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Opinione scritta da Federico Orano

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3.0
Opinione inserita da Federico Orano    18 Dicembre, 2018
#1 recensione  -  

Secondo disco per i giovani spagnoli Prima Nocte, band capitanata dalla singer femminile Pilar Fernández, new entry dopo alcuni cambi di line-up.

Un metal melodico dalle sonorità moderne quello che ci propongono i Prima Nocte con questo “Oniric” tra Evanescene, AlterBridge e Lacuna Coil. Dopo una breve intro è la spedita “Lucid” ad aprire le danze anche se le linee vocali non convincono del tutto e passano senza lasciare il segno. I riff stoppati di “Psychic Dreams” accompagnano la voce di Pilar ma anche qui si fatica ad esaltarsi. Meglio la più melodica “Embrance Your Soul”, che seppur un po' scontata, riesce almeno a scaldare l'atmosfera. Le sonorità diventano più alternative con “The Chase” prima di tornare alla più classica “Inside” mentre con la lunga e progressiva “My Warm Shelter” finalmente troviamo un pezzo più ricercato e complesso che riesce a fare centro grazie anche al buon lavoro alle chitarre della coppia Fernandez-Ramonde.

Non molte idee per i Prima Nocte. “Oniric” è un disco che non aggiunge niente ad una scena, quella della female vocals, che è già ben ricca di ottimi acts.

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4.0
Opinione inserita da Federico Orano    17 Dicembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 17 Dicembre, 2018
#1 recensione  -  

Giovani acts nordici crescono. I State of Salazar arrivano da Malmo e hanno attirato le giuste attenzioni già dal debutto con "All The Way" del 2014.

Quattro anni dopo, Marcus Nygren, singer e songwriter della band, finalmente è pronto a tornare in pista con un nuovo disco e... che disco! “Superhero” mostra il lavoro eccelso fatto dalla band in questo lungo lasso di tempo con un hard rock melodico, ma anche vario e fresco. La band alterna pezzi catchy, come la title track (che chiude il disco) e il bel midtempo “My Heart Is At War”, a brani più ricercati. Coretti zuccherosi non mancano, ma in questo lavoro troviamo molto più che facili melodie. Fans di Toto, Journey, Survivor troveranno pane per i loro denti con il songwriting maturo di “If You Wait For Me”, la progressiva “Masquerade” e la ballatona “Lie To Me”, nella quale Marcus duetta con la voce femminile di Kristina Talajic, mentre il bravo Johan Thuresson riesce sempre a trovare soluzioni soliste interessanti con la propria chitarra.

Difficile trovare difetti a “Superhero”, un disco suonato e composto molto bene dove niente è fuori posto. Un piccolo (ma neanche troppo) masterpiece di melodic hard rock. Bravi ragazzi!

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3.5
Opinione inserita da Federico Orano    17 Dicembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 17 Dicembre, 2018
#1 recensione  -  

I newyorkesi Magic Dance sono attivi fin dal 2012 e la loro proposta deve molto al melodic hard rock e aor degli anni '80 con tastiere e synth in evidenza e melodie facili, oltre che un tocco sci-fi e pop (ed una produzione veramente Eighties).

Il leader e cantante Jon Siejka ha realizzato alcuni ep negli anni, fino al debutto "Vanishings" di un paio di anni fa. Ora, con il supporto della Frontiers Records, i Magic Dance hanno la visibilità che meritano, perchè questo nuovo “New Eyes” è un lavoro molto piacevole, con forti influenze di Work of Art, Survivor, Toto e One Desire. Durante tutto l'ascolto le atmosfere ottantiane prevalgono insieme ad un tocco pop, come dimostrano brani come “For A Time (The End Of My World)” o la riuscita “Please Wake Me”. Certo, durante l'ascolto manca un po' di verve e non sarebbe guastato qualche pezzo veloce per rendere un pochino più frizzante la tracklist (una delle poche a rispondere a questo requisito è “When Nothing's Real”) ma, tutto sommato, il disco si mantiene godibile dall'inizio alla fine, pur senza picchi importanti.

Finalmente del buon aor che non arriva dalla Svezia (o dalla nostra buona Italia). Gli statunitensi Magic Dance ci deliziano con dello sfizioso ed elegante melodic pop/hard rock.

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4.5
Opinione inserita da Federico Orano    16 Dicembre, 2018
#1 recensione  -  

Ammetto che sono un pochino di parte visto che per il sottoscritto Mike Slamer (Steelhouse Lane, Seventh Key, Slamer, Streets, Terry Brock...) rimane uno dei migliori artisti in assoluto quando si parla di sonorità hard rock. Stavolta il chitarrista e compositore americano ha unito le forze con il singer Andrew Freeman, frontman dei Last In Line che si è fatto conoscere per il suo timbro forte e vibrante, per dar vita a questi nuovi Devil's Hand.

Il solito (e solido) melodic hard rock tutt'altro che banale costruito sulle trame chitarristiche del buon Mike che mette subito in chiaro le cose con l'ottima partenza di “We Come Alive”. Chi ben conosce Slamer sa che non bisogna fermarsi ai primi ascolti. I suoi lavori crescono esponenzialmente col tempo, ascolto dopo ascolto. E' così che si apprezzeranno al meglio la ballatona acustica “Justified” o la più groovy “Unified” (spettacolare qui la prestazione di Andrew) che segue la title track, bel mid tempo ritmato. “One More Time” è un brano che graffia e rimane incollato in testa lasciando forti vibrazioni mentre l'ariosa “Heartbeat Away” e la più spedita “Push Comes To Shove” ci accompagnano per mano verso la fine di un disco che non si vede l'ora di riascoltare dall'inizio.

Figurarsi se Mike Slamer sbaglia un colpo.”Devil's Hand” è un disco di assoluto livello, di quel hard rock melodico di alta scuola. Sotto l'albero di Natale un posticino per questo lavoro bisogna trovarlo!

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Opinione inserita da Federico Orano    13 Dicembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre, 2018
#1 recensione  -  

Quattro ragazzi italiani che non vogliono staccarsi da quel sound che impazzava negli anni '70. Il risultato? “Uncomfortableness”, un disco davvero figo da spararsi a tutto volume.

Dieci pezzi, nulla di più, come piace a noi. E un tuffo assicurato in quelle sonorità rock e country che hanno fatto la storia, da Jimi Hendrix ai Bad Company. Insomma basterebbe leggere i titoli di alcuni brani come “How Is Elvis” o “Hey Mama” per capire di cosa stiamo parlando. Husty al microfono interpreta alla grande i pezzi, mentre tutta la band viaggia coesa lasciando spazio alle esplosioni soliste di un ispirato Paul alla chitarra. E' un attimo quindi chiudere gli occhi e ritrovarsi negli States in qualche paesino disperso del New Mexico, con i rebelHot come colonna sonora, mentre si entra in un saloon per una birrozza dopo aver parcheggiato la propria Harley.

“Uncomfortableness” va ascoltato tutto d'un fiato, ma prima di tutto preparate gli stivaloni di pelle, senza di quelli è tutta un'altra storia!

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Opinione inserita da Federico Orano    13 Dicembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre, 2018
#1 recensione  -  

E' un heavy metal che onora gli anni Ottanta, con forti atmosfere epiche quello che contraddistingue la proposta degli australiani Road Warrior, che debuttano con questo “Power”.

"Affanculo le mode" avrà detto il terzetto australiano prima di mettersi a comporre gli otto brani qui contenuti e che tanto devono a band come Metal Church, Manilla Road, Savatage e Riot. Niente di nuovo quindi all'orizzonte ma, se siete fans di queste sonorità, allora un ascolto a “Power” è giusto darlo. L'epicità di “Don't Fight Fate” e “On Iron Wing” esplode con prepotenza, mentre l'heavy rock anni '70 di “Back Alley Tokyo Woman” va a braccetto con Ozzy Osbourne e i suoi Black Sabbath. Non convince del tutto il cantato di Denimal, che però ben si adatta al sound un po' psichedelico della band, mentre riff classicissimi ci accompagnano lungo la tracklist con “Devils In Waiting” e la potente e veloce “Sweating Out The Poison”.

Solo per appassionati, ma “Power” è un lavoro che potrebbe farvi rivivere quel sound un po' grezzo, ma sicuramente spontaneo, che ha messo giù le basi qualche decennio fa.

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Opinione inserita da Federico Orano    12 Dicembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre, 2018
#1 recensione  -  

Arrivano da Portland i Dan Reed Network e possono vantare alcuni dischi fin dagli anni Ottanta. Dopo lo split del 1993, il gruppo si è rifatto vivo nel 2012 ed ora è pronto a rilasciare un nuovo lavoro con otto brani inediti.

Pop, Rock, atmosfere sci-fi... tutto questo in “Origins”, disco che arriva dalla mente di Dan Reed. Un lavoro che quindi di metallico o di hard rock ha ben poco. Tante tastiere, chitarre dal sound funky che accompagnano il cantato di Dan. Ne esce un disco molto leggero, easy listening, ma con un tocco progressive. Brani come “Shameless” e “Ritual” mostrano alcune buone melodie ed il lavoro alla chitarra solista non è affatto male ma, con l'andare della tracklist, si cade in un gran torpore per colpa di un sound fin troppo soft.

Un disco da utilizzare come sottofondo per una serata di tranquillità o in auto per rilassarsi mentre si combatte con il traffico cittadino. Ma non un lavoro da ricordare.

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Opinione inserita da Federico Orano    11 Dicembre, 2018
#1 recensione  -  

L'hard&heavy degli anni Ottanta torna prepotente con i Madison, band attiva dal 1983 al 1987, proveniente dalla Svezia dove muoveva i primi passi un certo Göran Edman (ex Yngwie Malmsteen, John Norum, Brazen Abbot etc).

“Best In Show” è la ristampa, per la prima volta in cd, del disco di maggior successo del gruppo scandinavo, pubblicato nel 1986. I Madison univano alla perfezione melodia e potenza ed il ragazzo alla voce si faceva davvero notare, splendida la sua interpretazione nella ballatona “Shine”, pezzone da paura. Gli amanti di Stryper, Rising Force, Saracen, Q5 ma anche Europe potranno trovare pane per i lori denti con brani come la tirata “The Look In Your Eyes”, nell'hard rock spumeggiante di “ World Wide Man” o con la melodica “ Oh Rendez Vous” che apre il dico con un Göran Edman subito sugli scudi. Non solo un disco dedicato ai rockers più romantici perchè lavori come questo riescono a suonare attuali anche ai giorni nostri.

Un sound targato anni Ottanta ma che è ancora un piacere poter inserire nello stereo ed ascoltare a tutto volume. Se non siete già in possesso del vinile, questa è l'occasione di puntare sulla nuova versione di “Best In Show”.

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Opinione inserita da Federico Orano    11 Dicembre, 2018
#1 recensione  -  

Gli Stormzone non arriveranno mai al successo ma fanno parte di quelle band che non molleranno mai e che delizieranno gli ascoltatori più appassionati con dei dischi di classic metal sempre ben suonati e spinti dalla passione.

“Lucifer’s Factory” non delude le attese. Tredici brani (pure troppi) di heavy metal purissimo con bei riffoni e buone melodie vocali. C'è tanto NWOBHM nel sound della band di Belfast che parte spedita con “Dark Hedges”, prima del bel riffone stoppato della bella title track. Il lato più catchy viene fuori con “Cushy Glen” e “We Are Strong” ottimi brani cpaci di trasmettere una certa dose di carica. Se dobbiamo trovare un difetto agli Stormzone è che non riescono a sorprendere, dopotutto la loro proposta non è per niente innovativa ma è così per molte altre band e la tracklist di questo nuovo lavoro non ammette sbavature. Ogni brano riesce a far muovere la testa canticchiando, non è forse questo ciò che cerchiamo da un disco metal? L'accoppiata “Hallows’ Eve” - “Your Hell Falls Down” mostra il meglio della band, la prima con ritmi alti ed ottime melodie la seconda è un mid tempo molto ispirato. Ci pensa la ballata “ Time to Go” a chiudere il disco tra gli applausi.

Sugli Stromzone si può sempre contare! Se amate l'heavy metal classico “Lucifer’s Factory” non vi potrà deludere, neanche stavolta...

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Opinione inserita da Federico Orano    11 Dicembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre, 2018
#1 recensione  -  

Un ep con quattro pezzi che ci presenta gli Ace Mafia, interessante band che ci propone un hard rock dalle tinte moderne e che aveva debuttato nel 2009 con “Vicious Circle”.

Arrivano dall'Inghilterra questi quattro musicisti che, fino alla registrazione di questi brani, potevano vantare in formazione un certo Richie Faulkner, chitarrista ora entrato nei Judas Priest. Una produzione potente e dei pezzi dal forte impatto rendono questo ep interessante, anche se la proposta non è affatto personale. Echi di Alter Bridge, Foo Fighters e Soundgarden arrivano qua e là durante l'ascolto. In effetti il tocco grunge e alternative è ben presente in queste songs. Un punto di forza del disco è sicuramente la voce roca e avvolgente del bravo singer K. Ghibli, che dimostra subito le sue doti nell'opener “Snakes ‘N’ Ladders”. Riff stoppati ci accompagnano nella groovy “Stop Loss”, mentre “Breathlessness”, che chiude il disco, fatica a restare impressa.

Un ep vigoroso che ci mostra un quartetto deciso che son sicuro presto avrà altro materiale da farci ascoltare. Da tenere d'occhio!

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