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Il debutto degli Ignited raggiunge la sufficienza Il debutto degli Ignited raggiunge la sufficienza Hot

Il debutto degli Ignited raggiunge la sufficienza

recensioni

gruppo
titolo
"Steelbound"
etichetta
Voice Music
Anno

TRACKLIST:
1. Ignition
2. Pain
3. Steelbound
4. Living in the dark
5. Call me to run
6. Times
7. Ground pounding
8. Shining void
9. Roaring gears
10. Rotting

LINE-UP:
Sama Benedet - Bass
Mauricio Velasco - Drums
Dalton Castro - Guitars
Denis Lima - Vocals

opinioni autore

 
Il debutto degli Ignited raggiunge la sufficienza 2020-08-02 08:55:44 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    02 Agosto, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Arrivano dal Brasile gli Ignited, band formatasi nel 2017 che taglia il traguardo del debut album con questo “Steelbound”, uscito originariamente come autoproduzione a novembre 2019, per essere poi rilasciato dalla label brasiliana Voice Music nel giugno di quest’anno. Il disco è composto da 10 tracce, senza la solita inutilissima intro, per un totale di poco inferiore ai 40 minuti totali; il songwriting quindi si presenta conciso e mai prolisso. L’heavy metal tradizionale della band, con qualche richiamo al power si fa ascoltare piacevolmente, anche se non ho trovato nella tracklist nessuna hit in grado di farti saltare dalla sedia; l’ascolto non è assolutamente faticoso ma, altresì, non ha particolari picchi qualitativi, complice anche un ritmo di batteria non sempre frizzante. Certo, se tutti i pezzi fossero come l’opener “Igntion” o la conclusiva “Rotting”, staremmo a parlare di un disco molto migliore ma, da sole, queste due tracce non sono in grado di far spiccare l’album rispetto alla media. Non ci si deve approcciare a questo full-lenght cercando originalità o innovazione perché non sono questi gli obiettivi degli Ignited, appassionati di queste sonorità classiche, già sentite nel corso degli anni da numerosi altri gruppi sparsi per il mondo. Due parole ritengo di doverle spendere sul cantante Denis Lima, dotato di un’ugola iper-acuta, forse più adatta allo speed metal che a questo genere di heavy/power; credo che urlare dall’inizio alla fine non sia proprio il massimo della vita e dovrebbe badare un po’ di più all’espressività, dando anche colore e calore alla propria prestazione canora. Ma qui, siamo nel campo dei pareri personali che, in quanto tali, sono ampiamente opinabili, quindi ritengo sia meglio chiudere il discorso. “Steelbound” è dotato di piacevole artwork e, come detto, si lascia ascoltare gradevolmente, non siamo di fronte ad un disco che passerà alla storia della musica metal (credo anzi rimarrà con ogni probabilità nell’underground), ma comunque ad un lavoro in grado di strappare sicuramente la sufficienza.

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