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Old Bridge: L'inferno, il paradiso, e gli umani Old Bridge: L'inferno, il paradiso, e gli umani Hot

Old Bridge: L'inferno, il paradiso, e gli umani

recensioni

titolo
“Bless The Hell”
etichetta
autoprodotto
Anno
Tracklist:
1. Ad Inferi (00:51)
2. Do It Or Not (03:23)
3. The Time Of Dream (04:27)
4. Salvation (05:14)
5. Angels Could Cry (06:27)
6. Rage In Paradise (04:50)
7. Pleasing The Lord (03:52)
8. Game Over (04:45)
9. My Best Day (05:17)
10. Old Bridge (05:27)
11. Bless The Hell (05:52)
Line up:
Antonio Marango: bass
Nico Cempini: drums
Damiano Porciani: guitars
Silvia Agnoloni: vocals
Alessandro Berchicci Soave: guitars

opinioni autore

 
Old Bridge: L'inferno, il paradiso, e gli umani 2020-06-01 17:29:53 Corrado Franceschini
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Corrado Franceschini    01 Giugno, 2020
Ultimo aggiornamento: 01 Giugno, 2020
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Molto spesso nel mondo dell’Heavy Metal ci s’imbatte in casi di omonimia fra band di diverse nazioni. Diverso è il caso del nome Old Bridge che vede una disputa aperta fra i componenti vecchi e nuovi della formazione. Gli Old Bridge del C.D. “Bless The Hell” sono quelli capitanati dalla cantante Silvia Agnoloni, creatrice del blog Facciamo Valere Il Metallo Italiano. Con un nome mutuato dal simbolo di Firenze, Ponte Vecchio, e un’ispirazione per le scritture di Dante Alighieri il quintetto toscano si propone al pubblico con un debutto a undici pezzi o, per meglio dire, dieci pezzi più intro. Quali sono i punti di forza del disco è presto detto. In primo luogo la voce di Silvia è abbastanza particolare: non è melliflua, non è stridula, e neanche troppo piena di lirismi come capita sovente di ascoltare in band con donne al microfono. In secondo luogo i musicisti Antonio Maranghi (bs), Nico Cempini (bt), Damiano Porciani e Alessandro Berchicci Soave (chitarre) con l’aggiunta dell’ospite Beppi Menozzi (ts – Il Segno Del Comando/Jus Primae Noctis), costituiscono un buon ensamble ritmico in grado di non annoiare in quanto capace di toccare atmosfere varie. Se devo trovare dei lati negativi punto il dito sul fatto che pezzi quali ad esempio “Salvation”, non riescono a mantenere un phatos del quale un C.D. del genere, che si propone non come glorificazione dell’Inferno ma come una sorta di affrancamento e “reazione” dallo stesso, avrebbe bisogno. Pollice in alto per brani come “Time Of Dream” e l’ossianica “Angels Could Cry”: un pezzo che sa coniugare i vecchi Death SS, quelli di “Terror” e “Cursed Mama”, con un pizzico di Voivod. La lenta agonia e il decadimento del paradiso sono tutti qui. Altro brano che colpisce il bersaglio è “My Best Day”. In questo caso la chitarra, tranne che nel solo, mi ha ricordato quella tagliente degli immortali Anvil di Lips. Ci sono anche dei pezzi che partono in maniera poco convincente ma che, grazie anche all’ausilio di cambi e all’energia profusa dalle chitarre, si riprendono alla grande (“Game Over” e “Old Bridge”). Una nota positiva la scrivo per “Rage In Paradise”: pezzo che ingloba una fase dall’accento epico sorretta da una sorta di canto gregoriano in chiave Rock. Sono quasi sicuro di avere già sentito tale canto ma non ricordo dove; magari in qualche opera lirica?! “Bless The Hell” non è un C.D. perfetto al cento per cento ma è un lavoro più che onesto in grado di attirare l’attenzione di un ascoltatore, preferibilmente “vintage”, e di non stancare.

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