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Tra heavy e doom questo primo album dei Mudd Flux Tra heavy e doom questo primo album dei Mudd Flux Hot

Tra heavy e doom questo primo album dei Mudd Flux

recensioni

gruppo
titolo
Light the Skies Electric
etichetta
SLIPTRICK RECORDS
Anno

Tracklist: 
1. Loadout
2. All I Am (Am I)
3. Burn Me On
4. Beyond our Horizon
5. Cosmic I
6. Beneath Broad Sails
7. Carousel

Line-up: 
Becky Scheufler - vocals
Jason Gautney - guitar
Richard Young - bass
Zachary Kuder - drums

opinioni autore

 
Tra heavy e doom questo primo album dei Mudd Flux 2020-03-28 18:56:58 Virgilio
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Virgilio    28 Marzo, 2020
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I Mudd Flux sono un gruppo statunitense che aveva esordito nel 2018 con un ep, al quale segue questo disco, intitolato "Light the Skies Electric" che potremmo considerare il loro primo full-length per quanto, comunque, comprenda sette tracce per una durata di appena trentaquattro minuti. Il loro sound è costruito su una solida sezione ritmica composta da Richard Young al basso e Zachary Kuder alla batteria, dai riff decisi del chitarrista Jason Gautney e dalla voce grintosa della cantante Backy Scheufler. In linea di massima, il loro stile si muove tra heavy classico e doom. In particolare, scendendo più nel dettaglio, nella tracklist ritroviamo due tracce abbastanza aggressive come "Loadout" e "Carousel", che rispettivamente aprono e chiudono il disco. Due pezzi come "All I Am (Am I)" e "Burn me on", invece, sono davvero molto lenti e cadenzati ed in questi emerge certamente il loro lato più doom. "Beyond Our Horizon" è un po' una via di mezzo, nel senso che è una traccia di ben sette minuti, che parte molto lenta, però poi tende a velocizzarsi nella seconda parte. Alquanto particolare "Beneath Broad Sails", che comincia come fosse un brano stoner rock, ma poi assume toni sempre più cupi e tendenti al doom. La tracklist è completata da "Cosmic I", che inizia come pezzo più melodico, con tanto di chitarra arpeggiata, ma poi man mano va ad indurire i suoni. Diciamo che questo "Light the Skies Electric" è un disco che sa tanto di ottantiano e nessuno si sarebbe stupito se fosse uscito in quella decade. Come si potrà a questo punto intuire, qui c'è pane per i denti di tanti amanti delle sonorità classiche: qualche buona intuizione c'è, unita alla volontà di cercare di combinare insieme alcuni generi diversi. In tal senso, in qualche caso, effettivamente, la band pare riuscire bene, purchè si abbia l'accortezza di dedicare il giusto tempo ad ascoltare e metabolizzare i brani.

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