A+ A A-

Opinione scritta da Federico Orano

1403 risultati - visualizzati 21 - 30 « 1 2 3 4 5 6 ... 7 141 »
 
releases
 
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Federico Orano    24 Gennaio, 2019
#1 recensione  -  

Che questo ritorno di Viana fosse un disco davvero atteso non c'erano dubbi visto il buon esordio di un anno fa circa. Ma non pensavo che già dalle prime note sarei sobbalzato dalla sedia pensando tra me e me: “Oh cazzo che figata!”.

Melodie fenomenali che ormai si sognano di scrivere in pochissimi. Dieci brani che potrebbero essere usciti dalla penna di Jim Peterik, una traclist che mostra la classe enorme dei musicisti coinvolti in primis di Stefano Viana, chitarrista e mastermind di tutto sto ben di Dio. “Forever Free” che apre le danze è una di quelle hit che colpisce al primo colpo come una freccia che si conficca nel cuore, ma le successiva “In the name of Love” e “We can’t choose” non sono da meno. La presenza di Terry Brock al microfono non fa altro che migliorare il risultato e se pensiamo che come ospite compare anche un certo John Roth (Giant, Winger e Starship) alle chitarre per un paio di solos nei pezzi “Heart of Stone” e “Forever Free”, allora il gioco è fatto. L'ascolto di questo lavoro mi ha fatto venire in mente quella gemma assoluta di “Long Way From Love” di un certo Mark Free (non siamo a quei livelli questo è chiaro) e i due bellissimi lavori targati Blanc Faces (dei fratelli La Blanc) per quanto siano azzeccate le melodie qui contenute. La favolosa ballatona “Do you Remember” farà battere più di qualche cuore grazie alla favolosa interpretazione di Terry al microfono ed al bellissimo solo di chitarra ad opera di Stefano. L'ariosa “Friday Night” e la più canonica, ma non per questo scontata, “We will never say goodbye” hanno il compito di chiudere il disco.

Siamo solo a Gennaio ma è già lecito annotarsi questo “Forever Free” per la top ten di fine anno perchè la sensazione è che nel mondo dell'aor sarà veramente dura fare meglio di Viana. E il fatto che tutto questo sia opera ancora una volta di una band italiana non può che renderci orgogliosi!

Trovi utile questa opinione? 
10
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Federico Orano    23 Gennaio, 2019
Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio, 2019
#1 recensione  -  

Insieme all'hard rock classico dei Come Taste The Band, la Aor Heaven esordisce in questo 2019 con un disco più moderno, opera dei Wake The Nations. “Heartrock” è un disco di melodic rock dalle tinte pop e con un tocco più attuale, che segue la via tracciata da band come Eclipse e WET.

Melodie facili e dall'impatto immediato escono prepotentemente da pezzi come “Somehting In Your Eyes” e “Midnight Lovers”, con tastiere ben presenti e la voce pulita e angelica di Krister Stenbom. Questo secondo disco targato WTN ci mostra una band valida ma, allo stesso tempo, con poca personalità. Insomma in un genere ormai sovrafollato bisogna saper farsi riconoscere e qui il gruppo finlandese pecca leggermente. La tracklist è frizzante e non annoia, ma è altrettanto difficile restare sorpresi da qualche passaggio. Il tutto è confezionato molto bene ma, alla fine di ogni ascolto, resta davvero poco e, visto tutto quello che gira nel mercato internazionale, bisogna proprio dire che c'è di meglio in giro.

“Heartrock” non è un disco imperdibile, ma è consigliato solamente ai patiti del genere, quelli che vogliono davvero avere tutto!

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Federico Orano    22 Gennaio, 2019
Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio, 2019
#1 recensione  -  

Disco davvero notevole questo “Reignition” dei Come Taste The Band band norvegese attiva fin dal 1997 che presenta al microfono delle vere e proprie istituzioni come Doogie White, per gran parte della tracklist, e Joe Lynn Turner in un paio di brani.

Hard rock classicissimo come quello di “Not That Kind Of Man” e “Under Your Skin”, brani che graffiano con riff ben assestati e la voce di Doogie che si muove alla perfezioni su queste sonorità. Le nove tracce qui contenute sono state registrate dal vivo in studio con parecchia improvvisazione ed il risultato è certamente positivo. L'hammond fa capolino tra le calde note di “Tied Down” mentre blues e hard rock ben si fondono nelle atmosfere di “Don`t Let Me Bleed” con un Joe Lynn Turner sugli scudi. Il leader Jo Henning Kaasin si diletta alle sei corde con i ritmi progressivi e intensi di “Cradle To Grave”, mentre le luci si spengono con l'ultimo pezzo, la lenta ed emozionante “So Long Old Friend”.

Un gran lavoro che ci riporta indietro nel tempo, ma suonando contemporaneo, perchè questo sound non sarà mai superato. I Come Taste The Band non sono innovativi, ma nessuno vuole che lo siano. Questo è un gran disco per tutti gli appassionati della buona musica.

Trovi utile questa opinione? 
10
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Federico Orano    21 Gennaio, 2019
#1 recensione  -  

Un'uscita interessante che arriva direttamente dalla nostra penisola per scaldare subito i motori di questo nuovo 2019. Parliamo dei Vision Quest, progetto che esordisce con questo omonimo disco che potrà ricevere le attenzioni degli amanti dell'hard rock melodico.

Questo lavoro in effetti prende fortemente spunto da Ten, Magnum e Kansas per un sound che deve molto alle sonorità degli anni 80 e all'hard rock sinfonico ed epico. Le songs contenute in questo full lenght puntano su melodie calde e arrangiamenti importanti come dimostra subito “The Sacred Crown” dove la tastiera è subito protagonista e si diletta anche in un bel solo. Il songwriting è vario e la band riesce a creare atmosfere epiche e coinvolgenti nonostante la produzione non sia a livelli eccelsi e a risentirne più di tutti è il cantato di Guido Ponzi, autore di una prova sicuramente sufficiente ma anni luce dai maestri del genere. Insomma la musica contenuta in questo lavoro è a tratti davvero buona ma con qualche accorgimento in più si poteva puntare molto più in alto. Peccato perchè brani come “Valley Of The Lost” e l'epicissima ballata “The Eve Of The Battle” sono molto interessanti ma un paio di momenti più veloci nella prima parte del disco avrebbero reso l'ascolto maggiormente frizzante. Per fortuna nl seconda parte inizia con le più esplosive “Evil Laughter” e “Master Of Hopes”, più in stile Survivor, prima della bella ballata “Eternal Love” che ci accompagna piacevolmente verso la fine della tracklist.

L'ascolto di “Vision Quest” è molto interessante e gli amanti del melodic rock dovrebbero farci un bel pensierino. Il potenziale è di questi ragazzi è davvero elevato e non vediamo l'ora di ascoltare il seguito di questo promettente esordio.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Federico Orano    21 Gennaio, 2019
Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio, 2019
#1 recensione  -  

Cercare di essere originali a tutti i costi? Questa è la sensazione che ci pervade all'ascolto di questo “The Waste Land”, secondo lavoro targato Lost In Grey e che segue il debutto “The Grey Realms” uscito nel 2017.

La band finnica inserisce tantissimi elementi nel proprio sound che si basa principalmente su un symphonic metal abbastanza classico e dalle atmosfere gotiche, ma che non rifiuta qualche passaggio progressivo e alcuni momenti più estremi, dove compare la voce growl con riff più decisi. Ad accompagnare questo sound complesso ci pensa la voce femminile e versatile della singer Anne Lill. Cori maestosi vengono sparati dalle epiche atmosfere di “Expectations” che segue la più canonica title track che apre il disco. E' con “Unohdukseen Katoaa” che incontriamo la voce growl di Harri Koskela e ritmi più sparati, ma la voce lirica di Anne è sempre ben presente e caratterizza moltissimo questo lavoro. La tracklist prosegue tra orchestrazioni invadenti e momenti epici con un forte uso di cori, come dimostra “Far Beyond and Further” e la lunga suite “Drifting in the Universe”, con oltre dodici minuti di cambi di tempo ed atmosfere malinconiche.

Un lavoro pieno zeppo di svariate influenze; ne esce un disco sicuramente piacevole, soprattutto per gli amanti degli Epica e del symphonic metal con voce femminile in generale. Ma attenzione, perchè tutti gli altri potrebbero annoiarsi già dopo pochi brani.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Federico Orano    15 Gennaio, 2019
#1 recensione  -  

Groove metal e stoner rock di quello ruvidissimo per i Plainride che arrivano dalla Germania e dimostrano di saperci fare sul serio.

In effetti l'etichetta americana Ripple Music se ne intende eccome quando si parla di queste sonorità e non a caso ha pescato bene anche stavolta. Le dieci songs che compongono questo “Life On Ares”, secondo disco per il gruppo di Cologna, sono davvero ben composte e trasmettono forti vibrazioni grazie ad un heavy rock davvero ruvido e graffiante dove la produzione potente gioca un ruolo fondamentale. “El Coyote”, “Battletoads” e la potentissima “Bite Back”, con un tocco alla Pantera, sono quindi ottimi esempi della proposta targata Plainride. Anche se alla lunga questo sound tende a risultare troppo monocorde bisogna ammettere che questi ragazzi ci sanno fare e Max Rebel al microfono (e chitarra) è un singer davver notevole, adattissimo per lo stile proposto.

Un bel lavoro questo “Life on Ares ”, ma che poco aggiunge a quanto già sentito in questo genere da tante altre band. Insomma talento si ma come personalità si può migliorare!

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Federico Orano    15 Gennaio, 2019
#1 recensione  -  

Forse pubblicare un live album dopo solamente tre uscite discografiche (due full lenght ed un ep) è un piccolo azzardo anche al giorno d'oggi, ma i Reverence hanno saputo meritare diversi elogi con il loro Us power metal potente e melodico soprattutto con il bellissimo “Gods Of War” del 2015.

La band è formata da musicisti ben noti nella scena statunitense come Scott Oliva alla voce (ex-WindWraith, Innerstrength), Steve ‘Dr. Killdrums’ Wacholz alla batteria (ex-Savatage/Crimson Glory), Bryan Holland (ex-Tokyo Blade) e Paul Kleff (ex-Metal Church live, FireWolfe) alle chitarre e Russ Pzutto (Twisted Sister live, Dee Snider).al basso. Il sound ci porta su territori heavy/power di band come Savatage, Judas Priest, Brainstorm e Primal Fear. “Vengeance Is…Live“ raccoglie così quindici pezzi provenienti dalla discografia della band di Detroit, che dimostra anche dal vivo di avere un'attitudine davvero encomiabile. La favolosa “ Angel In Black” mostra tutto il potenziale di Scott Oliva e soci per un pezzo alla Primal Fear, le potenti “Revolution Rising” e “Vengeace Is Mine” sono delle mazzate power/heavy di spessore mentre l'arpeggio della favolosa ”Firelord” ci porta su terriori più consoni agli Iced Earth. Nella setlist trovano spazio anche per un paio di cover ben interpretate con “Wasted Years” degli Iron Maiden e “Power Of The Night” dei Savatage.

Energia a vagonate in questo live targato Reverence. Se non avete seguito la band americana nelle sue precedenti uscite, potete avere una prova della potenza che anche dal vivo riesce a trasmettere.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Federico Orano    12 Gennaio, 2019
#1 recensione  -  

Gli americani Chastain sono tra le band storiche della scena US metal e per festeggiare i trentanni del loro classico "The Voice of the Cult", la Pure Steel ha deciso di ristampare il disco in versione rimasterizzata.

Con la formazione che vedeva David T. Chastain alla chitarra, Leather Leone alla voce, Mike Skimmerhorn al basso e Ken Mary alla batteria, i Chastain dimostrano di saperci fare alla grande con riff potenti ed un gran pathos che accompagna i brani, merito soprattutto dell'interpretazione vocale della bravissima Leather. La sua voce portentosa è una montagna di adrenalina pronta ad abbattersi sull'ascoltatore e brani come “The Voice Of The Cult ” e “Share Yourself With Me” sono qui proprio per dimostrarlo. Il buon David invece costruisce la base dei brani su riff di chitarra dinamici e aperture soliste davvero azzeccate e si esalta sulle strumentali “The Voice Of The Cult ” e “Evil For Evil”. La chiusura è fenomenale grazie alla hit “Take Me Home” che accompagna l'ascoltatore con atmosfere ottantiane.

Una ristampa consigliata a chi adora il power/heavy metal. I Chastain ci sapevano fare eccome e questo disco, anche se originariamente pubblicato ben 3 decadi fa, è ancora capace di suonare attuale e di spaccare i culi!

Trovi utile questa opinione? 
10
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Federico Orano    11 Gennaio, 2019
#1 recensione  -  

Siamo nel 1982 e i Midnight Force pubblicano il loro debutto “Dunsinane”. Come dite? Non siamo nel 1982? Gennaio 2019? Siete sicuri? Beh vi posso assicurare che per questo quartetto scozzese il tempo si è fermato negli anni 80 o almeno questo è quello che pare all'ascolto di questi brani,

Primissimi Judas Priest, Cirith Ungol, Accept e tutte quelle band che hanno scritto le pagine importanti dell'heavy/speed metal in quegli anni sono da ispirazione in questi otto brani. Una produzione molto eighties aiuta a tornare indietro nel tempo perchè vi assicuro che se mettete le cuffie e vi sparate queste songs ad occhi chiusi potrete davvero immergervi negli anni ottanta. Detto questo non è tutto oro ciò che luccica in questo disco, anzi. La voce di John Gunn non convince affatto e i pezzi non è che siano un'esplosione di creatività ed ispirazione, anzi. I ritmi sempre sostenuti di “Killer” e “The Scarlet Citadel” faranno la felicità di tutti i defenders rimasti ancorati al sound di quattro decadi fa. Ma ai giorni nostri è difficile trovare molto di interessante in un lavoro come questo anche se in alcuni passaggi la band dimostra di saper trovare buone soluzioni come nell'epica “Down With The King”.

Quarantacinque minuti di purissimo heavy metal che arriva dagli anni 80 ma che non ha troppo da dire ai giorni nostri. Un lavoro per i veri nostalgici questo è certo!

Trovi utile questa opinione? 
10
Segnala questa recensione ad un moderatore
releases
 
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Federico Orano    11 Gennaio, 2019
#1 recensione  -  

Groove metal potente e diretto per i Full House Brew Crew, band greca che si rimette in gioco con “Me Against You” dopo alcuni anni di pausa dal 2011, anno del debutto “Bet It All”.

Il quartetto greco del leader Vagelis "Van" Karzis, membro dei backster Rotting Christ, ci sa fare eccome e lo dimostra con una manciata di brani davvero ben composti e supportati da una produzione potente e pulita. Sono dei riff portentosi a guidare le songs contenute in questo “Me Against You” come la buonissima opener “Cannot Be Judged” o la potente title track, dove le influenze arrivano fino al thrash metal dei Pantera. Un mood malinconico e moderno accompagna costantemente il sound targato FHBC che ogni tanto decide di piazzare qualche momento più melodico e alternativo come in “When I Crossed That Door!”, più alla AlterBridge. Echi di Black Label Society e Corrosion Of Conformity arrivano forte con pezzi come “Bring The Chaos” e “No One's Safe”, in una tracklist che tira sempre dritto senza pause.

Un disco esemplare per molti aspetti che ci sotterra sotto una vagonata di potenza. Ma alla lunga questo sound può risultare fin troppo lineare e questo potrebbe pesare parecchio sulla longevità del lavoro in questione.

Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
1403 risultati - visualizzati 21 - 30 « 1 2 3 4 5 6 ... 7 141 »
Powered by JReviews

releases

Il secondo disco dei Thornbridge è davvero notevole
Valutazione Autore
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Accept: terrore sinfonico on stage
Valutazione Autore
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
I Suidakra propongono un album Celtic acustico lontano dalla loro discografia.
Valutazione Autore
 
2.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
TrollfesT: I folk-troll norvegesi tornano con una nuova esplosiva miscela di stili
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Halcyon Way: la band di Atlanta di nuovo alla carica
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Autoproduzioni

Gli Ancient Bards ed il secondo capitolo della "Black crystal sword saga"
Valutazione Autore
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Il sesto album dei Belladonna, come sempre molto eleganti
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Un'onesta uscita questo terzo disco dei bielorussi Vistery
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Troppo breve il demo dei Tensor per poterne dare un giudizio completo
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Vandor, un debutto ancora alquanto acerbo
Valutazione Autore
 
2.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

partners

No tabs to display

allaroundmetal all rights reserved. - grafica e design by Andrea Dolzan

Login

Sign In

User Registration
or Annulla