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Opinione scritta da Eugenio

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Opinione inserita da Eugenio    01 Settembre, 2016
Ultimo aggiornamento: 01 Settembre, 2016
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Conosco gli Exiled On Earth non perchè sia cultore del progressive con sfumature thrash, ma perchè due quarti della band che ha composto l'album oggetto della recensione formano due quinti di una delle mie band preferite in assoluto: i Rosae Crucis. I due elementi sono: Tiziano Marcozzi (voce e chitarra) e Piero Arioni (batteria); a completare il quadro ci pensano Alfredo Gargaro (chitarra, che ho avuto modo di apprezzare a maggio con la rosa croce proprio per sostituire l'infortunato Tiziano) e Gino Palombi (basso).
"Forces Of Denial" è il secondo album completo della band, che esce sette anni dopo "The Orwell Legacy" (2009); se il primo album era buono, aveva certo qualche piccola pecca, questo è ancora meglio; la band tecnicamente è FA-VO-LO-SA e, in questo album la voce di Tiziano ha trovato la giusta strada.
Si inizia con la titletrack e meglio di così non si potrebbe partire: velocità, melodia e la giusta cattiveria, sembrano i Symphony X ma più cazzutti e con meno (a volte anche inutili) virtuosismi.
"The Glory And The Lie" aumenta la dose di cattiveria e dimostra una struttura strumentale davvero intricata, molto bella anche la successiva "Hypnotic Persecutions" dove Piero si scatena dietro le pelli. "The Mangler" parte in maniera dura, per poi aprirsi con una buona dose di melodia e il bellissimo assolo di Tiziano rende il brano ancora più pregevole. Sulla stessa scia si assesta anche "Vortex Of Deception" con la chitarra di Alfredo che ci regala un bellissimo assolo, il basso di Gino in primo piano, Piero che fa il solito bombardiere e Tiziano che si cimenta anche con un buon growl. Effetti sonori che ricordano un sereno clima notturno aprono, invece, "Underground Intelligence" ma il clima sereno viene subito distrutto dalla furia dei nostri.
L'album si conclude con la doppietta "Into The Serpent's Nest" e "Lifting the Veil", nelle quali, come già detto, melodia e potenza metallica si fondono assieme sempre supportati dalla maestria tecnica dei quattro.
Ottimo lavoro, tanto di cappello. Questo album e questi quattro ragazzi dimostrano come anche in Italia abbiamo ottime realtà e non occorre sempre andare all'estero o ricorrere ai soliti nomi blasonati per trovare della musica con la M maiuscola.

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Opinione inserita da Eugenio    31 Agosto, 2016
Ultimo aggiornamento: 01 Settembre, 2016
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Grezzo e furioso, ecco le prime parole che mi vengono in mente per descrivere il terzo album ufficiale dei brasiliani Grey Wolf, un power trio che nasce nel 2012.
Anche l'artwork ci fa capire l'attitudine guerriera dei nostri, heavy/epic molto debitore agli Omen; sembrano pure ricordare, in modo anche abbastanza pesante, gli Iron Sword, forse perchè la voce di Fabio Paulinelli assomiglia molto a quella del buon Tann.
Ma iniziamo con l'album, "Wrath of the Gods" è una velocissima intro strumentale, velocissimo è anche il secondo brano "The Eyes of the Medusa" e, probabilmente a causa della sua brevità, non mi lascia niente.
Finalmente le cose cambiano con la successiva titletrack in cui, oltre alla furiosa sezione ritmica, anche la chitarra fa un ottimo lavoro; al quarto posto arriva "Metal Avenger" altra speed killer song che fa la gioia di tutti i defenders legati ad un certo metal classico.
"The Axe Will Rule the Kingdom (King Kull pt 2)" è il brano più articolato e lungo del lotto, sempre con il basso in primissimo piano, con una bellissima parte strumentale finale.
Ed eccoci ad "The Barbarian" che ritorna a lidi più classici della proposta della band; e come poteva mancare una canzone dedicata al primo eroe fantasy moderno? Che non ci sia in questa opera? Ma certo che c'è.... signore e signori ecco " Conan The Liberator", canzone cadenzata e marziale al punto giusto, interessante anche il testo che racconta la caduta di Aquilonia per mano di Conan, ma vista dal popolo aquiloniano; la prossima volta mi aspetto una visione da Ircania o da Zamora!
"Warrior" corre via veloce, non perchè sia brutta, ma perchè è proprio una speed song che non lascia prigionieri; con "Red Sonja" si ritorna nei regni nemediani, musicalmente non si distacca da quanto già proposto dalla band e racconta la storia della guerriera rossocrinita.
Chiude il tutto "Cimmeria", un ode alla terra dei barbari tra i monti, talmente toccante che credo che i nostri Grey Wolf siano convinti di essere nati in quelle lande desolate e dure.
Buon lavoro quindi, promossi, magari per le prossime uscite mi aspetto un po' più di personalità ma, anche se continuano così, va più che bene! Che la spada di Crom vi protegga!

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Opinione inserita da Eugenio    30 Agosto, 2016
Ultimo aggiornamento: 01 Settembre, 2016
Top 50 Opinionisti  -  

L'omonimo, il successivo "Age Of Chaos" e soprattutto "To Death And Beyond..." avevano creato qualcosa di fantastico, ma poi la fiaba si ruppe, i Battleroar perdono Marco Concoreggi e Manolis Karazeris e una delle più belle realtà dell'epic del nuovo millenio si arresta, ma per fortuna torneranno nel 2014 con quel vecchio volpone di Gerrit dei Sacred Steel.
Ma intanto che fanno Marco e Manolis? Stanno con le mani in mano? Ma assolutamento no, creano una nuova band i "Dexter Ward" (prendendo il nome dal romanzo di Lovecraft), il combo margherotto (da Marghera - Venezia)/greco nel 2012 fa uscire "Neon Light", subito la band ci dimostra lo scostamento verso lidi più US Metal e meno epic, questo album non fa gridare il miracolo, ma si sente che trasuda passione. Gli anni passano e tra EP, split album e una buona attività live (da segnalare il loro show di apertura ai Warlord in terra ellenica di qualche anno fa) arriviamo finalmente al loro secondo lavoro completo, il qui presente "Rendezvous With Destiny".
L'album si presenta subito più "adulto"; la band mantiene strette le proprie origini epic equamente divise con un Heavy Metal di stampo americano (vedi Jag Panzer, tanto per capirci), ma non disdegna neanche dei bei passaggi hard rock.
L'album si apre con la titletrack in cui la band si dimostra in formissima, creando un ottimo anthem US Metal, perfetto per le apertura degli show e per far cantare il pubblico.
"Stone Age Warrior" è più lenta e cadenzata, sembra richiamare il passato con i Battleroar, "These Metal Wings" è un inno dei nostri all'amore per il metallo, con un simpatico tributo agli Iron Maiden.
"Metal For The Light" racconta la magia che ha la nostra musica preferita, per noi appassionati (... no sinners, no preachers, just metal power...).
Due perle epic/heavy sono "Fighting For The Cross" e "Knights Of Jerusalem", mentre "We Are Dexter Ward" è la dichiarazione di intenti della band, di resistere e di continuare a combattere, ed è il pezzo più hard rock.
Menzione speciale va per il brano conclusivo "Ballad Of The Green Berets", l'unica canzone il cui testo non è scritto da Marco, ma bensì è un inno patriottico dei berretti verdi americani scritto negli anni '60 del secolo scorso dal sergente Barry Sadler, che i Dexter Ward interpretano in maniera maestosa e marziale.
Ottimo lavoro, fatto con passione ed intelligenza, non ci resta che aspettare il 22 ottobre per vedere i nostri live al Circus di Scandicci, assieme ai Valor e agli Etrusgrave.

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5.0
Opinione inserita da Eugenio    07 Luglio, 2016
Ultimo aggiornamento: 07 Luglio, 2016
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Che cosa è l'epic metal? Difficile a dirsi, perchè ci sono differenze sostanziali tra i vari gruppi a livello prettamente musicale, per esempio cosa hanno in comune i Virgin Steele e gli Iron Sword? Poco o nulla a livello sonoro. Le cose che accomunano le band dedite all'epic metal sono le tematiche dove, non si parla di folletti o draghi o spade di smeraldo, ma bensì di storia, mitologia, eroi e dove la componente drammatica ha una parte elevatissima; l'ascoltatore viene portato nel campo di battaglia, dove troverà la vittoria o la più certa sconfitta.
In Italia abbiamo tantissime bands epic metal, tanto per citarne solo alcune andiamo dai più battaglieri Rosae Crucis o Holy Martyr o Wotan, passando dai più oscuri Martiria o Icy Steel, ai più tradizionali Battle Ram, ai progressivi Dark Quarterer o ai geniali Doomsword e mille altri.
Ma qui dobbiamo fare la recensione del nuovo album (il terzo) dei toscani Etrusgrave dal titolo "Aita's Sentence", ma prima un po' di storia: gli Etrusgrave nascono per volontà di Fulberto Serena, membro dei mitici Dark Quarterer dopo che si separa dalla band madre, come personaggio non credo che abbia bisogno di presentazioni, io lo considero alla pari di Paul Chain come importanza storica in ambito italiano.
Eccoci dunque all'ascolto di questo album, che ha la difficile missione di essere accostato ai precedenti "Master Of Fate" e "Tophet"; si parte subito con la complicata ma anche diretta Anxiety dove la band si dimostra subito in formissima, Tiziano "Hammerhead" Sbaragli riesce a fare di tutto con la sua mostruosa voce (se non li avete mai ascoltati, vi consiglio i suoi Angel Martyr), Fulberto è come sempre un maestro di potenza ed eleganza, e ottimo lavoro anche del bassista Luigi Paoletti e del giovanissimo batterista Stefano Giuggioli.
Si passa poi al secondo pezzo dal titolo Mammoth Trumphet, questa canzone ha bisogno di numerosi ascolti per poterla capire pienamente, ma anche questo è un capolavoro, ho avuto l'onore di sentirla in anteprima al concerto di gennaio di quest'anno dove i nostri aprivano per i tedeschi Grave Digger.
Festering Slash è, a mio avviso, il pezzo più complesso dell'album, tra cambi di tempo e di velocità, complimenti ragazzi.
North North West, invece, è il brano più corto (appena 3 minuti e 14 secondi ), che ti lascia riprendere fiato prima della seconda parte dell'album, rimanendo comunque una track fantastica.
Arriviamo alla titletrack, ed ecco il vero capolavoro, la voce di Tiziano mette i brividi, il lavoro di chitarra, basso e batteria è quanto di meglio si possa chiedere ad una band dedita al metallo epico di stampo classico e progressivo, nota bene: Aita è il dio dell'aldilà etrusco, è sempre presente l'amore per queste tematiche da parte della band, e ciò non può che farmi piacere.
Coward è più tipicamente metal in senso stretto, ma sempre con l'eleganza che contradistingue il gruppo di Piombino; i giochi si chiudono con The Guardian, con il suo ritmo cadenzato e sognante.
Lavoro eccezionale, complimenti ragazzi (mi ripeto), ho ricevuto il promo ma avevo già in ordine l'album che mi è arrivato oggi e non vedo l'ora di leggere i testi per capirli del tutto.
Disco che consiglio a tutti e spero di rivedere prestissimo il gruppo live!

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Opinione inserita da Eugenio    24 Febbraio, 2016
Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio, 2016
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Con un po' di ritardo mi arriva l'EP "The Worst Horse" (19 minuti e 45 circa) e sempre con un po' di ritardo mi appresto ad ascoltarlo. La band italiana (vengono da Milano) propone un buonissimo hard rock con sfumature heavy metal di vecchia scuola (cosa assolutamente positiva); non ci sono cose superflue in questo lavoro, ma solo sangue, sudore e passione; anche la line-up è minimalista: voce, basso, chitarre e batteria, nulla in più!
Il lavoro si apre con "Big Top" in cui l'inizio mi richiama alla mente gli ultimi Battleaxe, anche se poi in brano diventa decisamente meno heavy per assestarsi su lidi più rockeggianti; è sempre la voce roca e grezza del buon David Podestà il tratto distintivo anche del secondo pezzo "Grimorium", che si dimostra una buona composione hard rock.
Su "Leather Face" la velocità aumenta e il lavoro della band è veramente ottimo, sia per quanto riguarda la voce, le chitarre e la sezione ritmica (specie la batteria, veramente potente), per me il miglior brano del lotto. "Dawn" è un po' diverso e sperimentale rispetto ai precedenti episodi, ritmi più sincopati che vanno chiudersi in un finale lento e calmo veramente emozionante.
Spetta a "Mount" chiudere il tutto, questa canzone è un'ottima prova della band tutta in acustico.
Davvero una bella sorpresa questi The worst horse, rimango in attesa di avere tra le mani un album completo, per ora promossi!

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Opinione inserita da Eugenio    06 Gennaio, 2016
Ultimo aggiornamento: 06 Gennaio, 2016
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Mah, le premesse c’erano tutte: intitolare un album “Shout For Heavy Metal”, una partenza a razzo con la prima traccia (la titletrack appunto)... fino a qui ero convinto che i Mortician avessero già vinto tutto. Purtroppo mi sono dovuto ricredere… anzi, no! Questo album è bello, assolutamente già sentito, ma a chi interessa? La seconda canzone (“Eagle Spy”) e specialmente la terza (“Promised Land”) sono molto buone, quest’ultima riesce ad evocare anche molta malvagità, fatto assolutamente positivo. “Rock Power” è invece un gran bell’inno, non segnerà la storia, ma ci fa scapocciare allegramente; “The Devil You Know” ha un livello di "zolfosità" hard rock veramente notevole, specialmente se aggiunta ad una voce malata ed alle chitarre affilate come rasoi. “Black Eyes” è un altro assalto che non lascia scampo; la batteria e il basso mietono vittime in “Inner Self”, poi una prestazione vocale veramente notevole, il miglior brano del lavoro!
Ed ecco“Hate” che parte con un dolce arpeggio e una parte parlata, per poi diventare decisamente più vigorosa, probabilmente i Mortician volevano scrivere una ballad ed è uscita questa canzone qui. Il lavoro si chiude con “Wrong Way”, buon pezzo ma probabilmente il brano più debole.
Che dire, volete una mezzora/quarantacinque minuti di buon metal classico? Se la risposta è si, date un ascolto a “Shout For Heavy Metal”, non ve ne pentirete.

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Opinione inserita da Eugenio    06 Gennaio, 2016
Ultimo aggiornamento: 06 Gennaio, 2016
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Kleptocracy esce sul finire dell’anno appena passato ed è il secondo album della band milanese chiamata Steel Flowers. Questi sei ragazzi sono dediti ad un alternative metal/crossover molto personale; premettendo che io non sono molto appassionato di questo tipo di influenze, l’album si lascia comunque ascoltare con molto piacere.
Aggressività e melodia si fondono in un gran bel quadro, forse avrei preferito alcuni passaggi più pesanti e con le chitarre più in primo piano, ma sono preferenze personali.
L’album si apre con “Oxymoron 4991”, che è il brano che mi piace meno, troppe sperimentazioni, specialmente nelle parti vocali. “Pauper” è già molto meglio, decisamente più rock e orecchiabile; “I’ll kick you ass” è un bel calcione sui denti metallico (e come poteva non esserlo visto il titolo?). Si passa poi ad “Hallways of Illusion”, song particolarmente cupa e triste, ma di grande effetto.
“Break my blues” è probabilmente la migliore del lotto, potente e con una buona struttura. “Tired e bored” è molto strana e particolare, merita qualche ascolto prima di essere apprezzata, ma si dimostra un gran bel pezzo una volta assimilata.
“Ruled by evil man” è molto oscura e con effetti che ricordano i vecchi film horror, o se vogliamo fare una similitudine nel campo heavy metal ai primissimi lavori dei re del male nostrani (leggi: Death SS), anche se manca la componente grezza, furiosa e malata della band di Steve Sylvester.
“Workin’ monkey” è un altro buon brano rock con inserti oscuri e oppressivi; “R.I.P.” si assesta sulla stessa linea del brano precedente, anche se la velocità e la potenza è decisamente più alta. A “Tank man” spetta il compito di chiudere il lavoro e il brano è molto interessante: hard rock di vecchia scuola.
Bravi ragazzi, avete fatto un lavoro decisamente positivo, spero di vedervi presto su qualche palco!

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2.5
Opinione inserita da Eugenio    30 Novembre, 2015
Ultimo aggiornamento: 01 Dicembre, 2015
Top 50 Opinionisti  -  

Eccoci a recensire questo Demons, unico full lenght per ora composto dai The Dahmers; di questa band avevo già ascoltato e recensito il mini Terror On Wheels, uscito quest'anno, e mi erano piaciuti molto (premetto che io non sono un grande cultore del punk), ma avevo trovato molti spunti interessanti e qualche episodio vicino alla nostra cara musica pesante.
Ero quindi curioso di ascoltare quest'album, uscito ormai un anno fa; purtroppo il lavoro non è all'altezza del mini, qui è il punk a farla da padrone, canzoni semplici e dirette; anche belle, ma abbastanza anonime se accostate ad altre banda underground; è sempre presente quella cupa ironia che mi aveva colpito positivamente, ma qui è ancora in fase molto embrionale.
Comunque sono ancora speranzoso per quanto riguarda la band, infatti se la loro evoluzione ha portato al mini sopracitato, preferisco pensare a questo Demons come un primo tentativo, non del tutto riuscito, di affacciarsi sul mercato discografico.

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Opinione inserita da Eugenio    28 Novembre, 2015
Ultimo aggiornamento: 28 Novembre, 2015
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I Chastain sono una certezza da ormai trenta anni; infatti la band rilascia il suo primo album ufficale nel 1985, e questo "We Bleed Metal" è il loro undicesimo album (non contiamo le due raccolte). Come sempre gli americani ci sparano in faccia una buona dose di heavy/US power, diretto e senza fronzoli, la voce della leggendaria Leather Leone riesce ad essere ancora "acciaio fuso", anche se la singer non è più giovanissima; come di norma, inoltre, i riff di David T. Chastain non lasciano scampo. Voglio menzionare anche l'ottimo lavoro della batteria.
L'album in oggetto non è solo luci però, alcune ombre ci sono, alcuni brani risultano un pochino piatti, come "Search Time For You" o "Secrets", ma alcuni brani deboli ci stanno se si trovano a fianco di alcuni veri e propri inni, come la prime due tracks: "We Bleed Metal" o "All Hail The King", proprio quest'ultima è, a detta di chi scrive. la canzone migliore del lavoro, e ricorda un pò i Raggi Gamma di zio Kai nei loro episodi più heavy e meno power.
Che dire, è sempre bello vedere delle band, che non hanno mai ottenuto il giusto successo, andare avanti per oltre tre decenni seguendo la loro fede e passione e non piegandosi mai; se ci fosse un premio per la coerenza i Chastain sarebbero, di certo, tra i finalisti. E se riescono ancora a sfornare album di tale calibro vuol dire che di stoffa ce n'è!

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Opinione inserita da Eugenio    21 Novembre, 2015
Ultimo aggiornamento: 21 Novembre, 2015
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Solo con qualche mese di ritardo riesco ad ascoltare questo capolavoro di epic metal dei portoghesi Ironsword, dal titolo "None but the brave". Mea culpa per averlo ordinato solamente questa settimana, perchè questo è veramente un gioiello di heavy-epic purissimo.
Per chi non lo sapesse, questo è il quarto album della band di Lisbona, in questo cd, i nostri, sono riusciti a levigare un po' le sbavature presenti nei (sempre ottimi) precenti album, dando alle stampe quello che può essere considerato il loro lavoro definitivo, almeno per ora.
Furia, battaglia ed onore, ecco i messaggi che porta l'album, già la copertina ci fa capire di che si parla di questo, infatti vediamo il buon Conan (preciso: il personaggio di Robert E. Howard e non il ragazzo del futuro innamorato di Lana) alle prese con un'orda di scheletri.
Musicalmente parlando i tre ragazzi sono molto vicini agli dei dell'epic classico: Manilla Road e Omen in primis, ma anche una particina di Cirith Ungol. Infatti, alcuni episodi, come "Forging the sword" o "Kings of the nignt" potrebbero essere contenute negli album degli anni ottanta della band di Mark Shelton; mentre la title track è un tributo (neanche troppo celato) ai guerrieri guidati da Kenny Powell e al loro album "Battle Cry".
Quindi l'oscurità e l'oppressione, ci guidano in questo campo di battaglia, dove solo i più valorosi possono trionfare, e gli Ironsword sono indubbi dominatori di questo ambiente con il loro "None but the brave".

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