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Underfloor: rock italiano di classe Underfloor: rock italiano di classe Hot

Underfloor: rock italiano di classe

recensioni

titolo
"Quattro"
etichetta
Suburban Sky Records
Anno

 

TRACK LIST

1.      Come un gioco

2.      Don’t mind

3.      Indian Song

4.      Lei non sa

5.      Linea di confine

6.      Solaris

7.      Intorno a me

8.      Stomp

9.      L’uomo dei palloni

10.  Sul fondo

 

 

LINE UP

Guido Melis(voce e basso elettrico)

Marco Superti (chitarra elettrica ed acustica)

Giulia Nuti (Viola e tastiere)

Lorenzo Desiati (Batteria)

opinioni autore

 
Underfloor: rock italiano di classe 2013-07-01 14:19:35 Ninni Cangiano
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    01 Luglio, 2013
Ultimo aggiornamento: 01 Luglio, 2013
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Quando mi è stata proposta questa recensione, mi sono posto delle domande sul significato del nome del nostro sito: cosa può significare “all around” se non tutto quello che sta attorno al metal? E non può stare attorno alla musica metal anche il rock italiano? Ci stanno la musica elettronica e l’EBM di cui abbiamo spesso ampiamente parlato su queste pagine, perché non anche il puro e semplice rock italiano? E’ stato per questo che ho accettato e deciso di imbattermi in “Quattro” dei toscani Underfloor, band attiva addirittura da un decennio ma di cui, mea culpa, causa ascolti più “metallici”, ne ho ignorato l’esistenza fino a poco tempo fa. Se nel mio lontano passato, mi sono lasciato conquistare dai Litfiba della Trilogia del potere, dai vecchi Diaframma, o dai Timoria di Renga, o anche dai primissimi Negrita, forse anche questi Underfloor, se mi fossero capitati prima tra le mani, mi avrebbero ugualmente convinto. Lo stile è avvicinabile ai vecchi Timoria (quelli di “Viaggio senza vento”, “Storie per vivere” o altri capolavori dei primi anni ‘90), ma anche a certe cose dei primi Negrita (dell’album omonimo o di “Paradisi per illusi”, quando ancora non si erano “commercializzati”), ma con i dovuti distinguo, dato che il punto di forza degli Underfloor sta nel basso di Guido Melis, vero e proprio strumento protagonista che non può non far venire in mente un po’ lo stile del grande Gianni Maroccolo, quando i Litfiba erano ancora una band apprezzabile (quindi fino all’album “3”). E’ attorno a questo strumento che il songwriting degli Underfloor si sviluppa (ascoltate “Indian song” per comprendere!), con connotati misterici ed onirici che lasciano correre lontano la mente, specie se ci si trova nelle giuste condizioni di spirito. La loro musica non è per nulla semplice, contaminata continuamente da trovate diverse, passando per digressioni jazz/blueseggianti, parti elettroniche, psichedeliche, fino andando a scomodare il prog degli anni ’70.... insomma un mix micidiale, eterogeneo, difficile al primo impatto, ma indubbiamente ben riuscito ed alla lunga anche convincente! Naturalmente per concepire e realizzare musica del genere, ci vogliono musicisti all’altezza e devo dire che questi quattro fiorentini mi è sembrato che ci sappiano fare, almeno dal punto di vista tecnico. Bravi davvero questi Underfloor e questo “Quattro” (appunto quarto album della loro carriera, che fantasia!) è un disco notevole che può trovar sicuramente posto nella collezione di chi ascolta anche sonorità più “morbide”; se, insomma, non siete solo truci metallari, date loro un ascolto, potrebbero conquistarvi...

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