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La "superband" nostrana Inno debutta con un vero e proprio capolavoro La "superband" nostrana Inno debutta con un vero e proprio capolavoro Hot

La "superband" nostrana Inno debutta con un vero e proprio capolavoro

recensioni

gruppo
titolo
The Rain Under
etichetta
Time to Kill Records
Anno

PROVENIENZA: Italia 

GENERE: Progressive Gothic/Doom Metal 

FFO: Katatonia, Porcupine Tree, Novembre, The Gathering, Amorphis 

LINE UP: 
Elisabetta Marchetti - vocals 
Cristiano Trionfera - guitars 
Marco Matrobuono - bass 
Giuseppe Orlando - drums 

TRACKLIST: 
1. The Rain Under [07:41] 
2. The Hangman [06:59] =ASCOLTA= 
3. Pale Dead Sky [10:53] =VIDEO= 
4. The Last Sun [08:53] 
5. Night Falls [06:27] =ASCOLTA= 
6. To Go Astray [06:20] 
7. Goliath [06:30] 
8. Scorched [09:19] 
9. Misericordia [06:53] 
10. High Hopes (Pink Floyd cover) [06:28] 

Running time: 1:16:23 

opinioni autore

 
La "superband" nostrana Inno debutta con un vero e proprio capolavoro 2020-02-28 15:12:11 Daniele Ogre
voto 
 
5.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    28 Febbraio, 2020
Ultimo aggiornamento: 28 Febbraio, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Ci sono voluti due anni di gestazione, ma alla fine ecco arrivare oggi "The Rain Under", debut album si un nuovo supergruppo made in Italy, gli Inno, band che può vantare in formazione musicisti del calibro di Elisabetta Marchetti (ex-Riti Occulti) alla voce e del suo (emh...) leggiadro consorte Marco Mastrobuono (Hour of Penance, Coffin Birth, Buffalo Grillz) al basso, oltre che Cristiano Trionfera (ex-Fleshgod Apocalypse) alla chitarre e Giuseppe Orlando (The Foreshadowing, ex-Novembre) dietro le pelli. La prima cosa che salta subito all'orecchio di questo debutto è l'incredibile produzione: ma d'altra parte se hai in line up due tra i più rinomati produttori italiani, il risultato non può che essere eccelso; se poi ci andiamo ad aggiungere il mastering finale di Jacob Hansen (Epica, Volbeat, Katatonia), abbiamo tutto il quadro d'insieme. Venendo al lato più prettamente musicale, "The Rain Under" è un album semplicemente magnifico, né più né meno. Guidati dalla splendida voce di Elisabetta - che ai più potrebbe magari ricordare per certi versi Cristina Scabbia, ma che personalmente vedo ricalcare maggiormente lo stile e la tecnica eccelsa di Elisa -, gli Inno riescono a tirare fuori un album che, nonostante passi abbondantemente l'ora di durata, riesce ad incantare brano dopo brano, senza che per un solo attimo ci s'annoi di queste sonorità che molto devono ai Katatonia ed ai The Gathering, ma in cui possiamo trovare anche accenni di Porcupine Tree (soprattutto nei suoi passaggi squisitamente Progressive) e, va da sé, Novembre. Fino alla conclusiva cover dei Pink Floyd "High Hopes" gli Inno ammaliano con una serie di brani ineccepibili, in cui l'espressività vocale di Elisabetta si sposa perfettamente con il mood malinconico dato dalle chitarre del Trionfera e dalla sezione ritmica marcata Mastrobuono/Orlando. Normalmente vi direi che è impresa impossibile scegliere una canzone che 'prevalga' sulle altre - "The Last Sun", "Night Falls", "Scorched", giusto per dire qualche titolo veramente a caso, sono tutti brani bellissimi -, ma non posso negare di esser rimasto affascinato sin dal primo ascolto da "Pale Dead Sky", canzone che potremmo definire un capolavoro nel capolavoro.
Non succede spesso di avere tra le mani un debut album che vada a meritarsi subito il massimo dei voti, ma è anche impossibile non darlo a "The Rain Under" degli Inno, lavoro che già a febbraio si candida ad essere uno dei migliori del 2020. Un album anche per certi versi sorprendente, visto che buona parte del songwriting è opera di Marco Mastrobuono, musicista che siamo abituati a sentire in vesti decisamente diverse, ma alla fine tant'è: "The Rain Under" è un album da avere e godersi in ogni sua minima sfumatura.

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