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Un buon debutto per i Coffin Rot, con un old school Death a cavallo tra lo stile svedese e quello statunitense Un buon debutto per i Coffin Rot, con un old school Death a cavallo tra lo stile svedese e quello statunitense Hot

Un buon debutto per i Coffin Rot, con un old school Death a cavallo tra lo stile svedese e quello statunitense

recensioni

titolo
A Monument to the Dead
etichetta
Blood Harvest
Anno

PROVENIENZA: U.S.A. 

GENERE: Death Metal 

FFO: Grave, (early) Hypocrisy, Cianide, Autopsy, (early) Cannibal Corpse 

LINE UP: 
Hayden Johnson - vocals 
Tre Guertner - guitars 
Brandon Martinez-Woodall - bass 
Derek Johnson - drums 

TRACKLIST: 
1. Copremesis [04:05] 
2. Saw Blade Suicide [02:25] 
3. Miasma of Barbarity (feat. Dustin James from Church of Disgust) [03:48] =ASCOLTA= 
4. Forced Self-Consumption [04:45] 
5. Necrotized [02:47] 
6. Incubation of Madness (feat. Aaren Pantke from Molder) [04:17] 
7. Mechanical Separation [02:50] 
8. Coffi Rot [07:20] 

Running time: 32:17 

opinioni autore

 
Un buon debutto per i Coffin Rot, con un old school Death a cavallo tra lo stile svedese e quello statunitense 2020-03-30 16:41:10 Daniele Ogre
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    30 Marzo, 2020
Ultimo aggiornamento: 30 Marzo, 2020
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Si sono fatti strada pian piano nell'underground dell'old school Death statunitense i Coffin Rot, band formatasi nel 2017 in quel di Portland arrivata al debutto lo scorso ottobre su Blood Harvest con questo "A Monument to the Dead". Il quartetto guidato dalla cavernosa ugola di Hayden Johnson letteralmente omaggia in questa sua opera prima l'intero spettro della vecchia scuola Death Metal, dai 'fognosi' passaggi à la Cianide/Autopsy alla rapida e feroce ruvidezza dello stile svedese di Grave e primissimi Hypocrisy, passando per i pesanti rallentamenti dei Bolt Thrower e momenti brutali che ricordano i Cannibal Corpse dei primi album. Letta così potrebbe sembrare un mischione senza né capo né coda, mentre invece il debut album dei Coffin Rot risulta essere un lavoro convincente, capace di passare di stile in stile anche durante lo stesso brano con estrema naturalezza; bastino le sole "Forced Self-Consumption" e la seguente "Necrotized", in cui perfettamente si sposano il culto dell'HM-2 svedese ed il pesante stile della vecchia scuola statunitense, piuttosto che una "Incubation of Madness" - in cui troviamo come ospite Aaren Pantke dei Molder - in cui i nostri sostanzialmente omaggiano gli esordi degli Hypocrisy, o una "Miasma of Barbarity" che è probabilmente la perfetta cartolina di questo "A Monument to the Dead".
Tra le tante band che si stanno iscrivendo a questo revival dell'old school Death Metal, togliendo dal novero chi ormai un nome se l'è già fatto (tipo Tomb Mold o Morta Skuld) i Coffin Rot sono tra i gruppi da seguire con più interesse: con appena un paio d'anni di storia alle spalle - per quanto 3/4 della formazione li possiamo ritrovare nei Tar Pit - sono riusciti a tirare fuori un debut album che sa farsi decisamente notare.

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