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Damnation Gallery: l'inferno può attendere. Damnation Gallery: l'inferno può attendere. Hot

Damnation Gallery: l'inferno può attendere.

recensioni

titolo
“Broken Time”
etichetta
Black Tears
Anno

Tracklist:
1. Edge Of a Broken Time
2. Hunting Night
3. Nbaya
4. Eclipse Of Mind
5. Inferno
6. The Unnamed
7. Angoscia
8. White Lines
9. Iceberg

Line-up:
Scarlet  - vocals
Lord Edgar  - guitars
Lord Of Plague  - guitars
Low - bass
Coroner  - drums

opinioni autore

 
Damnation Gallery: l'inferno può attendere. 2020-10-19 17:31:24 Corrado Franceschini
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Corrado Franceschini    19 Ottobre, 2020
Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre, 2020
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Se dovessi fare un excursus dei nomi che hanno accostato il Rock alle tematiche Horror susciterei un vespaio. Ognuno direbbe la sua opinione e citerebbe nomi che spaziano da Alice Cooper ai Gwar, dai Cradle Of Filth ai Mortician, e molti altri. Mi limito a ricordarvi che, ancora prima di Alice Cooper, un signore che si faceva chiamare Screaming Lord Sutch aveva “osato” e tanto: parliamo degli anni ’60. Venendo a tempi relativamente più recenti tra i nomi che meritano l’appellativo di Horror Punk o Horror Metal; ciò che ci interessa, basta ricordare i Misfits e gli italiani Death SS. Il nuovo C.D. dei Damnation Gallery dal titolo “Broken Time” viene presentato, appunto, come foriero dell’Horror Metal: un genere che in Italia, nel corso degli anni, ha visto aumentare la popolarità grazie a band come Theatres Des Vampires, Deathless Legacy, P.O.E. (Philosophy of Evil) e molti altri. Le nove tracce del C.D. non hanno un indirizzo musicale univoco ma variano dal Thrash al Metal classico per poi approdare a tematiche Doom, citando spesso nei riffs mostri sacri dei rispettivi generi. La produzione fatta nello studio personale del gruppo da Lord Edgar Halliday (ch) poteva essere migliore. Si sente, infatti, la mancanza di un produttore esterno in grado di correggere il tiro in alcuni frangenti: soprattutto in alcune variazioni del ritmo che risultano essere poco consequenziali. Detto ciò siamo di fronte a un prodotto che ci mostra un cantato rabbioso, a volte maligno, per opera di Scarlet. Una voce femminile che non lesina ruggiti leonini tipo “groaurrr” e che non perde occasione per urlare il suo “disagio”. Le idee messe in campo dal quintetto sono valide e il gruppo si da un gran da fare puntando molto sul basso di Low che si fa sentire a suon di giri marcati e, naturalmente, sulla voce di Scarlet che riesce a tenere in buona maniera le fasi più lente e “leggere”. Tra le canzoni che lasciano il segno vi segnalo “Nbaya”: un pezzo che va in crescendo di velocità per poi arrivare, dopo la metà, ad uno stacco più lento che è stato “estorto” ai Destruction o ai Kreator di “Riot Of Violence”. Pollice in alto anche per “Inferno”: una cavalcata con chitarre down tuned dal solo che si sposa bene al ritmo. Una menzione particolare merita “The Unnamed” che vede come ospite alla voce Steve Sylvester. Anche in questo caso un produttore avrebbe fatto la differenza dato che la voce, registrata da Federico Pedichini al FP Recording Studio di Lucca, a volte non viene seguita a dovere dalla musica. Probabilmente il “timore reverenziale” verso un personaggio carismatico come il leader dei Death SS, unito alla voglia di far bene, hanno giocato un tiro mancino ai Damnation Gallery. Se devo pescare un pezzo che mi ha soddisfatto a pieno vado con “angoscia”. In questo caso il testo in italiano rende bene l’idea di disagio di cui vi ho parlato prima; bella la citazione musicale che la mia mente ha ricondotto a “Dethroned Emperor” dei Celtic Frost prima di arrivare alla parte “trascinata” finale. I Damnation Gallery hanno delle buone carte da giocare e il futuro ci dirà se riusciranno a trasformarle in un poker d’assi.

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