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Opinione scritta da Raffaele Acampa

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    12 Aprile, 2014
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Si definiscono “emotional metal” gli italici Inner Shrine: in realtà ci troviamo di fronte ad un mix di black, gothic e avantgarde metal, complesso nella sua semplicità ma che può apparire ad un primo impatto come un prodotto privo di spessore. Leggendo la ricca biografia, ci si rende conto delle molte esperienze pregresse della band: saltano subito all’occhio una identità ben definita e la continua ricerca di temi, liriche e testi di un certo peso. La band punta ad ottenere un effetto claustrofobico, con un suono malvagio ma con aperture melodiche che evitano quel senso di ripetitività dato dal genere stesso. Un prodotto di nicchia non facilmente proponibile sul mercato attuale, ma che può trovare i suoi estimatori tra gli amanti delle sonorità malinconiche. Sicuramente Pulsar è un buon cd, ma manca ancora qualcosa per essere un must.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    26 Marzo, 2014
Ultimo aggiornamento: 26 Marzo, 2014
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Davvero in ottima forma gli Eldritch, che proseguono sulla scia di Gaia’s Legacy con una forte impennata nella loro scalata artistica: ritornano ai natii fasti con il sound unico che li ha contraddistinti sin dagli esordi, e strizzano l’occhio ad una produzione pulita e moderna. Per chi non li conoscesse, gli Eldritch hanno scritto la storia del prog metal italiano riuscendo, dopo quasi 20 anni da Seeds Of Rage, a dare alla luce un lavoro che non ha nulla da invidiare ai soliti noti del panorama mondiale.
Potente ed elettronico, il sestetto sforna un masterpiece dalle forti tinte drammatiche: Terence ed Eugene sono il marchio di fabbrica, nonché padri della band, e la nuova formazione che li accompagna da’ linfa vitale ad un cd che non potete lasciarvi sfuggire. Non aspettatevi il solito prog metal tutto tecnica e melodia, Tasting The Tears vi offrirà un banchetto più succulento che farà godere il vostro apparato uditivo. Il cd scorre con una equilibrata alternanza di song aggressive e ballad, con un ricercato lavoro armonico, ma mai labirintico, della sezione ritmica e delle tastiere, che solleticherà la vostra attenzione. Insomma, un grande ritorno per i fans, una bella novità per chi ancora non li conosceva.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    01 Marzo, 2014
Ultimo aggiornamento: 01 Marzo, 2014
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Heavy metal dalle tinte power questo quarto lavoro degli argentini Dream Master. Attivi dal 2001, con tre produzioni alle spalle, arrivano ad un nuovo capitolo dal titolo Fourth Key nel 2013. Il combo sudamericano non mette e non toglie nulla al panorama mondiale, ma sforna un piacevole lavoro per tutti gli affezionati di Grave Digger, Manowar e Jag Panzer, un mix di melodia e cavalcate epiche che spingono l’ascoltatore a urlare “hoooooorns up”. Arrangiamenti e produzione sono ad un buon livello, ma mantengono quel gusto anni ’90 lontano dalle asettiche superproduzioni attuali. Non ci troviamo davanti al capolavoro del secolo, ma è confortante sapere che in giro per il mondo ci sono ancora band capaci di produrre un cd power mantenendo una propria dimensione. Borchie e corna al cielo, supporto ai Dream Master!!!

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    08 Febbraio, 2014
Ultimo aggiornamento: 08 Febbraio, 2014
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Bravi, bravi, bravi questi Chronos Zero, ma… ma sembra di ascoltare un album dei Symphony X. Grande tecnica, grande maestria compositiva, grande interpretazione, ma il tutto rasenta il plagio: alcuni passaggi strumentali sembrano presi direttamente dagli ultimi capolavori di Romeo & co. e la voce di Jan Manetti, già nei Love.Might.Kill, è la copia sputata di quella del grande Allen. Di certo A Prelude Into Emptiness è un pregevole lavoro di power/prog metal, ben arrangiato e ben suonato, con l’aggiunta di vocals femminili ed estremi di Claudia Saponi (Absynth Aura) che ogni tanto fanno capolino. I cinque musicisti italici sanno il fatto loro, non hanno nulla o quasi da invidiare ai loro evidenti ispiratori, ma non hanno sviluppato quel sound personale, quella propria identità, che eviti di creare l’odioso effetto “plagio”. Un cd che comunque mi è piaciuto ma a cui non do’ il massimo dei voti solo perché li aspetto al prossimo capitolo con un sound che li identifichi come Chronos Zero e non altro. Consigliato.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    19 Gennaio, 2014
Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio, 2014
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Figli del prog metal anni ’90, con un sound che raccoglie la lezione di bands come Queensyche, Fates Warning, Eldritch e Labyrinth, gli Unwise arrivano sul mercato con questo primo lavoro intitolato “One”.
Anche se piacevole nell’ascolto e ben strutturato, l’album non brilla di particolare originalità: il quartetto milanese ci sa fare, ma manca quella personalità che potrebbe portare a risultati sicuramente migliori. Quindi, nel complesso ci siamo: interessanti il lavoro delle voci che della sezione ritmica, mentre per i solos di chitarra spenderei maggiore attenzione riguardo la composizione e l’esecuzione che risultano, qualitativamente, non allo stesso livello al resto del lavoro, evitando ecletticismi fine a se stessi.
Di certo essere originali oggi è impresa ben ardua, ma proprio per questo riuscire a trovare il “fattore X” fa distinguere una band nell’immenso mare di proposte che, tecnicamente, sono tutte ad un altissimo livello, ma purtroppo tutte troppo simili tra loro. Buon esordio, ma sono certo che gli Unwise possano fare di meglio.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    22 Dicembre, 2013
Ultimo aggiornamento: 22 Dicembre, 2013
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Nessuna informazione contenuta nel download digitale, poche quelle in rete e tantomeno nessuna risposta dall’ideatore del progetto Umberto Pagnini: mi limiterò quindi a recensire prettamente il materiale ricevuto dagli Active Heed. Visions From Realities è un interessante quanto impegnativo lavoro sulla scia di capolavori quali Leonardo – The Absolute Man e The Hound Of The Baskervilles. Prog rock d’altri tempi le cui influenze sono chiare sin dalle prime note, ma con la volontà da parte della band di mantenere una certa personalità: l’intreccio tra sonorità fortemente etniche e divagazioni puramente progressive donano al lavoro quella marcia in più che serve per mettersi in evidenza nell’immenso mare di nuove proposte.
Visions From Realities è molto più di un lavoro musicale, è a mio avviso un’opera rock pregna di una forte componente teatrale. Atmosfere sognanti, passaggi strumentali degni di nota, cambi di tempo ben congeniati, recitazione mista a canto ed inserti orchestrali sono i punti forti che terranno l’orecchio dell’ascoltatore impegnato a scorgere le mille sfumature che dipingono il mondo degli Active Heed.
Molto curati gli arrangiamenti, la produzione preferisce un suono più retrò e morbido a dispetto degli standard moderni sicuramente più freddi ma di impatto. Quindi, se state leggendo questa recensione, lasciate che il menestrello vi guidi attraverso il magico mondo di Visions From Realities!

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    07 Dicembre, 2013
Ultimo aggiornamento: 08 Dicembre, 2013
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Senza ombra di dubbio Volition si attesta come best act di questo 2013. I Protest The Hero sfornano un capolavoro di tecnica, melodia e fine composizione che, possa piacere o meno, porta il quintetto nell’olimpo dei grandi. Questo lavoro dimostra quanto la band abbia da dire e questo viene sottolineato dalle infinite qualità dei cinque musicisti.
Difficile decidere da dove iniziare, ma devo pur farlo! Partiamo delle chitarre: un lavoro immenso, un riffing continuo che lascia senza respiro e si insinua nel cervello con trame labirintiche. Potenti, veloci, tecniche, melodiche e mai scontate. La sezione ritmica non è da meno: dopo lo split di Moe Carlson, troviamo Chris Adler dei Lamb Of God dietro le pelli. Un lavoro potente e sopraffino, un treno rafforzato dall’ottimo lavoro del basso che, insieme alle ritmiche, crea un muro su cui sbatterete il grugno. Infine un plauso alla voce: Rody è un cantante a 360°, di evidente scuola metalcore americana ma capace di adattare le sue potenzialità a diversi stili, mantenendo sempre il giusto equilibrio. Mist ne è l’esempio lampante: provate ad ascoltare il passaggio al minuto 2:56, ancora qualche dubbio? Ultima chicca, sono i brevi passaggi di musica classica sparpagliati qua e là all’interno del cd, un cameo che aumenta il valore artistico del lavoro. Che dire: con un rush finale i Protest The Hero chiudono in bellezza questo 2013 attestandosi al primo posto della mia classifica. Stra-consigliato!!!

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    27 Ottobre, 2013
Ultimo aggiornamento: 27 Ottobre, 2013
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Mi giunge tra le mani questo ep/demo dei Mind Enemies, giovane band pugliese che fonde, in un sound che cerca la via della personalità, influenze molto diverse passando dall’heavy metal allo stoner, con alcuni accenni di prog metal di scuola americana degli anni ’90. C’è quindi la volontà di emergere dalla massa, ma manca la giusta esperienza che permette di coniugare i fattori che portano un prodotto all’eccellenza. La voce gioca la carta dell’interpretazione mantenendosi su tonalità medio-basse: il risultato non convince, ci vuole una buona dose di studio ed esercizio per lavorare su tali registri e c’è ancora strada da fare. La composizione presenta spunti interessanti, ma si perde nelle ingenuità tipiche dei primi lavori. Le informazioni trovate in rete sono poche, ma abbastanza da capire che Giuseppe Caruso è l’unico componente e padre della band, nonché chitarrista e voce: quanto scritto e suonato, dunque, è tutta farina del suo sacco (con il supporto di Michele Montanaro alla batteria) e di certo va a lui il merito di aver realizzato un prodotto completo, ma ancora troppo acerbo per arrivare ad un livello interessante per il mercato discografico. I Mind Enemies saltano questo giro e li aspetto al prossimo lavoro.

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4.5
Opinione inserita da Raffaele Acampa    20 Ottobre, 2013
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Premetto subito che il prog metal di cui stiamo parlando esce fuori dagli schemi classici a cui siamo abituati. Con una solida base di post grunge ed una forte attitudine al rock/metal moderno, gli On A Bridge Of Dust realizzano questo piccolo capolavoro intitolato Facing The Opposite. Le nove tracce che compongono l’album sono intense e ben suonate, la sezione ritmica supporta con martellante cadenza una voce dalla forte attitudine interpretativa. La band non si lancia in particolari virtuosismi ma preferisce lavorare su un sound compatto che non lascia nulla al caso e, nonostante il genere non offra troppi spunti innovativi, trova la propria dimensione in un’alchimia che dà l’impronta vincente a questo lavoro. In poco più di trentacinque minuti la band ci sorprende e diventa uno dei migliori new act di questo 2013.

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2.5
Opinione inserita da Raffaele Acampa    12 Ottobre, 2013
Ultimo aggiornamento: 12 Ottobre, 2013
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Dalle fredde lande del Canada mi arriva questo primo lavoro dei giovani Rekoncyle. Si definiscono una christian rock band, ma è forte la contaminazione del punk rock americano. Con una produzione pulita, ma non a livelli eccellenti, il quartetto mette subito in gioco le buone capacità compositive e, nonostante manchi quella vena di innovazione, mostra una buona verve senza cadere nelle ingenuità tipiche delle prime autoproduzioni. La sezione ritmica è ben strutturata, i solos di chitarra sono molto interessanti ed eseguiti con ottimo gusto, la voce è precisa e mai fuori luogo: magari un maggiore lavoro sull’interpretazione avrebbe giovato al prodotto finale rendendolo meno impersonale. Con qualche anno in più di esperienza e magari qualche buon produttore che li segua, questa band ha sicuramente delle ottime potenzialità. Intrigante nella sua semplicità, Resolution mi è piaciuto e vi consiglio l’ascolto.

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