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Landmine, si può e si deve far meglio Landmine, si può e si deve far meglio Hot

Landmine, si può e si deve far meglio

recensioni

gruppo
titolo
"Pioneer's destiny"
etichetta
Autoproduzione
Anno

TRACKLIST:
1. Intro
2. Kingdom destroyed
3. Rude invaders
4. Ruined inn
5. Fight to live
6. Lost pioneer
7. His darkest hour
8. Punishment by the name of
9. March of the bloods
10. Your heavy dignity
11. Slow fading yesterday

LINE-UP:
Suchan Yun – Guitar
Deayoung Kim – Bass
YoungHwan Lim – Synth
Hyunho Byun- Vocals

Guests:
Gun Kim – Drums, bass
Jimmy Writro – Vocals (on tracks 4,8)
Randy Anderson – Vocals (on track 6)
Hyungrae Cho – Drums

opinioni autore

 
Landmine, si può e si deve far meglio 2020-03-21 17:38:04 Ninni Cangiano
voto 
 
2.5
Opinione inserita da Ninni Cangiano    21 Marzo, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

I Landmine arivano dalla Corea del Sud e tagliano il traguardo a gennaio 2020 del debut album, autoproducendosi questo “Pioneer’s destiny”, giunto a noi da poco e ben oltre la propria release date. Già prima di sapere cosa suonasse la band, ho guardato l’artwork con un paesaggio innevato, un dragone che combatte contro un guerriero con spadone, mi sono detto: visti i cliché stra-abusati della copertina, faranno sicuramente power metal. E così è stato! Dopo l’inutilissima intro, parte “Kingdom destroyed”, power song bella ritmata e gradevole da ascoltare, se non fosse per la prestazione del cantante. La sua voce nasale e gracchiante disturba per tutto il disco, rovinando canzoni che invece sarebbero state sicuramente piacevoli. Il peggio di sé viene fuori quando cerca di raggiungere le note più alte del pentagramma, risultando stridulo; mentre quando sporca la voce e si tiene più basso con le note, pur rimanendo alquanto limitato, almeno non disturba eccessivamente. Fortunatamente Hyunho Byun, dopo la registrazione dell’album, è uscito dal gruppo, sostituito da tale Jinhan Song, a me sconosciuto. Mi dispiace che sia andata a questa maniera, perchè musicalmente i Landmine, pur non avendo assolutamente niente di originale (non mi pare, però, che sia questo il loro obiettivo), non dispiacciono. Forse sarebbe stato utile far sentire molto di più le tastiere (che ho faticato parecchio a cercare nell’amalgama sonoro) e dare un po’ di spazio in più al basso, ma tutto sommato la prestazione degli strumentisti non è poi così male. La registrazione, trattandosi di un’autoproduzione, è quella che è, ma non si può pretendere più di tanto e bisogna accontentarsi di quello che le finanze riescono a permettere. Aspetto i Landmine con un nuovo lavoro, certo che sapranno far meglio e soprattutto per ascoltare se il nuovo cantante sarà in grado di dare qualcosa in più del suo predecessore (non che sia così difficile....); per il momento questo “Pioneer’s destiny” si avvicina soltanto alla sufficienza, senza raggiungerla.

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