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Ottimo debut album per i cechi Infernal Cult Ottimo debut album per i cechi Infernal Cult Hot

Ottimo debut album per i cechi Infernal Cult

recensioni

titolo
All The Lights Faded
etichetta
Autoproduzione
Anno

Line up: 
Martjern - Voce e tutti gli strumenti

Tracklist: 
1. Embrace of Shadows
2. Triangle of Horns
3. Distant From Living
4. Self Destructive Life Resistance
5. Redemption Through Suffering
6. Post - Living Existence
7. Beyond the Dark Corridors
8. All the Lights Faded

opinioni autore

 
Ottimo debut album per i cechi Infernal Cult 2020-07-12 15:17:27 Anthony Weird
voto 
 
4.5
Opinione inserita da Anthony Weird    12 Luglio, 2020
Ultimo aggiornamento: 13 Luglio, 2020
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Il Black Metal porta dentro di sé, in modo intrinseco, una caratteristica comune a ben pochi altri generi, cioè il poter essere sia 'caciarone', sia impegnato, sia maligno all’inverosimile, ma anche introspettivo, toccante, intimo, sensibile e, perché no?, “delicato” come poche altre cose riescono ad essere. Sarà per questo motivo che mi ha sempre affascinato e l’ho sempre sentito un genere affine a me, al mio modo di essere, anche nelle sue forme più intricate, occulte e spesso deliranti. Tuttavia, questa tanto amata peculiarità del genere stesso, lo porta ad essere sempre di più un prodotto per pochi, troppo, troppo spesso non capito e snaturato, anche tra gli stessi blackster, che spesso (ahimè) si fermano allo strato più superficiale di un'arte tanto raffinata e complicata. Ecco quindi nascere, fortunatamente, gruppi e progetti sempre più risicati, composti da due o anche solo un componente, che nella maggior parte dei casi rinunciano alla sede live, per concentrare le forze e le poche risorse, al lavoro su disco. Questo infatti sembra essere il caso degli Infernal Cult, one-man-band che arriva direttamente da Praga, che con "All The Lights Faded" firma il primo full-length. “Embrace of Shadows” apre le danze con un riff dissonato e melodico, in pieno stile blackned death. Bellissima la voce di Martjern che entra di prepotenza. Palesi sono i riferimenti a band come Mgła, Burzum, ma anche Enslaved, Darkthrone (anche se meno rozzi) ed addirittura Emperor e Silencer. Grande spazio alla componente strumentale, lasciando la voce a disperarsi nei momenti giusti, per poi essere solo un contorno al resto del brano, che trasuda una grande oscurità ma anche depressione, malinconia. Si tratta del tipo di Black Metal che più amo e apprezzo, quello che resta in bilico tra la rabbia, la furia delle tenebre e delle fiamme e che si avvicina di più al gotico con la tristezza, la consapevolezza che siamo anime perse in un limbo oscuro e dimenticato, che non c’è via d’uscita e che abbiamo anche smesso di cercarla. Black metal grezzo quindi, minimale, dove i riff circolari e veloci sono l’anima della composizione. Batteria sempre in primo piano, possente e massiccia, ma mancante del classico tappeto di doppia cassa a cui io sono personalmente molto legato, ma non per questo i blast beat mancano, anzi spesso i brani sono una cannonata in pieno petto, una scarica di colpi che rimbombano tra le costole e la voglia di sbattere la testa cresce incontenibile. Soprattutto in momenti come la seconda parte di “Distant From Living”, una vera corsa alla ceca in un castello infestato. Così come non si trova pace con l’intro di “Self Destructive Life Resistance”. I Behemoth di “Satanika” a cucchiaiate, tanto che anche la voce in questa fase, assomiglia ai guaiti ruggenti di Nergal. Tutto è un circolo, tutto torna con una tagliente crudeltà controllata. Come un bisturi che torna a tagliare esattamente nello stesso punto, con le parole di un odio, di una disperazione ed ossessione nera, inesorabile. Una strada circolare che ti riporta sempre nello stesso luogo tetro e morboso, un luogo in cui il dolore prende forma di suono. Cosa che si palesa perfettamente con “Post - Living Existence”, un puro omaggio all’oscurità dell’anima.
Seguendo le tracce soprattutto dei maestri Mgła, Martjern, sotto il nome Infernal Cult, porta a casa un lavoro notevole, che come una pietra preziosa si va ad aggiungere alla vasta collezione di tesori del black metal più reale e genuino, per niente commerciale, dove tutto, dalla copertina all’ultima nota, è stato realizzato per il solo amore dell’arte e della musica, senza badare minimamente a sentimenti commerciali di nessun tipo. Black grezzo, low-fi quanto basta (non siamo ai livelli degli anni ’90), pulito quanto basta, potente, frenetico, con una buona tecnica ed un ottimo livello compositivo ed esecutivo. Qualcosa che ogni amante del metallo nero dovrebbe possedere.

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