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C'è ancora tanta strada da percorrere per il progetto Dracovallis C'è ancora tanta strada da percorrere per il progetto Dracovallis Hot

C'è ancora tanta strada da percorrere per il progetto Dracovallis

recensioni

titolo
“Dance of life and death”
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. Through the darkness
2. Realm of insanity
3. Armageddon
4. Shelter
5. Darkness is my power
6. Summerspell
7. Revenant
8. Dance of life and death
9. Circle of stones
10. Siege
11. The grand design
12. Beauty of november

opinioni autore

 
C'è ancora tanta strada da percorrere per il progetto Dracovallis 2020-05-30 16:37:41 Ninni Cangiano
voto 
 
2.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    30 Mag, 2020
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Si sa molto poco della one-man band bulgara Dracovallis, nome dietro cui si cela tale Krastyo Jordanov che immagino si sia occupato di suonare tutti gli strumenti, almeno questo è quello che si deduce dalle scarne linee biografiche ricevute, non essendo citati altri musicisti. In tali linee si cita invece una serie di cantanti ospiti: le sconosciute Carolina Madariaga, Merrigan e Marion-Lamita Peubey (dai symphonic metallers rumeni Lux) e le più famose Stela Atanasova (Metalwings) e soprattutto Liv Kristine (Theatre of Tragedy, Leaves' Eyes); purtroppo non vengono specificati i brani in cui compaiono le varie cantanti ed evitiamo di tirare ad indovinare. Sul pezzo “Revenant” compare anche una voce maschile, probabilmente dello stesso Jordanov, ma anche qui non abbiamo certezza; non vi è certezza nemmeno sullo strumento principale suonato dal buon Krastyo, ma tenderei a scommettere sulle tastiere e di sicuro non sul basso, decisamente relegato fin troppo in sottofondo e mai protagonista. Questo “Dance of life and death” dovrebbe essere il primo full-lenght del progetto Dracovallis (purtroppo non compare su metal-archives e quindi non ne possiamo essere certi), è dotato di artwork alquanto scadente ed è composto da 12 brani per poco meno di 50 minuti di metal sinfonico. Si tratta del classicissimo female fronted symphonic metal, con impostazione prettamente lirica della voce; un tipo di sound estremamente inflazionato e che miriadi di altre bands hanno proposto negli ultimi 20/25 anni con alterne fortune prima di questo progetto. Se quindi cercate originalità, potete tranquillamente lasciar perdere subito, perché qui non ne troverete, né credo sia questo l’obiettivo del suo mainman. Fortunatamente ogni tanto c’è qualche cambiamento nella linea, mi riferisco ad esempio al terzetto “Summerspell”, pezzo acustico dal flavour folkeggiante (in cui la singer di turno ricorda l’indimenticabile Patsy Kensit), la già citata “Revenant”, in cui la presenza della voce maschile mischia un po’ le carte, ed infine la strumentale title-track, pezzo forse più ritmato del lotto. Ecco, forse quello che manca alla maggior parte dei componimenti è il ritmo, la brillantezza e la frizzantezza che un buon batterista potrebbe dare. Per il resto del lavoro, i pezzi si lasciano ascoltare senza particolari sussulti né, per essere onesti, senza evidente fastidio. Vi è anche una evidente citazione per “Tubular bells” del grande Mike Oldfield (tema del film “L’esorcista”) all’altezza del sesto minuto del brano “The grand design”. “Dance of life and death” è un disco come tanti, senza infamia e senza lode, indirizzato ai fans più accaniti del female fronted symphonic metal e nulla di più; ci vorrà molta più carne al fuoco per Krastyo Jordanov ed il suo progetto Dracovallis per avere qualche speranza di emergere dall’anonimato…. Magari iniziando da una vera band attorno a sé!

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