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Opinione scritta da Raffaele Acampa

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2.5
Opinione inserita da Raffaele Acampa    29 Novembre, 2014
Ultimo aggiornamento: 29 Novembre, 2014
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Si definiscono post-progressive metal, ma è dura trovare assonanze con un qualsivoglia sottogenere progressive. In bilico tra doom e avantgarde, i polacchi Defying presentano il loro primo lavoro ufficiale intitolato Nexus Artificial: il genere in se stesso non prevede grandi dimostrazioni tecniche e stilistiche, ed è votato ad un uso intenso della sperimentazione, ma di sperimentale o innovativo non riesco a trovare nulla. A parte qualche sporadico episodio, la band dimostra una capacità compositiva poco articolata, senza particolari scelte armoniche o esecutive. Le tracce scorrono noiosamente e ci si chiede se tale risultato sia dovuto ad una scelta ben precisa o ai reali limiti dei musicisti. Non boccio questo lavoro perché, nella sua estrema semplicità, non disturba, ma nel mercato attuale ci vuole ben altro per potersi affermare.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    23 Novembre, 2014
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Dediti ad un heavy metal con aperture dal sapore power, gli italiani Ibridoma ci presentano Goodbye Nation, nine-tracks senza né infamia né lode. Dalla biografia della band si può notare una certa esperienza pregressa che, però, non si traduce in risultati reali: in un mercato come quello moderno, dove il livello dei musicisti è molto alto, un lavoro del genere non può conquistare i giusti spazi. Ma quali sono i problemi di cui risente questo cd? Innanzitutto il cantato che, pur avendo una personalità timbrica ben definita, non è precisissimo, soprattutto nella traccia in italiano dove la perfomance è al limite.
La parte strumentale, invece, non presenta soluzioni tecnico/compositive degne di nota: tutto è già sentito, c’è poca personalità, e i solos peccano della giusta qualità esecutiva. Tutto è troppo monotono, le tracce non riescono a rapire l’ascoltatore, nemmeno la produzione aiuta, troppo piatta e senza quella giusta spinta che dia l’impatto dovuto. In alcuni momenti si tende a strafare ottenendo il risultato opposto a quello probabilmente voluto.
Ho riascoltato il cd per ben cinque volte, troppe cose non mi quadravano, e davvero non riesco a capire il connubio tra questo lavoro e le tante releases, partecipazioni, live ed endorsement che vengono presentate nel curriculum della band. Mi dispiace per gli Ibridoma, ma purtroppo questo cd sarebbe più adatto ad essere presentato come una demo che come un lavoro ufficiale.

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4.5
Opinione inserita da Raffaele Acampa    01 Novembre, 2014
Ultimo aggiornamento: 01 Novembre, 2014
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C’è classe nell’hard rock dei bulgari F.A.C.E. che, con il loro primo cd intitolato A New Light, ci regalano un lavoro fortemente impregnato dal meglio del genere, non mancando comunque di esibirsi in evoluzioni fusion di pregiata fattura. La scelta, sicuramente coraggiosa, di bilanciare momenti puramente strumentali con altri dove il cantato ruba la scena, rende il lavoro ancora più interessante, grazie anche ad una produzione di ottima qualità che però non rinuncia ad un gusto squisitamente vintage. Creatura partorita dalla eclettica mente di Villy Neshev, i F.A.C.E. possiedono un know-how alle spalle di tutto rispetto: il quintetto non ci risparmia evoluzioni compositive ed esecutive di alto livello, dimostrando di essere musicisti a 360° con una verve artistica di un certo spessore. Il perfetto connubio tra melodia e tecnica, la ricercatezza degli assoli e delle tastiere, una sezione ritmica pregna di un groove trascinante, ed un cantato che interpreta alla perfezione lo spirito della band, sono l’arma vincente di questo lavoro. Se volete farvi un regalo di grande valore artistico, A New Light è quello che fa per voi.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    22 Settembre, 2014
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Progetto impegnativo questo The Circle dei Neverdream. Ciò che impera su tutto è la continua sperimentazione che si spinge in territori molto poco “commerciali”. Prog metal dalle tinte oscure ed evocative che sottolineano come la band sia alla continua ricerca di un valore artistico di un certo spessore, lontano dalle facili melodie che “lasciano il segno”. Sia chiaro, nulla che non sia stato già fatto (Ayreon e Nolan fanno scuola) ma la sperimentazione è il primo passo verso un metal di pregiata fattura che fa ben sperare in un mercato nuovo e lontano dai soliti cliché. Ma cosa in particolare fa di The Circle un lavoro di tutto rispetto? Innanzitutto, una voce teatrale che ci guida attraverso lo svolgersi di una storia intrisa di violenza, follia e l’affannosa ricerca di un detective ossessionato da un serial killer, una sezione ritmica che sorregge la struttura creando momenti di forte suspense e mettendo in mostra un certo tecnicismo, infine la presenza di voci femminili e inserti di sassofono che, insieme alle tastiere, sconfinano in territori seventies per poi subito rituffarsi nelle intricate trame che animano il lavoro. Stranamente nessuna label supporta questa interessante realtà italiana: il cd, autoprodotto, è disponibile in download gratuito insieme al libro da cui è stato tratto il concept, ma un simile capolavoro non può non essere presente nella collezione degli estimatori del genere.
Insomma, gli elementi che fanno di questo lavoro un’opera completa ci sono tutti, e poco importa se qualcuno storcerà il naso: la strada intrapresa dai Neverdream è coraggiosa e fuori dal coro, ma l’arte viene sempre premiata.

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4.5
Opinione inserita da Raffaele Acampa    07 Settembre, 2014
Ultimo aggiornamento: 07 Settembre, 2014
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Mi trovo davanti ad un dubbio amletico: genialità o pura follia? Facendo scorrere il cd si ha come l’impressione che la band voglia giocare con la musica, ma l’attenzione viene subito richiamata da una ottima produzione ed una maturità artistica molto forte. Sotto contratto con la Musea, diventata ormai un must per l’underground progressive europeo, i Cyrax saltellano letteralmente da un genere all’altro con estrema facilità, senza mai perdere il filo logico della struttura e mantenendo una continuità armonica che garantisce un piacevole risultato all’ascolto. Reflections, primo lavoro ufficiale, dimostra di avere gusto e tecnica da vendere: l’ascoltatore sarà catturato dagli improvvisi cambi di sonorità che giocano un ruolo fondamentale e sono la base stilistica della band.
I cinque ragazzi non rinunciano proprio a nulla: sfidano il mercato con un prodotto complesso e per nulla commerciale ma dotato di carisma, personalità, e un groove di insieme ben strutturato. Il cd ha il giusto equilibrio ed ogni musicista si integra in modo perfetto con gli altri senza virtuosismi fini a se stessi. Mettici anche la comparsa qua e là di una voce lirica femminile, ed il gioco è fatto.
Volendo essere pignoli, qualche sbavatura da sistemare c’è ancora, ma sono piccolissimi dettagli quasi ”organici” per un primo lavoro di questa portata.
Ottimo debutto per gli italici Cyrax che entrano nel mercato discografico senza compromessi e dalla porta principale.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    12 Luglio, 2014
Ultimo aggiornamento: 12 Luglio, 2014
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Where The Spirit Wander è uno di quei cd che viene apprezzato dopo diversi ascolti: primo lavoro degli InnerShine, è un gioiellino di rock progressive con una forte carica emotiva ed un sapore italico che delinea la forte identità della band. Sulla loro musica aleggia l’ombra di band come Toto e Pink Floyd, maestri di un certo calibro che hanno ispirato i cinque musicisti ad una composizione matura nonostante siano al first-act.
C’è buona musica, c’è feeling, c’è personalità, non manca alcun ingrediente che impedisca loro il salto di qualità fuori dell’underground. Notevoli gli intermezzi strumentali e gli assoli, ben congeniata la sezione ritmica, trascinanti voce e tastiere. Nulla risulta fuori posto, tutto è ben equilibrato e mette in luce le capacità dei musicisti.
Un cd consigliato a chi ha voglia di riassaporare un sound d’altri tempi ma suonato con un groove moderno. Prova superata per gli InnerShine.

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3.5
Opinione inserita da Raffaele Acampa    03 Luglio, 2014
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Un interessante quanto inusuale cd di post/hard rock farcito di cori stile Queen/Scorpion e incursioni chitarristiche alla maniera degli Aerosmith questo Growing Apart degli Headless. La band esplora tutto il meglio che il rock ha dato negli ultimi decenni del vecchio millennio, rispolverando sonorità vintage e rivisitandole secondo un sound moderno. Forse un po’ troppo retrò la produzione, rispetto agli standard attuali, ma tante idee nel calderone artistico. Buona l’esecuzione della band che vede tra le proprie fila Goran Edman, in passato con Malmsteen e John Norum, e la collaborazione di Scott Rockenfield, batterista dei Queensryche: si nota un ottimo groove di base e una capacità compositiva che ne delinea l’esperienza, sicuramente un dettaglio di non poco conto. Brani di durata breve, siamo sui tre minuti e mezzo in media, da cui emergono spunti e divagazioni strumentali interessanti che mantengono viva l’attenzione dell’ascoltatore.
Attivi dal 1996, si buttano a capofitto in un mercato alquanto sterile e poco propenso a questo genere di novità, ma è da tenere conto del grande valore artistico dell’opera. Una bella realtà italiana che, a leggere della carriera, non si è fatta mancare nulla. Consigliato a chi ha voglia di ascoltare buona musica di un certo spessore e fuori dai cliché moderni.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    19 Giugno, 2014
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Un bel cd di heavy prog, anche se non proprio recente, questo Away From Here degli Anvil Therapy: seguendo la scia di band come Fates Warning, Rush, Kansas e Shadow Gallery, senza dimenticare il meglio del prog metal degli anni ‘90, realizzano un piccolo gioiello di melodia, tecnica ed interessanti spunti compositivi. Il punto di forza del lavoro sta nel non aver puntato su un sound troppo moderno, andando invece a ripescare nelle radici del genere e rielaborandole secondo un ben definito gusto personale. Il cd scorre senza intoppi nonostante il genere non facilmente assimilabile: la prestazione tecnica è degna di nota, e i cinque musicisti dimostrano di avere talento e carisma, calibrando la propria performance al fine di raggiungere un risultato davvero notevole e ben equilibrato. Se proprio vogliamo trovare l’ago nel pagliaio, avrei migliorato la produzione, dando maggiore spinta ed impatto ad un comunque già ottimo lavoro per essere un cd di esordio. Ancora una volta l’Italia sforna musica di un certo livello, e questo ci piace! A quando il secondo atto?

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    08 Giugno, 2014
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Pensare che non si possa reinventare ciò che è stato già fatto è un grosso errore: rielaborare la lezione di maestri del passato, che hanno segnato la storia di un genere, è sicuramente impresa ardua ma non impossibile. E proprio sotto quest’ottica che i Synaesthesia (progetto nato dalla mente dell’inglese tastierista Adam Warne) propongono il loro primo omonimo lavoro. Cinquantatre minuti di puro progressive rock rielaborato con suoni attuali, che però mantengono intatto lo spirito del genere. L’uso sapiente di campionatori elettronici e acidi, una sezione ritmica che spinge talvolta verso sonorità più dure, talvolta verso veri e propri labirinti progressive, assoli ben congeniati e mai fini a se stessi, sono l’arma vincente di questo piccolo gioiello. La voce mantiene uno stile recitato, evitando di lanciarsi in iperboliche dimostrazioni tecniche. Il quintetto ottiene così un prodotto equilibrato, dove ogni strumento fa la sua parte senza prevalere sugli altri: la presenza dei synth è forte, ma mai dominante. Il cd scorre in modo piacevole, dimostrando uno stile ed una classe che, data la giovane età dei musicisti, è cosa da tenere in considerazione. Un grande debutto, una piacevole scoperta, un’ottima promessa del rock progressive!

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    12 Aprile, 2014
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Si definiscono “emotional metal” gli italici Inner Shrine: in realtà ci troviamo di fronte ad un mix di black, gothic e avantgarde metal, complesso nella sua semplicità ma che può apparire ad un primo impatto come un prodotto privo di spessore. Leggendo la ricca biografia, ci si rende conto delle molte esperienze pregresse della band: saltano subito all’occhio una identità ben definita e la continua ricerca di temi, liriche e testi di un certo peso. La band punta ad ottenere un effetto claustrofobico, con un suono malvagio ma con aperture melodiche che evitano quel senso di ripetitività dato dal genere stesso. Un prodotto di nicchia non facilmente proponibile sul mercato attuale, ma che può trovare i suoi estimatori tra gli amanti delle sonorità malinconiche. Sicuramente Pulsar è un buon cd, ma manca ancora qualcosa per essere un must.

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