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Ancora nessuno si è accorto dei Rage In My Eyes? Ancora nessuno si è accorto dei Rage In My Eyes? Nuovo

Ancora nessuno si è accorto dei Rage In My Eyes?

recensioni

titolo
"Ice cell"
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. Winter dream
2. Surrounded by black mirrors
3. Dive deep into madness
4. Hole in the shell
5. Death sleepers
6. Inner fate
7. Blank
8. The core
9. Soul gatherer
10. Burn the throne!
11. Draft of illusions

LINE-UP:
Jonathas Pozo (Vocals)
Magnus Wichmann (Guitars)
Leo Nunes (Guitars)
Pedro Fauth (Bass)
Francis Cassol (Drums)

opinioni autore

 
Ancora nessuno si è accorto dei Rage In My Eyes? 2020-03-26 11:02:28 Ninni Cangiano
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    26 Marzo, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

I Rage In My Eyes arrivano da Porto Alegre in Brasile ed in precedenza erano conosciuti sin dal 2002 come Scelerata, nome con cui hanno registrato 3 album tra il 2006 ed il 2012; poi 2 anni fa c’è stato il cambiamento di nome e nel 2019 la band ha registrato questo full-lenght, intitolato “Ice cell”, uscito in agosto come autoproduzione solo in digitale; si parla anche di un’uscita in cd nel corso del 2020, ma non vi è nulla di certo al riguardo. Ma cosa suonano i Rage In My Eyes? Il loro sound è un interessante power/prog, molto elegante e ben fatto, con qualche influenza del power tedesco (soprattutto dei Rage) nel riffing delle chitarre e qualche spruzzata folk ogni tanto (“Hole in the shell” e “Death sleepers”, ad esempio, in cui si sente la fisarmonica). Nota di merito per la registrazione: raramente si ascolta un’autoproduzione pressoché perfetta come questa, segno che affidarsi ad un producer esperto come Adair Daufembach (noto per lavori con Tony MacAlpine, Kiko Loureiro, Dirk Verbeuren ed Aquiles Priester) paga sempre. Ho apprezzato molto la prestazione del batterista Francis Cassol, poliedrico e potente, in grado di dettare ritmi sempre frizzanti e piacevoli. Notevoli anche le prove dei due chitarristi e del bassista, che spesso mettono in mostra le loro non indifferenti doti tecniche. Il singer Jonathan Pozo ha invece un approccio un po’ sporco e ricco di grinta, mentre avrei preferito un’ugola più pulita e meno aggressiva; capisco che non tutti possono essere come il compianto André Matos (tanto per rimanere in Brasile), ma mi è sembrato che il buon Pozo forse si sia un po’ troppo ispirato a Jorn Lande (il che non è certo un difetto!), mentre riesce meglio quando non sporca la sua voce, come ad esempio nelle già citate “Hole in the shell” e “Death sleepers”. Il disco è composto da 11 brani che si lasciano ascoltare molto gradevolmente, hanno un songwriting efficace ed attento a non dilungarsi in inutili orpelli. Si sente che non abbiamo davanti una band inesperta e mi sorprende come un disco di simile valore non abbia ancora trovato una label che lo stampi su cd; mi auguro presto che qualcuno si accorga di questi Rage In My Eyes e del loro “Ice cell”, perchè meritano molto più di tanti altri!

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