A+ A A-

Opinione scritta da Federico Orano

1346 risultati - visualizzati 41 - 50 « 1 2 3 4 5 6 7 ... 8 135 »
 
releases
 
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Federico Orano    31 Ottobre, 2018
Ultimo aggiornamento: 31 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

I Vulcain potremmo definirli una vera e propria istituzione della scena metal francese. Il terzetto tiene duro fin dagli anni '80 e porta avanti la propria musica fatta di classic heavy metal ed hard rock.

Con il cantato sporco del singer e chitarrista Daniel Puzio, la band mostra che anche nel 2018 si può comporre un disco così, senza compromessi come questo “Vinyle”, il classico lavoro adatto agli ascoltatori più intrensigenti, quelli per cui la musica si è fermata agli eighties. E la band parte subito forte e decisa con la title track e “Heros”, pezzi che tanto devono al compianto Lemmy ed ai suoi Motorhead. I testi, naturalmente in francese, ci accompagnano lungo la tracklist dove incontriamo le veloci “L’Arnaque” che presenta un bel solo di chitarra e “Dans les Livres”, quest'ultima probabilmente vera hit del disco.

Un lavoro che non aggiunge niente di nuovo alla scena, ma che trasuda passione e dedizione. Trent'anni di carriera, ma ancora tanta energia da dare, complimenti Vulcain!

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Federico Orano    30 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Hard Rock classicissimo che più classico non si può con i City Of Thieves. Arrivano da Londra questi tre musicisti e debuttano nel 2015 dal vivo a Camden, subito mettendo in mostra tutto il proprio potenziale.

Un hard rock potente e graffiante con la voce roca di Jamie Lailey che accompagna i dodici brani (fin troppi onestamente) contenuti in questo “Beast Reality”, con un tocco di AC/DC, Airborne e Motley Crue. Non manca di certo l'attitudine a questi ragazzi dopotutto ci sarà un motivo se la crew della Frontiers si è scomodata per andarsi ad assicurare i loro servigi. Peccato che il songwriting risulti fin troppo lineare e sono assenti delle vere e proprie hits capaci di colpire. Insomma la potenza non basta, per fortuna una manciata di pezzi tiene a galla il disco come la potente “Fuel And Alcohol” e “Something Of Nothing” quest'ultima di ispirazione strret rock.

Ci si aspettava qualcosa di più da questi City Of Thieves, chissà che questo debutto serva a rompere il ghiaccio e a sistemare un attimo il tiro.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Federico Orano    30 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

La storia dei Newman nasce nel 1997 quindi ormai oltre vent'anni fa. Due decadi segnate da diverse uscite per il gruppo aor inglese che ora racchiude le memorie di questo viaggio nella raccolta “Decade II”, che segue la raccolta “Decade” uscita dieci anni fa.

Due dischi per ben trentaquattro brani che ripercorrono la carriera dal debutto ormai introvabile "One Step Closer" targato 1999, fino al più recente "The Elegance Machine" uscito nel 2015. In realtà questa release è divisa in due: nel primo disco troviamo un best of con diciasette songs pescate dalla discografia della band e riregistrate, mentre il secondo cd è composto da una serie di pezzi inediti, alcuni dei quali non hanno mai visto la luce, altri sono stati bonus tracks di qualche edizione giapponese. Songs come “Feel Her Again”, “She's The Woman” e “Killing Me” sono esempi di ottimo aor con coretti iper melodici supportati da un buon songwriting caldo e intenso come la voce di Newman. La ballatona “Fight No More” appassionerà gli ascoltatori più romantici mentre con la veloce “Endless” si può ascoltare la versione più potente della band.

Una raccolta, interessante e completa che potrà accontentare sia i fans del gruppo inglese che potranno trovare un intero disco di inediti, sia chi si vuole avvicinare per la prima volta ai Newman.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Federico Orano    28 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Chris Impellitteri continua il suo viaggio all'insegna del metal neoclassico con il nuovo “The Nature of the Beast”. Una dozzina di brani energici dove tecnica e melodia si fondono lasciando un sapore eighties molto piacevole.

Con la presenza di un Rob Rock al microfono molto isprato, il disco presenta dieci brani originali e due cover; il buon Impellitteri non delude e parte subito forte con la power song “Hypocrisy”. Ci pensa “Masquerade” a portarci su sonorità più classiche ed i Rainbow vengono fuori alla grande con questo pezzo di hard&heavy che tanto deve alla scena settantiana. Il lavoro del chitarrista americano si muove con destrezza tra riff ricercati e aperture soliste. Le aggressive “Symptom Of The Universe” e “Wonder World” mostrano un sound potente di ispirazione us power e thrash ricordando i Brainstorm, e tutto il lavoro nel complesso suona molto potente con scariche metalliche portentose. Da segnalare la riproposizione di “Phantom Of The Opera” che in questa versione convince grazie a riff potenti e bei solos.

Non un lavoro da ricordare negli anni a venire, probabilmente pesa la mancanza di qualche super hit che rimanga stampata in testa. Ma il nuovo lavoro targato Impellitteri è potente e tecnico e sarà apprezzato da ogni amante dell'heavy neoclassico e dell'us power ricercato.

Trovi utile questa opinione? 
10
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Federico Orano    28 Ottobre, 2018
Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Un album con ben 32 cover di brani che han segnato la storia del metal e dell'hard rock prima del tour 'Bonfire & Friends', che vedrà i Bonfire in giro per alcune date, in compagnia di alcune guest stars come Chris Boltendhal (Grave Digger) e Joe Lynn Turner (ex-Rainbow, Deep Purple; ecc.).

Due dischi e tanti brani, molti anche degli stessi gruppi, come la partenza che vede ben tre pezzi targati Toto, seguiti da un'altra manciata di songs made by Rainbow e così via. Insomma la ricerca delle songs non è certo stata accurata, ma si è andati su pezzi famosi di gruppi già molto noti. Certo i pezzi sono suonati e interpretati molto bene, con un tocco più potente ed il nuovo singer Alexx Stahl conferma tutte le sue doti canore già mostrate con l'ultimo positivo album in studio, ma nel complesso è davvero difficile trovare un senso all'acquisto di questo lavoro. Non mancano i Survivor con “Eye of the Tiger” o “Doctor Doctor”, intramontabile pezzo degli UFO.

Un disco abbastanza inutile, da un ascolto e via. Meglio spendere il proprio tempo e denaro su altre uscite!

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Federico Orano    28 Ottobre, 2018
Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Avevamo incontrato gli Scarlet Aura qualche anno fa in occasione del disco “Falling Sky”. Ora il gruppo rumeno, capitanato dalla singer Aura Danciulescu, è pronto a tornare in pista con un nuovo lavoro.

E' una lunga intro sinfonica ad aprire il disco, prima di lasciar spazio a “Hail To You”. Il sound della band, che ancora si muove tra metal melodico e sinfonico ed hard rock, sembra subito più graffiante ed heavy rispetto al passato, anche grazie alla voce sporca di Aura. Nonostante qualche momento meno riuscito, gli Scarlet Aura riescono a rifarsi con una manciata di brani di livello come la grintosa “In the name of my pain”, tra le hit del disco e capace di farsi ricordare grazie ad un bel refrain e a seguire la potente e decisa title track di chiaro stampo heavy. Da segnalare anche l'oscuro e roccioso midtempo “Hate is evanescent, violence is forever” e la più sinfonica “Fallin' to pieces”. Nel finale spazio al power metal melodico di “Let's go fuckin' Wild” dove Aura duetta con una voce maschile.

In casa Scarlet Aura si può riscontrare un bel passo avanti rispetto al debutto. C'è ancora da lavorare, ma questo “Hot’n’Heavy” si dimostra un lavoro grintoso e vario, che va oltre la sufficienza.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Federico Orano    27 Ottobre, 2018
Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

E chi lo avrebbe mai detto che i Guardians Of Time potessero pubblicare un disco così potente e intenso? L'act norvegese arriva al quinto disco in carriera con questo “Tearing Up The World”, una carriera mai esplosa del tutto ma che, grazie a questi nuovi pezzi, potrebbe trovare nuovi fans.

In effetti il power metal della band nordica è davvero ben fatto e vario. La tracklist alterna pezzi potenti, oscuri e rocciosi come l'opener “Tearing Up The World” con nessun altro che Abbath ospite alla voce, passando al classico power melodico e spedito di “Raise The Eagle” ed all'happy metal arioso e tutto in doppia cassa di “Kingdom Come”. Con una buona produzione alle spalle, merito dei rinomati Studio Fredman (Dimmu Borgir, Hammerfall, In Flames, Opeth, Soilwork), il sound dei Guardians Of Time esce fuori potente dallo stereo ed il lavoro del singer Bernt Fjellestad è davvero positivo. Ritmi forsennati anche nella seguente “Valhalla Awaits”, mentre la grintosa “As I Burn” vede la partecipazione di un altro cantante di razza come Tim Ripper Owens.

I Guardians Of Time meritano tutta la nostra attenzione e “Tearing Up The World “ potrebbe benissimo essere considerato tra i migliori dischi power metal dell'intera annata in corso.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Federico Orano    26 Ottobre, 2018
Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Tra le vecchie glorie che non hanno intenzione di chiudere gli strumenti in garage ci sono sicuramente anche i Nazareth. Può una band con esattamente 50 anni di storia (anno di fondazione 1968) riuscire a comporre ancora un disco di livello? Ce lo siamo chiesti un po' tutti e la risposta, che ci crediate o no, è affermativa.

Certo, non ci si può aspettare il capolavoro dei capolavori, ma “Tattooed On My Brain” è un disco energico, frizzante, che trasmette una carica che non ti aspetteresti da dei musicisti ormai settantenni. Insomma, con un tocco più moderno ma con una base di puro hard rock come si deve, i Nazareth han dato vita ad un lavoro godibile e vario anche grazie al nuovo singer Carl Sentence (ex-Persian Risk, Don Airey) che si dimostra all'altezza del ruolo ricoperto e in grado di muoversi con destrezza in tutti i lati della musica contenuta in questo full lenght. Se brani come “Never Dance With The Devil”, “Push” e “Pole To Pole” restano ancorate alle sonorità più datate e classiche, sono brani come “State Of Emergency” e la title track a mostrare come la band sia capace di stare al passo coi tempi e sappia comporre anche songs che spezzano un po' col passato.

“Tattooed On My Brain” vi farà passare cinquanta minuti come si deve, con un hard rock classico che guarda al presente con fierezza. Cinquant'anni e non sentirli, complimenti Nazareth!

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Federico Orano    26 Ottobre, 2018
Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Il mondo del melodic hard rock scandinavo non smette mai di stupire e di dare alla luce nuove band. E così stavolta tocca parlare dei Creye, gruppo svedese capitanato dal leader e chitarrista Andreas Gullstrand (ex Grand Slam).

Con un sound che si muove tra puro aor, ma con un tocco pop ottantiano, questo nuovo, secondo disco dei Creye è un bel concentrato di melodie catchy che verrà apprezzato non poco da ogni fan di act quali Work of Art, Art Nation e, andando indietro nel tempo, Mark Free. Un songwriting intenso, ricercato, con ottimi arrangiamenti e la voce pulita e cristallina del singer Robin Jidhed, sono gli ingredienti che fanno di questo lavoro un prodotto di ottima qualità. “Holding On”, “All We Need Is Faith” e “City Lights” sono tutti esempi di songs molto riuscite, capaci di colpire fin dai primi ascolti, ma di non stancare facilmente. Le tastiere giocano un ruolo fondamentale in questo disco e lo dimostrano brani come “Never Too Late”, mentre il tuffo direttamente negli anni ottanta arriva con la splendida “Christina”.

Difficile trovare difetti a questo “Creye”, forse la tracklist è leggermente troppo lunga (secondo noi un disco dovrebbe essere composto da massimo 10-11 pezzi) e sicuramente non guasterebbe un po' di grinta in più. Ma i Creye hanno tutto in regola per lasciare il segno nel mondo del melodic hard rock e questo loro secondo full lenght ne è la dimostrazione. Straconsigliato!

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Federico Orano    18 Ottobre, 2018
Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre, 2018
#1 recensione  -  

Pronti, partenza, via! Tornano i Be The Wolf e lo fanno con un altro disco pieno zeppo di adrenalina che parte subito forte con l'opener “Burn Me Out”. La band piemontese riesce a creare brani freschi e scoppiettanti, unendo sonorità moderne che vanno dall'alternative rock, al punk rock, passando per la scena hard'n'heavy e pop degli anni '80.

Insomma, se non vi siete mai imbattuti nella strada dei Be The Wolf, forse sarebbe il caso di rimediare al più presto perchè questo “Empress” conferma quanto di buono fatto col precedente “Rouge”. Dopo la partenza spedita, ci pensano le sonorità dance/pop anni ottanta di “Action” a colpire nel segno. La radiofonica “Stallone” mantiene altissima la qualità del disco con un bel riff ad accompagnare l'ugola di Federico Mondelli (leader della band) prima di un refrain irresistibile, ma “Thousand Years” non è certo da meno. Insomma lo avrete capito, i Be The Wolf puntano su aperture melodiche dal forte impatto, con coretti catchy quasi aor. Se “You’re My Demon Tonight” potrebbe far invidia agli ultimi Alter Bridge, l'atmosfera si fa ariosa con “Move It”, prima di lasciar spazio ad uno dei migliori brani dell'intera tracklist con “Here And Now”, song supportata da un riff stoppato e ancora caratterizzata da un ritornello che funziona fin da subito.

Non c'è due senza tre; i Be The Wolf piazzano un altro pieno centro nella loro discografia. Non è facile suonare questo genere riuscendo ad essere molto personali, ma la band torinese ci riesce in pieno.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
1346 risultati - visualizzati 41 - 50 « 1 2 3 4 5 6 7 ... 8 135 »
Powered by JReviews

releases

Dyrnwyn: Si torna a narrare Roma
Valutazione Autore
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Secondo disco ma ancora parecchia strada da fare per i Prima Nocte
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
State of Salazar quattro anni dopo, un altro pieno centro
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Magic Dance un salto negli anni 80 con un Aor iper melodico
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Tornano dopo dieci anni con un disco davvero ben fatto i Forest of Shadows
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Autoproduzioni

Dawn Ahead, thrash ispirato agli USA, ma dalla Germania
Valutazione Autore
 
2.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Il primo disco solista di Kikis A. Apostolou, chitarrista degli Arrayan Path
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Ace Mafia un ep niente male per i fans dell'hard rock dalle sonorità moderne
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Watershape, un prog metal dove spesso viene colpevolente poco curato l'aspetto melodico.
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
I Nerobove scandagliano il malessere umano con un sound azzeccatissimo
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

partners

No tabs to display

allaroundmetal all rights reserved. - grafica e design by Andrea Dolzan

Login

Sign In

User Registration
or Annulla