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I Sonata Arctica e l’antitesi di “Unia”…Pronti ad arrabbiarvi di nuovo? I Sonata Arctica e l’antitesi di “Unia”…Pronti ad arrabbiarvi di nuovo? Hot

I Sonata Arctica e l’antitesi di “Unia”…Pronti ad arrabbiarvi di nuovo?

recensioni

titolo
Stones Grow Her Name
etichetta
Nuclear Blast/Audioglobe
Anno

 

1.      Only the broken hearts (Make you Beautiful)

 

2.      Shitload o'money

 

3.      Losing my insanity

 

4.      Somewhere close to you

 

5.      I have a right

 

6.      Alone in heaven

 

7.      The day

 

8.      Cinderblox

 

9.      Don't be mean

 

10.  Wildfire, Part II: One with the mountain

 

11.  Wildfire, Part III: Wildfire town, population: 0

 

opinioni autore

 
I Sonata Arctica e l’antitesi di “Unia”…Pronti ad arrabbiarvi di nuovo? 2012-05-28 20:40:53 Gianni Izzo
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Gianni Izzo    28 Mag, 2012
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Scritto durante i “momenti morti” del tour di “The Days Of Grays” che li ha portati per circa un paio d’anni in giro per il mondo, ”Stones Grow Her Name” non mancherà di dividere di nuovo i fans dei Sonata Arctica che da “Winterheart’s Guild” in poi, hanno sempre accusato qualche malessere di troppo ad ogni nuova uscita della band finlandese. Per quel che mi riguarda faccio parte di coloro che hanno appoggiato i Sonata Arctica in tutte le loro scelte proprio a partire da “Reckoning Night”, apprezzando appieno quell’album, come del resto il difficilissimo “Unia” o il darkeggiante ed orchestrale “The Days Of Grays”. Ma ora tocca a ”Stones Grow Her Name” ed è tutta un’altra storia. La scelta di fare un disco più diretto e semplice, è chiara, ma l’ascolto è inverosimilmente costellato di tanti punti interrogativi. Lo penso ascoltando ”The Day” che aldilà di un irritante suono delle tastiere così terribilmente anni ’80, di fatto ha una linea vocale nelle strofe che poco si dissocia dalla ballata “As if the world wasn’t ending”. Lo sottolineo ascoltando l’ultimo pezzo che durante il momento più soft riprende a piene mani le orchestrazioni di “Dethaura”: era forse meglio aspettare un po’ più di tempo prima di rilasciare un nuovo disco con questi palesi deja vù? Il singolo ”I Have A Right” e l’opener hanno dei buoni refrain radiofonici ed immediati, ma la loro struttura è talmente semplificata da farle risultare piatte e fin troppo ripetitive, supportate solo da una produzione superlativa e dalla capacità unica di Tony Kakko di creare cori e armonizzazioni sempre interessanti. Questo del refrain ripetuto allo stremo sarà una costante dell’album, ne esempio anche la power metal song ”Losing My Insanity”, ma l’intero pezzo sembra quasi una bonus track, fin troppo banalotta ancora la trovata melodica per una band come i Sonata Arctica. Ammetto che per fortuna ci sono cose interessanti, se magari l’hard rock di ”Shitload o’Money” non vi esalterà più di tanto, magari vi piacerà la durissima sperimentazione di ”Somewhere Close To You”, sulla scia di “Zeroes” o “The Dead Skin” dell’album precedente, oppure le atmosfere care ai Queen che i Sonata Arctica sfoggiano al meglio in ”Alone In Heaven”. L'album vuole essere costellato di buoni propositi e momenti positivisti, infatti il fiore all'occhiello arriva con il divertentissimo speed country metal di ”Cindlerbox” dove il banjo dell’ospite Peter Emberg duetta insieme al violino contro gli strumenti classici del metal. Una breve ballata da mestieranti e tornano le atmosfere un pò più classiche degli ultimi Sonata, con i due episodi della mai annunciata trilogia di “Wildfire”, il primo più prog oriented, il secondo molto più duro, con un buon botta e risposta tra i bei riff di chitarra e le tastiere futuristiche. Purtroppo nonostante questi buoni episodi ammetto che è la prima volta dopo tanti anni che ho già posato un disco dei Sonata Arctica sullo scaffale. Peccato.

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