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I SWMM hanno saputo realizzare un album alquanto originale e sorprendente, che riesce a far convivere diversi generi e diverse influenze. I SWMM hanno saputo realizzare un album alquanto originale e sorprendente, che riesce a far convivere diversi generi e diverse influenze. Hot

I SWMM hanno saputo realizzare un album alquanto originale e sorprendente, che riesce a far convivere diversi generi e diverse influenze.

recensioni

gruppo
titolo
Trail of the Fallen
etichetta
Autoproduzione
Anno

Tracklist:
1. By the Might of the Crow
2. Famine
3. Trail of the Fallen
4. Hymn of the Lost Lord
5. Queen Anne's Revenge
6. Demon
7. The Return
8. Two Kings

Line-up:
Ivar Oftedal - Lead guitar
Danny Valle Johannessen - Vocals
Terje Martinussen - Drums
Zlatko Kusmic - Rhythm guitar
Alejandro Roberto Sanhueza - Bass

opinioni autore

 
I SWMM hanno saputo realizzare un album alquanto originale e sorprendente, che riesce a far convivere diversi generi e diverse influenze. 2020-02-27 21:19:00 Virgilio
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Virgilio    27 Febbraio, 2020
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Diciamo la verità, non è che SWMM, acronimo di Sometimes We Make Music sia proprio il più bello dei moniker: la band scelse questo nome dato che i membri vivevano ad una certa distanza e il progetto era nato essenzialmente come studio project. Eppure, anche se questi ragazzi norvegesi dichiarino di fare a volte musica, quando la fanno, riesce loro davvero bene. In effetti, questo loro primo full-length, intitolato "Trail of the Fallen", che segue ad un ep e a qualche singolo, si rivela davvero particolare e ci ha in qualche modo persino sorpresi. La prima parte della tracklist si orienta verso una sorta di folk/viking, che accoglie sonorità sinfoniche, alternando parti più aggressive con altre più melodiche. Tutto sommato si tratta di brani alquanto originali, ma è soprattutto nella seconda metà del disco che ritroviamo tracce ancora più particolari. Anzitutto "Queen Anne's Revenge", un pezzo progressive, cangiante e ricco di variazioni, tanto che parte con la fisarmonica ma cambia continuamente, al punto da presentare addirittura un intermezzo reggae! "Demon" è invece una sorta di ballata, con archi e pizzicati e un bel crescendo verso il finale. "The Return" alterna continuamente parti aggressive con altre ariose e più melodiche, mentre infine "Two Kings", che vede la presenza anche di una voce femminile, riesce ad essere a tratti eterea, a tratti più oscura e sinistra. A proposito di voci, va evidenziato come il cantante Danny Valle Johannessen sia davvero versatile, dato che questi spazia tra growl e clean vocals, alternando in questo caso interpretazioni con voce roca ad altre con voce pulita alta oppure anche molto bassa. Insomma, i SWMM hanno saputo realizzare un album alquanto originale, che riesce a far convivere diversi generi e diverse influenze in maniera convincente e, come dicevamo sopra, talvolta riesce persino a sorprendere.

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