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Death SS: il bastone del comando è ancora loro. Death SS: il bastone del comando è ancora loro. Hot

Death SS: il bastone del comando è ancora loro.

recensioni

gruppo
titolo
“Resurrection”
etichetta
Lucifer Rising Records
Anno

 

 

01.  Revived

02.  The Crimson Shrine

03.  The Darkest Night

04.  Dyonisus

05.  Eaters

06.  Star In Sight

07.  Ogre’s Lullabye

08.  Santa Muerte

09.  The Devil’s Graal

10.  The Song Of Adoration

11.  Precognition

12.  Bad Luck

opinioni autore

Voto medio dell'autore: 2 user(s)

voto 
 
4.5  (2)

 
Death SS: il bastone del comando è ancora loro. 2013-09-16 18:34:25 Marco Doné
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Marco Doné    16 Settembre, 2013
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Anno 2013, dopo anni di letargo una creatura del male decide di risvegliarsi e tornare a tormentare i nostri sogni… Questo avrà pensato Steve Sylvester quando ha deciso di porre fine al breve letargo dato a quella creatura del male che risponde al nome Death SS. Tutti i fans della band (tra cui il sottoscritto) speravano che questo letargo finisse presto e finalmente eccoci qui a parlare di questo nuovo Ressurrection. Ma andiamo per gradi, i Death SS del 2013 presentano una nuova formazione, sono tornati ad essere un quintetto con una new entry alla batteria, l’ottimo Bozo Wolff . Gli altri componenti della band non hanno sicuramente bisogno di presentazione, alle tastiere Freddy Delirio, al basso Glenn Strange, alla chitarra il fenomenale Al DeNoble (Alessandro Lonobile gia attivo con i Secret Sphere) ed ovviamente l’intramontabile e carismatico Steve Sylvester. Dopo le dovute presentazioni andiamo al sodo parlando di quello che a noi interessa di più, la musica. Il disco si presenta con una doppia veste, le canzoni con numerazione dispari sono canzoni che andranno a far parte di colonne sonore per alcune pellicole curate dalla casa cinematografica indipendente, la Manetti Bros, con la quale Steve ha collaborato, mentre le canzoni con numerazione pari portano avanti il concept horror/esoterico che da sempre accompagna la band. Il disco si apre con Revived, composizione che, per suoni e struttura, può facilmente rimandare al disco The Seventh Seal, con un chitarrone, passatemi il termine, sintetico a farla da padrone su tutta la durata del pezzo. A seguire tocca a The Crimson Shrine, qui il livello raggiunto è sensazionale, forse uno degli apici del disco. La canzone con le sue atmosfere goticheggianti sembra uscire direttamente da quel capolavoro intitolato Do What Thou Wilt. Primi due pezzi e miglior inizio non si poteva avere. Subito dopo ci imbattiamo in The Darkest Night, canzone che non ha sicuramente bisogno di presentazione visto che è stata l’apripista del disco con l’omonimo ep. Un ritornello strappaorecchi e ritmiche serrate, l’episopdio più classicamente heavy metal del disco. Degne di nota le prestazioni di Al DeNoble e Bozo Wolff. Altra traccia che fa ritornare alla mente Do What Thou Wilt è Dyonisus, un altro degli apici del disco. Un orecchio attento può notare che tra le canzoni a numerazioni dispari e quelle pari, ci sono delle piccolissime differenze di stile. Le canzoni a numerazioni pari presentano una struttura forse più articolata e le atmosfere riconducono, come più volte sottolineato, a Do What Thou Wilt. Ripeto, un orecchio attento lo può notare, ciò non significa che il disco non presenti una marcata impronta tipicamente Death SS. Proseguendo l’ascolto del disco non si può non segnalare Star In Sight, canzone veramente ben strutturata con un ritornello azzeccatissimo. Basata su un passo del libro “Magick In Theory And Practice” di Alister Crowley, questa canzone rappresenta la sua corretta trasmutazione in musica. Altro pezzo da novanta è The Song Of Adoration, un intro spettrale ci introduce ad una canzone in cui a farla da padrone sono ancora quelle atmosfere gotico/horrorifiche, un giro di chitarra da brividi ed uno Steve vero mattatore della canzone. Da segnalare la splendida Ogre’s Lullaby, forse , assieme a Ther Darkest Night, il miglior capitolo per quanto riguarda le tracce per soundtrack realizzate in questo Resurrection. La traccia, è pesante, oscura, cupa, un inno dell’horror doom, una ninnananna per accompagnarci verso una notte fatta d’incubi. Ottima anche Bad Luck (letteralmente sfiga!!!!) posta in chiusura del disco. Traccia in cui, in maniera spiritosa, Steve si toglie qualche sassolino dalle scarpe verso tutti quei benpensanti che hanno sempre etichettato i Death SS come portatori di sfiga… La canzone ha un che di Alice Cooper e ben si presta al tono ironico dato da Steve.

Questo Ressurection ci offre una band viva con ancora molto da dire, un disco che riesce a combinare alla perfezione il passato più lontano e quello più recente di una tra le più importanti horror band di sempre. Il disco è veramente ben curato, stupendo l’artwork curato da Emanuele Taglietti, ed ottima la scelta dei suoni. La prestazione dei singoli poi, in particolare Al DeNoble e Freddy Delirio, è superlativa.
Per i collezionisti: il disco è uscito in un lussuosissimo formato double vinyl limitato a 999 copie, non fatevelo scappare…

Non possiamo che dare il bentornato a Steve e soci e attendere che il loro teatro dell’orrore inizi presto a mettersi in cammino, i palchi attendono d’esser messi a ferro e fuoco.

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Death SS: il bastone del comando è ancora loro. 2013-06-05 09:27:04 Corrado Franceschini
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Corrado Franceschini    05 Giugno, 2013
Ultimo aggiornamento: 05 Giugno, 2013
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Dopo avere apposto il settimo sigillo ed avere legato a se e al diavolo I suoi ascoltatori, Steve Sylvester aveva “congelato” la sua creatura in attesa di segnali a noi sconosciuti che ne decretassero la fine o la riportassero in vita. Il carismatico leader non era rimasto con le mani in mano dando vita al progetto W.O.G.U.E. (nome preso dopo la “scomunica” da parte dell’ Opus Dei nell’usare l’omonima sigla), recitando ne “L’Ispettore Coliandro” e facendo piccoli camei in diverse produzioni cinematografiche. Nel 2012 era anche uscito L’E.P. “The Darkest Night”, colonna sonora dell’ omonimo film su un serial killer, ma “Resurrection” rappresenta l’unica e vera rinascita della oscura e “orrorosa” avventura dei Death SS. Penso che in ognuno di noi esiste un filo sottile che lega tutte le nostre passioni e le nostre cose e reputo “Resurrection” come la quadratura del cerchio per ciò che riguarda Steve. Dico così perché a cominciare dalla copertina disegnata da Emanuele Taglietti (Zora, Sukia, etc) che rimanda ai fumetti degli anni 70/80, grande passione del nostro, per continuare con alcuni testi delle canzoni ispirati a poemi o racconti di Aleister Crowley, per finire con alcune canzoni dei film e serie televisive di cui ho parlato sopra, c’è una sorta di quadro completo, o quasi, del mastermind. Come se non bastasse Steve ha anche voluto produrre il Cd avvalendosi dell’aiuto “tecnico” del tastierista Freddy Delirio e devo dire che il lavoro svolto sotto il profilo di suono e mixaggio è soddisfacente. Nei 12 brani di “Resurrection” non è presente un genere ben definito quanto piuttosto un pout pourri dei suoni che hanno caratterizzato i precedenti lavori del gruppo. Hard battente e pseudo Industrial marziale su “Revived”. Hard con tastiere e solo scatenato di chitarra da parte di Al Denoble su “The Crimson Shrine”. Ritmo Heavy veloce fuso con il Prog Metal su “The Darkest Night”, semplice Goth anni ottanta con bella apertura atmosferica in “Dyonisus”. Industrial Rock con tanto di intro Horror e apertura di chitarra “spaziale/sperimentale” in “Eaters”, tastiere evocative e vari cambi su “Star In Sight” . Dark sound nella migliore tradizione oscura dei seventies con una atmosfera malata in “Ogre’s Lullabye”. La musica che ascoltiamo su “Santa Muerte” è un misto di contaminazioni di stili diversi ma potrebbe anche ricordare in qualche fase i Red Hot Chili Peppers. Il brano è dedicato alla santa dalle fattezze scheletriche del culto ispanico; santa “adottata” dai Narcos. Steve stesso descrive il pezzo, alla luce della assonanza “SantiSSima Muerte/Death SS” come un altro aspetto della sua creatura. “The Devil’s Graal” tocca varie velocità prima di lasciare spazio ad un solo di chitarra in pieno volo pindarico. Hard e Dark ossianici, chitarra in evidenza e tastiere ben presenti, troppo alte e “invadenti”, sono gli ingredienti base dell’orrorifica “The Song Of Adoration”. “Precognition” è un bell’ Hard ‘n’ Heavy moderno con lievi influssi Industrial. In chiusura troviamo quello che Sylvester definisce un divertissement creato apposta per quelli che difiniscono i Death SS con l’appellativo di porta sfiga. “Bad Luck”, questo il titolo, è il pezzo più pesante del disco e quello che prediligo per ciò che riguarda il suono: riff Heavy, bell’incedere, ritornello centrato in pieno ed una fase di chitarra bella energica. Se questo è quanto ci attende nel futuro dei Death SS non è dato saperlo ma quello che conta è che il gruppo è tornato a prendersi ciò che gli spetta di diritto ovvero lo scettro di signore dell’oscurità.

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