock americano con un tocco western a circondare “Time Is Running Out”. Nel finale ancora tanto rock con "Slutet" che ci rimanda al maestro Gary Moore, con un favoloso assolo di chitarra per una delle autentiche hit del disco.

Insomma gli amanti delle sonorità più classiche qui avranno di che divertirsi: “Set Fire To The Sky” è un disco piacevole che omaggia gli eighties tra hard rock ed heavy metal.

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Opinione inserita da Federico Orano    06 Ottobre, 2018
Ultimo aggiornamento: 08 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Arrivano da Cleveland i Vandallus, gruppo con all'attivo solamente un disco, “On the High Side” uscito nel 2016. Questo nuovo “Bad Disease“ ci mostra una band che prende forte ispirazione dalla scena legata agli anni Settanta e Ottanta, con una tracklist composta da solamente nove tracce che si muovono tra hard rock e metal.

Niente di eccezionale, ma un disco piacevole per rivivere certe sonorità. I Vandallus mostrano di saperci fare, soprattutto Vanik alla chitarra si dimostra un musicista dal buon gusto. I brani sono ricercati e presentano spesso dei coretti dal buon impatto come “Sundown Haze”. Se spesso i ritmi sono molto controllati, ci pensano “Infected”, “Heart Attacker” e “Shake Down” a spingere un po' sull'acceleratore, per un terzetto che trasuda hard&heavy in stile Dokken. L'hard rock più classico e puro viene fuori con “Loaded” e “Trash Talk'n”, brani supportati da riff di chiaro stampo eighties.

Un lavoro davvero piacevole che mette in mostra tutta la passione di questi musicisti per la scena più classica. “Bad Disease” è un disco senza dubbio consigliato.

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