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Tornano gli Angerot con un sound totalmente diverso rispetto il debut album Tornano gli Angerot con un sound totalmente diverso rispetto il debut album Hot

Tornano gli Angerot con un sound totalmente diverso rispetto il debut album

recensioni

gruppo
titolo
The Divine Apostate
etichetta
Redefining Darkness Records
Anno

PROVENIENZA: U.S.A. 

GENERE: Blackened Death Metal 

FFO: Behemoth, Belphegor, Morbid Angel, Septicflesh, Deicide 

LINE UP: 
Chad Petit - vocals, guitars 
Jason Ellsworth - guitars, keyboards 
Bill Zaugg - bass 
Matt Johnson - drums 

TRACKLIST: 
1. Below the Deep and Dreamless Sleep [05:53] =VIDEO= 
2. O Son of the Morning, O Son of the Dawn (feat. Terrance Hobbs from Suffocation) [03:37] 
3. Vestiments of Cancer [03:42] 
4. Coalesced with Wickedness (feat. Snowy Shaw, ex-King Diamond) [05:17] 
5. Each Night as You Sleep, I Destroy [01:38] 
6. Counsel of the Ungodly (feat. Ben Ash, ex-Carcass) [05:01] 
7. Father, Mentor [05:37] 
8. Thy Kingdom Burned [05:24] 

Running time: 36:09 

opinioni autore

 
Tornano gli Angerot con un sound totalmente diverso rispetto il debut album 2020-03-28 19:27:38 Daniele Ogre
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    28 Marzo, 2020
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Abbiamo già incontrato gli statunitensi Angerot un paio d'anni fa, con la recensione del debut album "The Splendid Iniquity", disco prodotto da Black Market Metal Label totalmente devoto all'altare dell'HM-2: old school Swedish Death tout court, insomma. Passati due anni arriva questo "The Divine Apostate", edito stavolta da Redefining Darkness Records, e sembra di ascoltare del tutto un'altra band! Gli Angerot dell'anno domini 2020, infatti, hanno totalmente abbandonato le velleità Swedish dell'esordio, per abbracciare nuove sonorità più pesanti ed oscure, includendo una fortissima dose di influenze Blackened: come si nota già dal titolo dell'album, così come dai titoli dei brani che compongono "The Divine Apostate", gli Angerot si sono buttati anima e corpo in un Blackened Death figlio diretto di gruppi come Behemoth e Belphegor. Nei 35 minuti circa di questa seconda fatica del quartetto statunitense (che a proposito, si presenta ai nastri di partenza con un nuovo drummer, Matt Johnson), non troviamo nemmeno un singolo secondo che sia legato al loro passato - comunque recente -; il sound degli Angerot si è inasprito, si è fatto estremamente più violento e dalle atmosfere sinistre, ma non per questo c'è da pensare che i Nostri possano subire qualcosa dal cambio stilistico. Come possiamo infatti sentire in pezzi come "O Son of the Morning, O Son of the Dawn", "Coalesced with Wickedness" (in cui possiamo trovare accenni di King Diamond grazie alle guest vocals dell'ex-King Diamond Snowy Shaw) ed il singolo "Below the Deep and Dreamless Sleep", gli Angerot sembrano essere totalmente a loro agio con quanto propongono in questa loro seconda fatica, semplicemente come se avessero sempre fatto questo. Ed anzi a tratti il tutto suona meno macchinoso e plasticoso di quanto gli stessi Behemoth stanno producendo in questi ultimi anni! Ciò che non è cambiato è quella che sembra diventata un'abitudine per gli Angerot d'avere ospiti di riguardo: se sullo scorso album avevamo James Murphy, su "The Divine Apostate" oltre al già citato Snowy Shaw troviamo Terrance Hobbs dei Suffocation e l'ex-Carcass Ben Ash, autori dei soli rispettivamente di "O Son of the Morning, O Son of the Dawn" e "Counsel of the Ungodly".
Un disco che sulle prime sorprende per il totale cambio di genere da parte degli Angerot, soprattutto nel caso si conosca il loro album d'esordio; una volta entrati nel mood non si può far altro che apprezzare l'operato della band del South Dakota in questo "The Divine Apostate": come detto, durante l'ascolto della tracklist sembra quasi che i Nostri abbiano sempre suonato questo, affrontando il tutto con estrema naturalezza. Sembra quindi che gli Angerot abbiano trovato la loro strada: non resta che vedere dove li porterà.

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