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I Purtenance ritrovano le proprie origini e pubblicano il loro lavoro migliore I Purtenance ritrovano le proprie origini e pubblicano il loro lavoro migliore

I Purtenance ritrovano le proprie origini e pubblicano il loro lavoro migliore

recensioni

titolo
Buried Incarnation
etichetta
Xtreem Music
Anno

PROVENIENZA: Finlandia 

GENERE: Death Metal 

FFO: Abhorrence, Demigod, Rippikoulu, Krypts, Rottrevore 

LINE UP: 
Aabeg Gautam - vocals, bass 
Juha Rannikko - guitars 
Tero Aalto - guitars 
Harri Salo - drums 

TRACKLIST: 
1. Into the Arctic Gloom [02:12] 
2. Shrouded Vision of Afterlife [04:26] 
3. Under the Pyre of Enlightenment [03:43] =ASCOLTA= 
4. The Lamicious Moon [05:04] 
5. Lifeless Profoundity [03:39] 
6. Deathbed Confession [05:52] =ASCOLTA= 
7. Wrapped in Lamentation [04:38] 
8. Dark Womb of Nothingness [04:49] 
9. Burial Secrecy [04:21] 

Running time: 38:44 

opinioni autore

 
I Purtenance ritrovano le proprie origini e pubblicano il loro lavoro migliore 2020-06-30 12:55:58 Daniele Ogre
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Daniele Ogre    30 Giugno, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Ormai tendiamo sempre ad associare la Finlandia - per lo meno in ambito Death - a certe sonorità melodico-malinconiche, quelle ossia di gruppi come Insomnium, Wolfheart, Swallow the Sun... e la lista sarebbe lunghissima. Si dimentica che quella nazione, tra le prime al mondo nel rapporto numero gruppi Metal/abitanti, ha dato i natali anche a ere e proprie bands seminali per il Death e/o Death/Doom più "grezzo" qui in Europa: ci riferiamo a gente come Demigod, Rippikoulu e Krypts, ed insieme a loro, a fine anni '80, c'erano i Purtenance Avulsion, divenuti poi nel 1991 semplicemente Purtenance. Salvo poi sciogliersi nel 1992, dopo la pubblicazione del debut album "Member of Immortal Damnation". Salto temporale di ben vent'anni ed ecco nel 2012 i Purtenance riformarsi per volere del chitarrista Juha Rannikko e del batterista Harri Salo; da allora la band di Nokia ha rilasciato un paio di EP e due album, "Awaken from Slumber" nel 2013 e "...to Spread the Flame of Ancients" nel 2015, tutto di buonissima fattura. A cinque anni di distanza dall'ultimo album e tre dall'EP "Paradox of Existence", i Purtenance tornano alla carica, come sempre sotto l'egida di Xtreem Music, con questo "Buried Incarnation", quarto studio album in totale per l'act finlandese. La prima cosa che possiamo dire, è che "Buried Incarnation" appare da subito come la miglior uscita dei Purtenance in questa loro seconda parte di carriera (che poi andando a vedere è la più consistente). La band della premiata ditta Rannikko/Salo sembra essere riuscita a trovare la perfetta quadratura del cerchio con l'ingresso del nuovo cantante/bassista Aabeg Gautam; lungo le nove tracce che compongono "Buried Incarnation" possiamo notare come già ci sia un ottimo affiatamento con il neo-entrato, andando a ritrovare quelle sonorità Death/Doom tipiche delle terre nordiche e lasciando da parte quel sound US Death dei precedenti lavori. I Purtenance, insomma, ritrovano le proprie radici regalandoci pezzi come "Under the Pyre of Enlightenment", "The Malicious Moon" e "Wrapped in Lamentation" pesantemente novantiani nel loro monolitico incedere - e sono solo tre esempi su nove gemme sulfuree -. Ritrovando le sonorità del debut album "Member of Immortal Damnation" i Purtenance hanno ritrovato la loro vena compositiva, regalandoci un album particolarmente riuscito, che, come detto, è la loro miglior uscita dalla reunion.

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