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Opinione scritta da Raffaele Acampa

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    07 Febbraio, 2017
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Progressive metal dall'anima moderna, il doppio cd che mi trovo tra le mani si presenta come un lavoro complesso, strutturalmente interessante, e sicuramente di non facile ascolto. Errai è un quattro tracce estratte da Polaris del 2015 e rivisitate in chiave ambient, nel quale gli inglesi Tesseract dimostrano di essere musicisti a 360 gradi. Il lavoro segue uno schema ben preciso, con mid-tempo che si alternano a momenti più intensi, e quelle atmosfere drammatiche e poetiche che fanno dei Tesseract una di quelle band che si ama o si odia senza mezzi termini. Nessun vezzo puramente tecnico, ma una estrema cura nella composizione e negli arrangiamenti, con l'unico intento di affascinare e rapire. Evocative le linee vocali, vengono supportate da una sezione ritmica incisiva e capace di tessere trame accattivanti, dando così corpo e forma ad un lavoro dalle mille sfumature ma coerente con l'idea di musica della band. Molte le fonti ispiratrici, dai Disillusion ai Faith No More, passando per i Pain Of Salvation, ma i Tesseract hanno la loro identità, un marchio di fabbrica ben definito. La parola d'ordine è groove e la band ne ha da vendere. Siamo di fronte ad un vero e proprio gioiello che dimostra quanto ancora il panorama metal abbia da dire, alla faccia di coloro che non ci credono. Da ascoltare.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    22 Dicembre, 2016
Ultimo aggiornamento: 22 Dicembre, 2016
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Vincenzo Avallone è una realtà made in Italy che non può passare inosservata. Chitarrista, compositore e produttore, ci propone questo Escape Velocity, gioiellino di melodic metal dalle mille sfumature. I quindici anni di studi musicali sono la base della sua preparazione tecnico-stilistica: un lavoro ben strutturato, equilibrato, che non presenta falle e, pur non spiccando di originalità, risulta piacevole all’ascolto. Molti sono i richiami ai maestri del genere, su tutti Angra e Kamelot, anche grazie agli ottimi musicisti che lo supportano e completano la line-up. L’alternarsi del cantato a lunghe parti strumentali definisce la personalità del musicista che, non di rado, esce dagli schemi del metal per approdare in lidi più atmosferici e sognanti: arpeggi, tappeti di synth e cori rendono il lavoro davvero interessante e vario. Con una durata media di quattro minuti, le dieci tracce esprimono tutta la loro intensità, scelta oculata a mio parere, che rapisce l’ascoltatore senza che questi perda l’interesse o l’attenzione. Io lo consiglio, c’è tanta carne al fuoco, poi non dite che non vi avevo avvisato!

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    29 Novembre, 2016
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Nuovo capitolo per gli italici Ibridoma: December è il titolo del sesto lavoro ma, nonostante l’esperienza accumulata, sono ancora ben lontani dal realizzare un prodotto competitivo nel mercato attuale. Heavy metal scanzonato, trito e ritrito, dagli arrangiamenti estremamente elementari e senza alcuno spunto interessante. L’esecuzione non spinge il piede sull’acceleratore e la produzione sicuramente non migliora il prodotto. Nella biografia la band dichiara di aver suonato al fianco di nomi blasonati, ma realmente non riesco a trovare alcuna assonanza che li possa accomunare. Il lavoro mi lascia un po’ di amaro in bocca, onestamente mi aspettavo ben altro. Di tanto in tanto, un timido accenno di qualcosa di interessante fa capolino, ma non basta, e la partecipazione di nomi quali Paul Di Anno e Blaze Bayley non ne risolleva le sorti. Le tracce non tirano, ma il genere che hanno scelto richiede proprio il contrario. Sono dell’idea che la band abbia tutte le carte in regola per il grande salto, ma c’è da lavorare. In bocca al lupo.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    16 Settembre, 2016
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Impossibile definire i MYR. Fine. Habits è un lavoro complesso nel suo insieme, un piccolo gioiello made in Italy lontano da ogni schema ma con un intento ben preciso: stupire e affascinare. Modern metal che sfocia nel prog nordeuropeo, complesso al punto giusto, evocativo ma allo stesso tempo diretto, che disegna trame ben precise attraverso il magistrale lavoro dei quattro musicisti. Niente eccessi, ma tutto studiato per arrivare dritti al cervello: l'alternanza di riff compatti e momenti di intensa drammaticità rendono il lavoro vario e scorrevole, piacevole all'ascolto e mai ripetitivo. Molte le influenze, dalle più classiche del genere a quelle più moderne dei Tool, fino ad arrivare a piccoli camei che riportano piacevolmente alla memoria il buon King Diamond. Pochi gli interventi di solos, caratteristica distintiva della band che preferisce lasciare maggiore spazio al lavoro di insieme piuttosto che dare risalto al dettaglio. Personalità: livello massimo. Confesso di aver ascoltato più volte (ed ascoltare ancora) Habits, scoprendo ogni volta qualche sfumatura diversa. Interessante anche il loro modo di concepire il lavoro di composizione: a tal riguardo darei una occhiata alla loro pagina Facebook e al video ufficiale di Addiction. Consigliatissimo!

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    02 Luglio, 2016
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Non mi era ancora capitato di recensire una band proveniente da Santiago del Cile e, a dirla tutta, è stata una grandiosa scoperta. I Bauda suonano rock sperimentale tendente al progressive melodico di matrice nord-europea, ma il sound è pregno delle radici musicali della propria terra. Molta elettronica, armonie sognanti e atmosfere sospese accompagnano l’ascoltatore durante tutta la durata di Sporelights: le tracce, fortemente evocative, scorrono fluide e ammaliano. Le melodie strizzano l’occhio al pop-punk dell’utimo decennio, ovviamente adattato ed inserito nel contesto Bauda: la terza traccia, Sporelights, ne è l’esempio più lampante. Molti anche gli interventi strumentali con una particolare attenzione all’equilibrio, e pochi i momenti in cui la band spinge davvero il piede sull’acceleratore, lanciandosi, come in Asleep in layers, in una track trascinante ma allo stesso tempo che conserva le caratteristiche atmosfere galleggiati.
Terzo full per la band, un lavoro complesso nella sua semplicità, ma con una forte personalità che esce fuori dagli schemi di ciò che si trova in giro. Io lo consiglio, ma già so che voi lo ascolterete.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    12 Mag, 2016
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Secondo atto per i finlandesi Minutian. A distanza di quattro anni da Repercussions, e dopo l’improvvisa scomparsa del chitarrista Jaakko Jenberg, la band ci propone un nuovo lavoro di tutto rispetto: come ci si poteva aspettare, Inwards mantiene lo stile compositivo del predecessore, mostrando una forte personalità che rende i Minutian una band fuori dal coro. I finlandesi non deludono, proponendo un intenso progressive rock dal piglio teatrale e dalle atmosfere cupe e sospese. Non premono il piede sull'acceleratore, ma preferiscono giocare sull’intreccio emozionale. La band è un meccanismo rodato, i cui componenti mantengono un preciso equilibrio che mette in evidenza il risultato complessivo senza la presenza di prime-donne. Un lavoro sicuramente di non facile ascolto, impegnativo, da seguire con attenzione per poterne cogliere tutte le sfumature, pregno delle atmosfere nordeuropee, introspettivo nella sua essenza, che metterà a dura prova la vostra attenzione. I Minutian sono una di quelle band che si ama o si odia, senza mezzi termini: sta a voi decidere. Consigliato.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    12 Marzo, 2016
Ultimo aggiornamento: 12 Marzo, 2016
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Dopo ripetuti ascolti ho il piacere di buttare giù qualche riga per gli italici Schysma: modern metal con accenni di elettronica e progressive, l’attitudine ad una certa personalità, e le reminiscenze del meglio del prog metal di band come Mystere De Notre Dame, Leviathan e Ivanhoe, sono le fondamenta su cui nasce Idiosyncrasy, loro primo full-lenght. Dodici tracce per altrettanti momenti di musica ben composta e suonata: l’equilibrio nelle strutture rende l’ascolto piacevole, scorrevole ma mai scontato, e l’alchimia tra i diversi know-how artistici incide in maniera prepotente, rendendo ben definito il risultato finale.
Un certo “stile italiano” inoltre caratterizza il lavoro, mettendo in evidenza le solide radici musicali del combo. Sono sicuro che la band abbia ancora molto da dire, quindi aspetto il loro terzo lavoro (tenendo conto anche dell’EP del 2012 Imperfect Dichotomy) per avere le conferme che mi aspetto. Una bella realtà italiana da scoprire. Consigliato!

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    30 Gennaio, 2016
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Con un prog melodico, in bilico tra scuola americana ed europea, i tedeschi Aenemica danno alla luce il loro primo lavoro ufficiale. Quello che salta subito all’occhio è la durata dell’opera: poco più di venticinque minuti, distribuiti in sette tracce, in cui la band dimostra come si può essere competitivi in un mercato dal valore artistico molto alto.
Empty Inside scorre senza problemi, affascina con le sue melodie e trascina nei momenti più prog, un giusto mix che evidenzia tutte le potenzialità del quintetto. Last goodbye è la traccia che più incarna lo spirito della band: la giusta dose di melodia, unita ad una forte drammaticità e ad un interessante lavoro ritmico, regalano all’ascoltatore emozioni che fanno immediata presa. Gli Aenemica hanno le idee ben precise, mantengono una coerenza musicale durante tutta la durata del cd, e affascinano l’ascoltatore con personalità e maestria. Lavorano come un unico organismo, una macchina atta a generare emozioni profonde. Ancora un’altra dimostrazione di come l’Europa continui a sfornare ottima musica metal.

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    06 Gennaio, 2016
Ultimo aggiornamento: 06 Gennaio, 2016
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Vive di atmosfere rarefatte e di un eclettismo senza limite questo Limbosis dei polacchi Abstrakt. Una forte carica interpretativa permea tutto il lavoro mantenendo una coerenza strutturale veramente interessante e senza mai annoiare l’ascoltatore.
A tratti claustrofobico, il sound degli Abstrakt è fortemente ricercato, ipnotico negli arpeggi e teatrale nella voce che, senza troppi complimenti, sfodera incisi davvero notevoli e talvolta mi riporta alla memoria il meglio del maestro Geoff Tate. La sezione ritmica, senza alcuna esasperazione tecnica, riesce a ricreare trame fitte che solleticano l’interesse mantenendo viva l’attenzione. La band preferisce momenti ambient ai solos, utilizzando arpeggiatori e string che imprimono carattere e una vena etnica al lavoro. Non mancano quindi richiami a mostri sacri del genere quali Queensryche, Rush e Marillion, tanto per citarne alcuni.
E’ un cd sicuramente da ascoltare senza tralasciare alcuna sfumatura, e che metterà a dura prova anche i fans più accaniti del genere. Consigliato!

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Opinione inserita da Raffaele Acampa    28 Novembre, 2015
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Dalla Francia con tanta cattiveria. 25 Years Of Death Metal è il titolo di questo doppio cd che raccoglie la carriera dei Ghusa sotto la bandiera di L. Chuck D.. Sulla scia di band come Nihilist, Entombed, Grave e Dismember i Ghusa calcano la scena dal 1994 con l’uscita della loro prima demo. Con un death metal di stampo europeo, senza troppi compromessi e a tratti sin troppo facile nell’ascolto, la band dimostra di avere una longevità fuori dal comune, tenendo conto anche della ristretta produzione discografica in venticinque anni (due demo ed un full nel 2006): la coerenza musicale è sicuramente uno dei loro punti di forza ma poco adatta al mercato moderno, questo rende il prodotto poco appetibile. La presenza di cover non basta per attirare un pubblico più ampio e anche la produzione lascia alquanto a desiderare. Non trovo questa una buona mossa commerciale e non ne capisco il senso quando il mondo metal è abbondantemente inondato da nuove e più interessanti proposte. La scarsa presenza in rete, inoltre, non è certo un punto a favore: difficoltà a reperire notizie, mancanza di un sito, solo una pagina su Facebook senza onore né gloria. Strettamente consigliato ai fans e a chi è curioso di ascoltare un po’ di death metal vintage… ma senza impegno.

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