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Opinione scritta da Raffaele Acampa

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2.0
Opinione inserita da Raffaele Acampa    28 Novembre, 2015
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Dalla Francia con tanta cattiveria. 25 Years Of Death Metal è il titolo di questo doppio cd che raccoglie la carriera dei Ghusa sotto la bandiera di L. Chuck D.. Sulla scia di band come Nihilist, Entombed, Grave e Dismember i Ghusa calcano la scena dal 1994 con l’uscita della loro prima demo. Con un death metal di stampo europeo, senza troppi compromessi e a tratti sin troppo facile nell’ascolto, la band dimostra di avere una longevità fuori dal comune, tenendo conto anche della ristretta produzione discografica in venticinque anni (due demo ed un full nel 2006): la coerenza musicale è sicuramente uno dei loro punti di forza ma poco adatta al mercato moderno, questo rende il prodotto poco appetibile. La presenza di cover non basta per attirare un pubblico più ampio e anche la produzione lascia alquanto a desiderare. Non trovo questa una buona mossa commerciale e non ne capisco il senso quando il mondo metal è abbondantemente inondato da nuove e più interessanti proposte. La scarsa presenza in rete, inoltre, non è certo un punto a favore: difficoltà a reperire notizie, mancanza di un sito, solo una pagina su Facebook senza onore né gloria. Strettamente consigliato ai fans e a chi è curioso di ascoltare un po’ di death metal vintage… ma senza impegno.

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3.0
Opinione inserita da Raffaele Acampa    10 Ottobre, 2015
Ultimo aggiornamento: 11 Ottobre, 2015
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Che la musica, quelle vera, sia libera espressione del proprio essere è fuori ogni ombra di dubbio, ma non è detto che il risultato sia qualcosa di realmente artistico o emozionale. La domanda che mi sono posto dopo aver ascoltato Lullabies In A Car Crush è stata: ma c’era davvero bisogno di questo cd?
Muovendosi tra sonorità sognanti care a Pink Floyd, Yes et similia, Bjorn Riis non riesce a mettere in evidenza il suo lavoro, che non mostra alcuno spessore pur essendo ben suonato e altrettanto ben prodotto.
Co-founder dei progster norvegesi Airbag, Bjorn cerca di instillare nella sua creatura tutta l’esperienza musicale maturata, rimanendo ancorato ai lavori realizzati con la band, in una sorta di capitolo parallelo più intimo ed introverso, e dalle sonorità morbide e poetiche, non riuscendo però a trovare il giusto appeal.
Nonostante i ripetuti ascolti non sono rimasto rapito in alcun frangente, e la sensazione di estrema malinconia, quasi asfissiante, che permea tutto, rende l’opera difficilmente fruibile. Ho scavato a fondo, ho provato a scendere nei meandri più intimi del lavoro. Non ho trovato nulla. Nonostante tutto, Bjorn mi ha incuriosito, e credo che riascolterò il cd. Potere della musica!

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4.5
Opinione inserita da Raffaele Acampa    28 Settembre, 2015
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C’è classe da vendere in questo nuovo lavoro degli italici MYR: un alchimia di modern prog metal e atmosfere rarefatte infonde vita ad un sound dalle tinte malinconiche, a tratti claustrofobiche, ma pregne di poesia. Maestri nel disegnare strutture articolate e armonie complesse, con coraggio e lungimiranza propongono questo Days Of Convergence incuranti delle mode del momento. Tutto è ben congegnato ed eseguito, e i cinque musicisti trovano il giusto equilibrio attraverso richiami ad un certo sound di stampo statunitense, disegnando saggiamente un lavoro che comunque pulsa di vita propria. Una forte capacità interpretativa permea ogni traccia fino a farla esplodere in tutta la sua potenza espressiva: niente tecnicismi fine a se stessi, ma una continua ricerca compositiva che delinea l’altissimo livello del profilo artistico.
Certo, Days Of Convergence non è un cd di facile a approccio, ma a noi piace proprio per questo!

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3.0
Opinione inserita da Raffaele Acampa    03 Mag, 2015
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Heavy metal come se non ci fosse un domani per gli Halcyon Way. Conquer non propone grosse novità ma vive di una valida e solida base tecnico/compositiva: qualche accenno di power e modern metal rendono il prodotto più attuale senza però snaturare l’intenzione di base. La voce gioca sull’interpretazione proponendo uno stile personale ed aggressivo che ben si adatta al contesto. Una maggiore attenzione sui solos avrebbe sicuramente giovato al risultato finale rendendolo più appetibile in un mercato che chiede sempre di più. Essendo il quarto lavoro, non riesco a capire il motivo di questa leggerezza: parliamo sempre di una band distribuita dalla Massacre e, a ben guardarsi intorno, c’è davvero tanto materiale di livello superiore che non trova i giusti spazi. In ogni caso, la band mantiene una propria personalità e continuità melodica, obiettivo non facile e sicuramente rischioso. Consigliato agli amanti del genere ma c’è ancora qualcosa da fare.

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4.0
Opinione inserita da Raffaele Acampa    18 Aprile, 2015
Ultimo aggiornamento: 18 Aprile, 2015
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Una interessante alchimia musicale quella creata dagli Active Heed che, con il nuovo lavoro, si muovono tra sonorità care a Yes, Marillion, Kansas e Rush, mantenendo però la giusta dose di personalità. Avrete quindi capito che siamo di fronte ad un’opera di progressive rock fatta di atmosfere sospese e viaggi attraverso delicati crescendo emozionali. Higher Dimensions possiede lo stesso spessore artistico del suo predecessore: il lavoro è ben strutturato e le tastiere meritano una menzione particolare per la creatività e l’esecuzione. La sezione ritmica alterna momenti di forte presenza ad altri di puro pathos che lasciano spazio ad ariosi tappeti di synth. La voce si diletta in uno stile recitato, proponendo sicuramente una performance molto personale e ben eseguita ma di non facile fruibilità.
Un cd consigliato agli amanti del genere, coraggioso e lontano dalla scena attuale, ma sicuramente pregno di quella carica emotiva e che rapirà l’ascoltatore.

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5.0
Opinione inserita da Raffaele Acampa    12 Aprile, 2015
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Prospettiva, è solo una questione di prospettiva. Guardare la musica attraverso gli occhi dei My Name Is Janet significa mescolare le carte e cambiare le regole del gioco, reinventarsi per poi superarsi. Folli. Parlano di rock, citano il metal, sconfinano nel progressive. Giocano, si divertono. Fanno il verso ai Rush, ai Primus, ai Queensryche, confondono le tue connessioni neurali. Non basterebbero pagine di citazioni. Potrei, anzi voglio terminare qui la recensione. Grandi, geniali!

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    01 Marzo, 2015
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La Redazione mi ha fregato. “I Seven Impale sono una band progressive metal” dicevano. I Seven Impale sono una band, punto. Vogliamo definirlo jazz metal? Ok, che jazz metal sia. In ogni caso City Of The Sun è un signor cd, dove la tecnica e la padronanza dello strumento dominano senza compromessi. Se siete abituati al metal “mordi e fuggi”, quello dove melodia o rabbiose sfuriate vi fanno salire l’adrenalina, allora questo cd non fa per voi, rischiate letteralmente la salute mentale. Stiamo parlando di artisti a 360° che con il metal hanno poco a che vedere, ma dove tutta la scuola rock progressive, amalgamata ad un interessante jazz/fusion, instilla la vita ad un lavoro eccelso, di grande tecnica e ricercate melodie. La Norvegia sforna un piccolo capolavoro che dimostra quanto il rock, ma la musica in generale, abbiano ancora da dire, senza limiti di stile o assurdi compromessi commerciali.

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5.0
Opinione inserita da Raffaele Acampa    16 Gennaio, 2015
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Iniziamo questo 2015 con la recensione dell’interessantissimo Tellurian dei Soen, band che arriva dalle fredde lande del nord Europa. I Soen sicuramente non sono nuovi alla scena: quando l’ideatore del progetto Martin Lopez (ex batterista degli Ophet e Amon Amarth), convoca il ben conosciuto bassista Steve DiGiorgio, scatta la scintilla che proietta subito la band tra i grandi del prog metal. Non aspettatevi però folli virtuosismi o trame talmente intricate da perdere il filo conduttore, perché i Soen suonano con stile ed eleganza creando un sound che mette in luce l’attenta ricerca delle strutture ritmiche ed armoniche. Tellurian è un album introspettivo, dove la componente rock regala melodie uniche e l’impostazione recitativa della voce disegna momenti di intenso pathos. La sezione ritmica fa un lavoro a dir poco strepitoso, muovendosi a trecentosessanta gradi tra muri sonori e melanconici arpeggi che mantengono alta l’attenzione dell’ascoltatore. Avrete tra le mani un capolavoro, e basterà arrivare alla terza traccia per capire la portata di un simile lavoro: quando il vostro piede inizierà a tamburellare e la vostra testa a muoversi ritmicamente, allora Tellurian vi avrà completamente rapiti. Un grande cd insomma, proprio quello che ci voleva per iniziare questo nuovo anno. Consigliatissimo!

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4.0
Opinione inserita da Raffaele Acampa    23 Dicembre, 2014
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Atmosfere gotiche e personalità da vendere in questo Timelapse degli italici Adimiron. Heavy metal permeato da una vena estrema, a tratti progressive, che regala al quintetto un contratto con la Scarlet Records. Un cd complesso nel suo insieme, dove ritmiche “asimmetriche” si fondono alla drammaticità dell’interpretazione vocale, e dove la ricerca compositiva è parte fondamentale del risultato. Al contrario di quanto si possa pensare ad un primo impatto, la band riesce ad inserire momenti strumentali di pregiata fattura, non risparmiando brevi ed interessanti solos di chitarra che rendono il prodotto ancora più ricco. Bisogna comunque tenere in considerazione che Timelapse è il quarto capitolo della band, quindi l’esperienza ha avuto un ruolo fondamentale nella perfetta riuscita di questo lavoro. Un cd sicuramente non per tutti, da ascoltare con attenzione per cogliere tutte le interessanti sfumature che offre. Adimiron, un’altra interessante realtà del panorama metal italiano!

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3.5
Opinione inserita da Raffaele Acampa    20 Dicembre, 2014
Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre, 2014
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Seeker è un progetto solista ad opera del chitarrista Andrea Lombardelli e questo lavoro, intitolato "Losing Time", è figlio di una attenta ricerca tecnica e compositiva. Un four-tracks in cui le sonorità progressive la fanno da padrone ma, allo stesso tempo, scorrono piacevolmente, nonostante la complessità armonica, segno questo che nulla è lasciato al caso. Andrea viene coadiuvato da Corrado Bertonazzi alla batteria e il prodotto finale è un buon debutto. Migliorando leggermente la produzione si può puntare sicuramente ad un mercato più ampio ed è proprio questo che ci aspettiamo dal prossimo lavoro. Insomma, una nuova e promettente realtà italiana che ci potrà offrire grandi sorprese!

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