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Opinione scritta da Federico Orano

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3.5
Opinione inserita da Federico Orano    05 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Melodie ariose e cristalline per i Sapphire Eyes, band che arriva dalla Svezia per regalarci undici brani di purissimo aor.

"Breath Of Ages"è un disco piacevole che non si fa certo riconoscere per freschezza ed innovazione ma che può attirare l'attenzione degli affezionati del genere grazie ad una manciata di buoni brani come la melodica “Endless Hope” e la favolosa ballatona “I Won't Leave With a Lie” che sa molto da anni Ottanta. Il gruppo svedese aveva debuttato ben 6 anni fa ma solamente ora riesce a pubblicare il seguito di quel disco d'esordio e lo fa grazie all'ingresso in formazione del singer Kimmo Blom (Urban Tale, Heartplay, Leverage) e con una folta schiera di ospiti tra cui troviamo Anette Olzon (Alyson Avenue, ex-Nightwish), Mike Andersson (Cloudscape, Fullforce) e Sven Larsson (Street Talk, Raintimes, Lionville).

“Breath Of Ages” è il classico disco piacevole che non farà gridare al miracolo ma che può soddisfare più di qualche ascoltatore.

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4.0
Opinione inserita da Federico Orano    04 Ottobre, 2018
Ultimo aggiornamento: 04 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Dion Byman è un artista australiano che, con questo “Better Days”, arriva al quarto disco della propria carriera, il primo pubblicato dall'italiana Art Of Melody Music, dopo che per i primi tre lavori il buon Dion aveva deciso di autoprodursi.

“Batter Days” è un ottimo esempio di west coast aor con sonorità mature e ricercate che puntano su melodie di facile impatto, ma con una certa cura nel songwriting e negli arrangiamenti. Dion si è occupato di tutti gli strumenti, oltre che della voce, ed il risultato è davvero notevole ad iniziare da “Ready For The Real Thing”, gran bel brano con tastiere dal sound moderno, alla Bon Jovi, che accompagnano le ottime linee vocali cantate dal singer australiano. Il sound radiofonico di “Rise And Fall” appassiona fin dai primi ascolti, ed è proprio il lato più west coast che viene fuori con la title track, mentre la spensierata “The Best Times Of My Life” esplode in un ritornello arioso tutto da canticchiare. Rimandi a Richard Marx e Bryan Adams saltano fuori qua e là, come nella ballatona “Leap Of Faith” che fa pieno centro o con “If I Could”, gran bel pezzo che chiude al meglio questo lavoro.

Che classe per mister Bayman! “Batter Days” è un disco che farà la gioia di ogni amante di queste sonorità, siete avvertiti.

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3.5
Opinione inserita da Federico Orano    04 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Dall'Australia con un sound moderno e pieno zeppo di elementi diversi; i Great Leap Skyward uniscono progressive, gothic, metal estremo e ottengono un disco davvero interessante e godibile.

Con alle spalle un solo lavoro, “In Death’s Shadow“ del 2014, il quintetto australiano si dimostra eclettico nelle nove tracce che compongono questo “Map Of Broken Dreams”, disco che si apre sui ritmi malinconici e rilassati della title track prima della scarica aggressiva di “I am the Black Matriarch” dove ritmi sofisticati di scuola progressiva si incontrano con l'approccio impetuoso del cantato di Luke Besley, che ci mostra anche delle screaming vocals, il tutto circondato da tappeti di tastiere che aiutano a ricreare un mood oscuro, con echi di Opeth e della scena nordica in generale. Si continua con sonorità estreme e moderne con “ Singularity” e “Sepulcral y Sin Nombre” (dove troviamo anche il violino!) ed un tocco alla Mercenary mentre con “ Kindred” è la malinconia alla Katatonia a farla d padrona. Insomma tanti cambi di tempo anche repentini si susseguono per tutto il disco, vedi “ Junkyard Planet” o la lunga e complessa “ Nuclear Winter” che supera i nove minuti di durata.

Una proposta complessa e sofisticata, un lavoro tecnico, oscuro che si spinge oltre i normali confini a cui siamo abituati. Da ascoltare!

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3.0
Opinione inserita da Federico Orano    02 Ottobre, 2018
Ultimo aggiornamento: 04 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Saranno cresciute le Lizzies? La band spagnola poco ci aveva convinti ai tempi del debutto, ma ora con qualche anno in più sul groppone e tanti show in giro per la Spagna, ma non solo, ci si aspetta una certa crescita per il quartetto iberico.

Il nuovo “On Thin Ice” è composto da undici brani dediti ad un hard rock classico che prende a mani basse dagli anni Ottanta e mostra la solita dedizione da parte del gruppo di Madrid, composto per tre quarti da ragazze. Insomma in questo disco troverete la voce di Elna accompagnare i riff decisi di Patricia con ritmi sempre abbastanza controllati e brani che ci riportano indietro di qualche decennio. “Playing With Death” mostra lo spirito della band, un mid tempo semplice nella struttura ma che colpisce, grazie ad un buon refrain che presenta anche un coretto niente male. Qui non troverete niente di sorprendente, ma solo del sano e un po' scontato hard rock con un tocco heavy, come dimostrano “Real Fighter” e “I’m Paranoid”. Peccato che i rimandi al passato siano fin troppi e, anche se un passo in avanti rispetto all'esordio è evidente, le Lizzies possono fare di meglio, dal songwriting fino alla produzione.

La strada è ancora lunga per la band spagnola se si vuole competere con il meglio della scena odierna, ma “On The Ice” potrebbe fare la felicità dei rockers più classici rimasti ancorati ad un passato mai dimenticato.

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4.5
Opinione inserita da Federico Orano    01 Ottobre, 2018
Ultimo aggiornamento: 01 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Quando un disco è di livello, spesso lo si intuisce già dai primissimi ascolti. E bisogna ammettere che è bastato poco per accorgersi che questo “Living The Dream” degli immortali Uriah Heep fosse un lavoro di gran classe.

L'hard rock classico ed intenso trionfa grazie a dieci brani ben composti ed arrangiati che dimostrano quanto la band inglese sia ancora in palla, nonostante questo sia il venticinquesimo disco in carriera per il gruppo di Londra. “Living The Dream” va ascoltato dall'inizio alla fine; nessun filler, il disco fila via liscio che è un piacere dalla prima all'ultima nota. “Grazed By Heaven” mette subito in chiaro le cose, un brano dal forte impatto, ideale per aprire le danze, seguito dalla favolosa “Take Away My Soul”, probabilmente la vera hit del disco. Le calde melodie di “It's All Been Said” emozionano grazie a ritmiche progressive ed alla voce calda di Bernie Shaw, il rock and roll di “Goodbye To Innocence” ci conduce fino agli anni settanta, mentre è il classico hard rock a farla da padrone con “Rocks In The Road”.

Un disco vario ed ispirato. Gli Uriah Heep dimostrano che si può ancora rimanere al top, nonostante più di quarant'anni di carriera. Rispetto, solamente tanto rispetto per loro.

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4.5
Opinione inserita da Federico Orano    29 Settembre, 2018
#1 recensione  -  

Sinfonici, potenti, ispirati... è un piacere ritrovare dei Brainstom così in palla. La band tedesca da anni delizia le orecchie dei metallers in giro per il mondo con un power metal quadrato e cazzuto che spesso si affaccia su sonorità heavy e thrash.

Dopo un paio di dischi mediocri, l'act tedesco ha dimostrato di aver ritrovato la verve giusta col precedente “Scary Creatures” ed ora lo conferma col nuovo “Midnight Ghost”. Un album più pomposo e tirato, forse anche per merito della produzione ad opera di Sebastian ‘Seeb’ Levermann’s (Orden Ogan) ai suoi Greenman Studios. Insomma l'opener “Devil´s Eye” è una bella mazzata power dai ritmi spediti e dal tocco sinfonico come mai in passato così come “The Pyre”. Il midtempo “Revealing The Darkness” trasuda energia fin dalle prime note nel classico stile Brainstorm con un Andy B Frank in palla come non mai al microfono. Tinte oscure arrivano con la grintosa “Jeanne Boulet (1764)”, una delle top song della tracklist, mentre la coppia alle chitarre formata da Torsten Ihlenfeld e Milan Loncaric non smette di macinare riff spaccaossa si arriva all'impatto pressochè immediato “The Four Blessings” e “Haunting Voices”. Solo nel finale si ritrova la calma con la power ballata malinconica “The Path”.

Con “Midnight Ghost” ritroviamo i Brainstorm al top della loro carriera, un disco che riesce ad essere allo stesso tempo potente come un macigno e melodico al punto giusto.

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Opinione inserita da Federico Orano    28 Settembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 28 Settembre, 2018
#1 recensione  -  

,“Firesign” segna un nuovo inizio per i Dynazty che firmano con l'etichetta AFM per dare ulteriore lustro ad una carriera mai del tutto esplosa, nonostante alcuni grandi dischi alle spalle, come “Renatus” e “Titanic Mass”.

Insomma, difficile fare di meglio della band nordica per quanto riguarda il melodic hard rock di scuola scandinava, anche se i Dynazty non disdegnano qualche passaggio più potente che esce un po' dai confini dell'hard rock, per avvicinarsi al melodic e power metal scandinavo. Il gruppo svedese, forte di una produzione ancora più pomposa, mette sul piatto undici nuove tracce che faranno impazzire i fans di questo genere musicale. I brani targati Dynazty possono vantare un impatto immediato e sono in grado di trasmettere una gran carica e in questo nuovo disco presentano un sound più moderno, ma senza allontanarsi troppo dal passato. E così, premendo il tasto 'play' si parte forte con l'opener “Breathe With Me” (già scelta come singolo del disco) e la successiva “The Grey”. Irresistibile il mid tempo “My Darkest Hour” che farà canticchiare tutti davanti allo stereo con un chorus spettacolare. “Ascension” si dimostra più articolata, con orchestrazioni sempre presenti, sonorità epiche e oscure e riffoni pesanti, ma non c'è nemmeno il tempo di rilassarsi un attimo che parte la title track, brano catchy dal sound (fin troppo) moderno, seguita da un'altra hit che è “Closing Doors”, anch'essa forte di un refrain da imparare a memoria. L'impatto di “Follow Me” è immediato e si arriva così alla fine del disco che la tentazione di ripartire dall'inizio è fortissima.

Un altro pieno centro per i Dynazty; chissà che grazie a questo “Firesign” possano davvero sfondare in un mercato musicale che non li ha ancora premiati abbastanza, almeno dalle nostre parti.

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Opinione inserita da Federico Orano    27 Settembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 28 Settembre, 2018
#1 recensione  -  

Hard&Heavy frizzante con i Wishing Well, band che ci presenta il secondo disco della propria storia (dopo il buon debutto del 2016, “Chasing Rainbow“) con questo “Rat Race”, un lavoro che deve molto ai grandi classici del passato, e con l'ingresso del nuovo singer cileno Rafael Castillo.

In queste dieci songs troviamo un bel mix tra Maidens e Deep Purple, con l'uso dell'hammond che ricrea atmosfere molto settantiane/otttantiane. Se la partenza con il brano “Wheeling And Dealing” molto deve alla scuola inglese della NWOBHM, con la successiva “Children Of Paradise” arrivano tutte le sonorità hard rock. “Sleepless Nights” spinge di nuovo sull'acceleratore per un bel brano di scuola classic metal, prima di incontrare la power ballad “Grain Of Sand”. “Falling Out Of Love” si erge a uno dei migliori pezzi del disco, grazie a melodie facili ed un buon tiro e ancora l'epica “The Day Of Doom” ci accompagna verso le note finali del disco.

Come avrete intuito, c'è tanta varietà in questo “Rat Race”. Un disco che omaggia la scena metal e rock degli anni d'oro, e lo fa con una certa ispirazione. Se amate queste sonorità, avete tanti buoni motivi per andare alla ricerca del nuovo disco dei Wishing Well!

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Opinione inserita da Federico Orano    26 Settembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 26 Settembre, 2018
#1 recensione  -  

Un tuffo nel metal più orchestrale e cinematografico? Ci pensano i Dark Sarah con questo terzo capitolo della trilogia "The Chronicles" a nome “The Golden Moth”, un disco che conferma quanto si era ascoltato nel precedente full-lenght della band nordica.

Ma partiamo dall'inizio; il gruppo capitanato da Heidi Parviainen (ex. Amberian Dawn) può vantare in questo lavoro la partecipazione di Zuberoa Aznarez (Diabulus In Musica), Marco Hietala (Nightwish) e Netta Skog (ex-Ensiferum). “The Golden Moth” è composto da dodici pezzi dove le orchestrazioni la fanno da padrone, insieme alla voce femminile di Heidi che punta su un cantato lirico ed un sound che ci riporta alle colonne sonore di Tim Burton. Il disco diventa così più un viaggio attraverso il concept che narra appunto le avventure della protagonista Dark Sarah, magari da ascoltare ad occhi chiusi, che un vero e proprio disco metal. Se pensate di trovare un classico disco dove ogni brano preso singolarmente ha il suo perchè, vi sbagliate. Alcuni pezzi sono, almeno in parte, narrati (come “Pirates”), oppure contengono qualche dialogo tra i protagonisti. E poi una montagna di orchestrazioni bombastiche come ci hanno abituati ormai gli ultimi Nightwish. Insomma l'ascolto di questo disco si fa pesante a tratti (prendere ad esempio il lungo midtempo “The Gods Speak”), ma ci sono anche dei buoni momenti grazie alla presenza di melodie interessanti, su tutte quelle di “Wheel” e “My Beautiful Enemy”, mentre “Wish” sembra la classica canzone natalizia da ascoltare davanti all'albero mentre si aprono i pacchi regalo...

Se la vostra passione per le colonne sonore è forte e vi piace da impazzire il metal sinfonico pieno zeppo di orchestrazioni, allora potreste apprezzare non poco questo “The Golden Moth”. Ma attenzione, perchè probabilmente il classico ascoltatore metal qui potrebbe gettare il cd nella spazzatura già al primo ascolto.

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Opinione inserita da Federico Orano    25 Settembre, 2018
Ultimo aggiornamento: 25 Settembre, 2018
#1 recensione  -  

Avevamo incontrato Leah tre anni fa con il disco “Kings and Queens”, terzo nella discografia della singer canadese, che non ci aveva soddisfatto pienamente.

Ora Leah ritorna con un lavoro ambizioso che segue sempre le sonorità dei suoi precedenti dischi fatti di rock soft e rilassante con elementi celtici e la sua voce angelica. Rimane forte l'impatto orchestrale in queste nuove songs, caratterizzate da melodie intense ed atmosfere malinconiche. A farla da padrone è naturalmente l'ottima voce della cantante americana che si destreggia alla grande al microfono, sia nei momenti più lenti e tristi come “Ruins of Illusion”, ballatona iper malinconica, che nelle rare parti più rockeggianti, come appunto la title track. Dieci brani che partono con appunto “The Quest”, una suite di oltre dieci minuti ricca di cambi di atmosfere e orchestrazioni e con le sonorità commerciali e quasi pop di “Edge of Your Sword”, ideale per colpire fin dai primi ascolti, ma un po' fuori dal contesto del disco. E' con “Lion Arises” che incontriamo il primo ottimo brano della tracklist, insieme alla già citata “Ruins of Illusion”. Arrangiamenti importanti vengono fuori in pezzi come “Abyss”, dove è ben riconoscibile lo zampino di Troy Donockley dei Nightwish, e poi nel finale l'orchestrale “The Water Is Wide” potrebbe essere benissimo la colonna sonora di un film durante qualche scena dal gran pathos.

“The Quest” è un disco ben composto e suonato, ma potrebbe risultare leggermente soporifero a causa dei ritmi sempre molto lenti e malinconici e delle tante ballate orchestrali presenti. Insomma, chi cerca qualcosa di più movimentato dovrà guardare altrove.

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