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Opinione scritta da Raffaele Acampa

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    15 Settembre, 2013
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Un bel cd di prog metal moderno quello degli Empyrios, con un sound che ricalca schemi ben precisi ma con un approccio compositivo che mette in evidenza la personalità di questi musicisti.
Zion è un cd potente, sia dal lato strumentale che vocale, farcito di inserti elettronici e linee melodiche. La sezione ritmica picchia duro ma dimostra una certa varietà compositiva che delinea il marchio di fabbrica della band: insieme alla prestazione vocale e agli ottimi solos di chitarra, gli Empyrios dimostrano di essere musicisti a 360 gradi, il che li fa una delle nuove realtà capaci di portare il metal italiano a livelli internazionali. Il cd scorre in maniera lineare, mostrando una certa coerenza compositiva che però può diventare un arma a doppio taglio: Zion è sicuramente un cd impegnativo da ascoltare, con una ripetitività armonica può stancare l’ascoltatore. Questo non lo considererei un difetto, ma piuttosto un pregio, una caratteristica intrinseca che permette alla band di mantenere intatta la propria personalità senza però cadere nell’autoplagio. Secondo atto per la band, centro riuscito, un cd che sicuramente consiglio di comprare.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    15 Agosto, 2013
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Provenienti da una cultura metal ben radicata e da una esperienza thrash/death che li ha portati a calcare diversi palchi, i My Tin Apple si cimentano in un rock/metal melodico farcito da elementi pop ed elettronici. Sulla scia di band come Dead By April, The Crow’s Lullaby si muove su sonorità meno dirette e potenti: i My Tin Apple sono più oscuri, giocano su linee gotiche e su una certa teatralità della voce, cercando una propria identità che però non sempre emerge. Le cause di tale limite si riscontrano in una produzione non all’altezza degli standard attuali che influisce non poco sull’impatto delle parti più heavy e sulle atmosfere più lente e sognanti che avrebbero sicuramente tratto beneficio da suoni maggiormente ricercati.
Tredici tracce comunque scorrevoli nel complesso, grazie anche al buon uso dei synth: avrei limato sicuramente l’intro, un po’ troppo lungo seppur molto caratterizzante, che rischia di annoiare l’ascoltatore ai primi minuti del lavoro.
Le idee ci sono e, pur non essendo troppo innovative, avrebbero avuto un risultato sicuramente migliore con una maggiore cura nei dettagli. Aspetto la band al prossimo giro di boa e comunque consiglio il cd a chi ama quelle atmosfere sospese tra sogno e realtà.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    13 Agosto, 2013
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La propensione al rischio è spesso un punto di forza: i polacchi Disperse se la giocano attraverso una alchimia fatta di new age, metal e rock progressive dalle forti tinte sperimentali e fattura moderna. Living Mirrors è il loro secondo album, dopo il debut Journey Through The Hidden Garden del 2010. Ho dovuto fare una serie di ascolti ripetuti prima di avere un quadro completo della band: ricercati ma mai ermetici, si muovono su sonorità jazz-fusion supportate da una martellante e sincopata sezione ritmica che spesso sconfina in divagazioni alla Planet X e Cynic. L’uso sapiente e mai invasivo dell’elettronica rende più ricco il piatto infondendo atmosfera e pathos. Sicuramente ostici ad un orecchio poco allenato, puntano sull’effetto sorpresa che spiazza l’ascoltatore. Ottima la produzione, nulla viene lasciato al caso. La perizia tecnica e compositiva non si discutono: difficile individuare chi nella band funge da traino, è tutto così ben dosato che solo un perfetto equilibrio tra i musicisti può generare un lavoro di tale caratura. Ma i Disperse osano ancora di più ci regalano un cameo di circa quattro minuti di pura fusion: Butoh è la dimostrazione che il saper fare musica metal è il risultato di studio e ricerca stilistica.
Living Mirros mi è piaciuto davvero tanto e di sicuro entrerà nella mia top ten del 2013. Da avere assolutamente!

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    24 Giugno, 2013
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Visionari, totalmente fuori controllo. L’idea di progressive metal concepita dagli Hypnotheticall è lontana dai soliti schemi. Le rarefatte atmosfere vivono di reminiscenze etniche sferzate da innesti pesanti di modern metal. La produzione, molto curata, non è fredda come tanti prodotti attuali, ma enfatizza il groove delle composizioni: ed è proprio questo il marchio di fabbrica del sestetto italico. La tecnica è infatti tutta concentrata nell’esecuzione piuttosto che nella stesura di partiture ultracomplesse. Il cantato non è mai scontato ma ricerca soluzioni che potrebbero far storcere il naso a qualcuno, ma a noi piacciono proprio per questo: gli Hypnotheticall hanno stile e personalità. Ascoltate la follia di A Farewell To Gravity e il sound etnico di Hyranialoca, e capirete chi sono. In alcuni passaggi mi ricordano gli americani Leviathan che, con il loro Riddels, Questions, Poetry & Outrage del 1996, si discostavano molto dalle band prog metal dell’epoca. Ma questa volta c’è un elemento in più a completare l’alchimia: una certa propensione verso sonorità moderne, sulla scia di band come Into Eternity, che aggiunge potenza ed impatto all’ottimo risultato finale.
Insomma, A Farewell To Gravity è un cd che, anche se non di facile ascolto, rimarrà per molto tempo nei vostri lettori.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    26 Mag, 2013
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Amanti del prog metal nord-europeo (non per nulla sono Finlandesi), i Minutian sfoggiano una preparazione tecnico/compositiva davvero notevole. Musica di non facile ascolto, gli amanti di Pain Of Salvation e Opeth troveranno pane per i loro denti. Sicuramente i Minutian, seppur giovani e al cd di esordio, riescono bene a tenere il confronto e non sfigurano affatto di fronte a nomi ben più blasonati, dimostrando un talento e una perizia nella costruzione delle song difficile da trovare in una band emergente.
Atmosfere rarefatte, linee asfissianti e aperture rock, sono il marchio di fabbrica della band che, attraverso la musica, sembra descrivere il mondo ancestrale, inesplorato e misterioso delle lande finlandesi.
La sezione ritmica fa un lavoro molto ricercato, prestando particolare attenzione ai dettagli. La voce è poliedrica, mai esagerata nelle aperture, ma molto teatrale. Il lavoro delle chitarre completa il quadro con arpeggi ricercati senza troppe divagazioni solistiche.
Anche se del 2011, Repercussions è un cd che consiglio, sicuramente non da ascoltare durante altre attività: quindi sedetevi, spegnente la luce, e buon ascolto!

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    12 Mag, 2013
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Secondo atto per gli italici Odd Dimension. Già dalle prime note si nota una diversa attitudine, un approccio più diretto rispetto al primo lavoro, risultato sicuramente di un bagaglio di esperienze maturate durante questi ultimi due anni. Il sound è diventato più aggressivo e diretto, con soluzioni più personali e una maggiore cura nei dettagli, senza però cadere in complessità inutili. Anche la produzione è ad un livello superiore, e questo giova non poco al risultato finale. Il cd scorre senza intoppi, un power/prog metal di ottima fattura, lontano dai soliti clichè, con due momenti in puro stile rock: Another Time colpisce per la sua semplicità, ma allo stesso tempo sorprende per la scelta delle melodie, mentre It’s So Late ha un groove talmente trascinante che costringe letteralmente a riascoltarla più volte. L’ottimo lavoro del cantante è il punto focale e l’apporto degli ottimi musicisti crea la giusta alchimia. The Last Embrace To Humanity è un lavoro che lascia piacevolmente sorpresi e porta l’Italia ai gradini più alti della musica metal internazionale.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    21 Aprile, 2013
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Siete ancora convinti che nel prog metal è stato già detto tutto? Allora non avete ascoltato i Karnya! La cosa più interessante della band capitolina è che il loro sound si discosta dai soliti clichè a cui siamo abituati, pur affondando le radici in nomi quali Angra, Ivanhoe, Marillion, Kansas, Queensryche e Ayreon, oltre ai fin troppo citati Dream Theater e Symphony X. Ed è proprio questa la base sulla quale si muovono senza mai cadere nel plagio, arricchendo il sound con un progressive metal ben strutturato e di forte impatto. Il lavoro delle chitarre, pulito e preciso, crea la base melodica su cui gira l’intero cd: i solos sono ben studiati e personali, mai troppo invasivi. La sezione ritmica è un meccanismo ben congegnato, un consistente muro sonoro che dona il giusto spessore al disco. Il lavoro delle tastiere si muove agilmente tra suoni classici e synth acidi, aggiungendo quel tocco prog-oriented che rende tagliente il sound. Il vocalist mantiene lo stesso livello artistico degli altri musicisti: camaleontico ma mai fuori luogo, si muove facilmente tra acuti ben dosati, scream aggressivi e lunghe linee power metal, delineando in alcuni frangenti, come ad esempio in Fallen Angel, quell’animo rock tipico della voce di Myles Kennedy dei grandi Alter Bridge, in una prestazione davvero notevole.
E’ impossibile fare una track-by-track di Coverin’ Thoughts: il cd è una alchimia in cui il lato più duro e tecnico si fonde in senso assoluto a quello più melodico e progressive, delineando in modo preciso il carattere della band. Ma i Karnya non sono solo metal, e lo dimostrano con Hariel, una bellissima traccia di musica celtica arrangiata con suoni elettronici.
Ma quanto detto è riduttivo ed è d’obbligo ascoltare il lavoro per cogliere tutte le sfumature e rendersi conto quanto buon lavoro c’è. Posso solo confermare che la caratura tecnica e compositiva dei musicisti è davvero notevole e Coverin’ Thoughts è un cd da acquistare, uno di quei piccoli capolavori da avere nella propria collezione. Ottimo lavoro ragazzi!!!

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3.5
Opinione inserita da Raffaele Acampa    31 Marzo, 2013
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Raffinato. Con questa piccola opera d’arte si presenta Cristiano Roversi, pluristrumentista, nonché compositore ed arrangiatore, già membro dei Moongarden e Submarine Silence. New age che affonda le radici nella musica classica e celtica, in cui il sapiente uso di synth scandisce le melodie di un mondo magico, soffuso, dove tutto scorre lentamente. La mente viaggia attraverso territori sconosciuti fatti di luci ed ombre che si intrecciano in una danza senza tempo. Cristiano si avvale di una schiera di talentuosi musicisti, tra cui mi salta subito all’occhio il nome di Gigi Cavalli Cocchi, storico batterista di Ligabue e Clandestino, che interpretano e recitano ad arte il mondo di AntiQua: la giusta colonna sonora per questa primavera ormai alle porte. Consigliato l’ascolto della suggestiva "Falling". La Galileo Records dimostra di avere l’occhio lungo non fermandosi solo al progressive, ma dando spazio a diverse e nuove realtà che vanno ad arricchire il panorama nazionale.

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2.5
Opinione inserita da Raffaele Acampa    09 Marzo, 2013
Ultimo aggiornamento: 09 Marzo, 2013
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Envinya. L’ennesimo gruppo power metal con voce femminile che va ad ingolfare il già tanto violentato mercato metal. La domanda è sempre la stessa: c’è proprio bisogno di lanciare una band senza alcuna personalità che ricalca ciò che è stato già fatto da altri? Voce limpida interrotta da growl e scream, riff già sentiti, nessuna soluzione interessante: prendi i Sonata Arctica, aggiungi un pizzico di Nightwish, una spruzzata di The Agonist, condisci con qualche suono acido di synth, e il gioco è fatto. Ma davvero le major pensano che l’ascoltatore sia ancora interessato ad investire 20€ in simili prodotti? E’ finito il boom del decennio scorso dove c’era spazio per tutti: oggi una band deve curare il proprio lavoro sotto ogni aspetto, ma soprattutto deve avere personalità, e Inner Silence non ne ha. Buona la produzione ma gli Envinya non superano la prova.

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3.0
Opinione inserita da Raffaele Acampa    10 Febbraio, 2013
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L’underground offre sempre piacevoli sorprese, molto più dell’ormai inflazionato e intorpidito grande panorama metal. Gli Schysma sono una giovane band italiana con uno stile complesso da definire: provengono da quella nuova generazione di musicisti che amalgama tutto ciò che è identificativo del metal moderno. Imperfect Dichotomy si ascolta senza troppe pretese, ma lascia piacevolmente sorpresi per le scelte melodiche adottate. L’idea del concept, forse non giova proprio al risultato: ormai il tema dell’animo umano è stato rivisitato una infinità di volte, quindi non aggiunge alcun valore al lavoro. Di sicuro una migliore produzione avrebbe arricchito questo EP che purtroppo soffre di una piattezza nei suoni. Un maggiore sforzo in fase compositiva e sugli arrangiamenti avrebbero reso il prodotto più professionale, ma la strada intrapresa dalla band è quella giusta.
Interessanti i synth di Martina che ha osato nella scelta dei suoni e la voce di Riccardo che esce dai soliti canoni, preferendo uno stile più interpretativo a quello di impatto, regalandoci di tanto in tanto qualche scream e qualche acuto molto graffiato. Promossi, ma mi aspetto molto di più dal prossimo lavoro: le capacità ci sono, sarebbe un peccato non sfruttarle!

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