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The Royal: un melodic hardcore ancora non plagiato dalla deriva pop The Royal: un melodic hardcore ancora non plagiato dalla deriva pop Hot

The Royal: un melodic hardcore ancora non plagiato dalla deriva pop

recensioni

gruppo
titolo
Deathwatch
etichetta
SPV/Long Branch Records
Anno

Tracklist: 
01. Pariah
02. Savages
03. State Of Dominance
04. Soul Sleeper
05. Deathwatch (Feat: Ryo Kinoshita)
06. Exodus Black
07. Nine Fore Hell
08. Lone Wolf
09. Avalon
10. Glitch

Line Up:
Sem Pisarahu – Vocals
JD Liefting  - Guitars
Youri Keulers  - Guitars
Tom van Ekerschot - Bass
Pim Wesselink – Drums

opinioni autore

 
The Royal: un melodic hardcore ancora non plagiato dalla deriva pop 2020-02-12 18:28:39 Gianni Izzo
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Gianni Izzo    12 Febbraio, 2020
Ultimo aggiornamento: 14 Febbraio, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

I The Royal sono un gruppo melodic hardcore olandese, ma attenzione, per chi non li conoscesse, non stiamo parlando di fake metal dal ritornello facilone e coretti in clean stile boybands. Qui parliamo di una band si giovane, “Deathwatch” è il loro terzo lavoro, si moderna, ma dalle fondamenta solide, in cui non c’è spazio per le voci pulite, ma dove la melodia, quando esce fuori, emerge solo dai buoni riff di chiara estrazione nord europea.
“Deathwatch” è un album variegato che passa da brani martellanti come l’ottima opener, a momenti in cui la band spinge più sul groove, rallentando i ritmi ed incastonando nei brani dei momenti atmosferici sinistri e soffocanti, come succede con “Exodus Black” o “Lone Wolf”.
Gli olandesi purtroppo non riescono a tenere alta la guardia per tutto il lavoro, e si vanno ad incagliare proprio sulla title-track, in cui è presente l’ospite Ryo Kinoshita dei Crystal Lake. Una canzone quasi rappata che sinceramente ho trovato noiosetta e troppo ridondante. Per il resto un album sufficiente, rappresentato da 10 brani dall'ampio respiro grazie alla loro varietà, con dei buoni highlights, “Savages”, “State Of Dominance”, e qualche brano un po’ sottotono, o con inserimenti un filo fuori luogo, tipo quei terribili sinth di “Avalon”, ostinatamente messi in un brano che non ne aveva bisogno; nonostante questi piccoli passi falsi, "Deathwatch" rimane comunque un buon lavoro.

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