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Racket: Heavy e pericolosi. Racket: Heavy e pericolosi. Hot

Racket: Heavy e pericolosi.

recensioni

gruppo
titolo
“Open For Stud”
etichetta
autoprodotto
Anno

Tracklist:
1. Kill After Kill
2. Open For Stud
3. the Sunny Side Of Me
4. Sex And Dynamite
5. Long Before You Came
6. Granitic An’ Essential
7. Make This City Bleed
8. A Bad Case Of Rock’n’Roll
9. Rockers To The Bone

Line up:
Stefano Mini - vocals
Paolo Marchi - guitars
Alessio “Alex” Boato - guitars
Carmelo “Tommy” Tommasino - bass
Fabio Sebastiani - drums

opinioni autore

 
Racket: Heavy e pericolosi. 2020-06-30 09:22:10 Corrado Franceschini
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Corrado Franceschini    30 Giugno, 2020
Ultimo aggiornamento: 30 Giugno, 2020
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Se consideriamo come metodo per saggiare compattezza e consistenza di una band quello di andarla a vedere dal vivo; vi dico che i trentini Racket mi avevano convinto a pieno sin dalla data fatta a supporto di Phil Campbell (Parma: 21-10-2016). Dopo il demo C.D. a otto pezzi “A Bad Case of Rock’n’Roll” del 2015 i Racket, reduci da un paio di cambi nella formazione, hanno rilasciato il primo C.D. autoprodotto dal titolo “Open For Stud”. Inserite la chiave nel blocco, giratela, partite e fatevi condurre dal gruppo su strade piene di insidie, sesso e birra. Notti insonni vissute sul filo del rasoio e scandite dal ritmo di un Heavy Metal duro e puro che non vi lascerà modo di dormire comodamente in un hotel ma che, piuttosto, vi farà sonnecchiare in un’area di sosta. Intendiamoci: non vi sto spacciando i nove pezzi di “Open For Stud”, tre dei quali presi dal vecchio demo e nuovamente registrati, come innovativi. Siamo di fronte a un buon lavoro che, a conti fatti, possiede la giusta dose di tecnica e che mantiene un certo grado di “ruvidità” grazie al sapiente lavoro al banco di regia svolto da Fabio Sforza dei No Logo Recording studio (Laives – BZ) e alla masterizzazione a cura di Swift Mastering (Londra). Una voce abrasiva come quella di Stefano Mini (anche nei National Suicide), un duo di chitarre dedito alla battaglia (Paolo Marchi e Alessio “Alex” Boato) e la sezione ritmica di Carmelo “Tommy” Tommasino (bs) e Fabio Sebastiani (bt), girano a meraviglia. Come detto non c’è tempo di adagiarsi sugli allori. Dall’iniziale “Kill After Kill” alla finale “Rockers To The Bone” è una sorta di assalto sonoro di un ritmo che io chiamo: “palla avanti e pedalare”. A dimostrazione del fatto che non serve chi sa quale dose di originalità; leggetelo come un bene o un male, uno dei pezzi che mi ha soddisfatto di più è stato “Sex and Dynamite”. A ruota vi segnalo “Granitic an’ Essential” che ha una cadenza alla Saxon e un coro bello tosto da cantare assieme in concerto o da soli nella propria macchina/stanza. Una canzone che si distacca parzialmente da ciò che ho detto c’è ed è “A Bad Case of Rock’n’ Roll”. Echi di Led Zeppelin e AC/DC si fondono assieme in un Boogie n’Roll metallizzato. Se dovessi puntare il dito contro un pezzo che a mio avviso è poco riuscito lo faccio segnalando “Make The City Bleed”. Ho notato una certa “piattezza” nella sua struttura e una batteria dal suono più “cupo/chiuso” di quello delle altre canzoni. “Open For Stud” rappresenta un valido esordio (non contando il demo n.d.a.) e, se non fosse per quell’aria di dejà vu riscontrata in alcuni momenti, avrebbe ottenuto mezzo punto in più nel voto. Andate a supportare i Racket quando suoneranno dalle vostre parti e fatevi “rapire” dalla loro voglia di libertà. Il Rock è anche questo.

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