A+ A A-
 

I Meshuggah indiani si chiamano Dymbur! I Meshuggah indiani si chiamano Dymbur! Hot

I Meshuggah indiani si chiamano Dymbur!

recensioni

gruppo
titolo
The Legend Of Thraat
etichetta
Autoproduzione
Anno

Tracklist: 
1. The Legend Of Thraat
2. Rule Of Fifth
3. All Seeing Eye
4. Capital Vices
5. Valor
6. Diablo Illumination
7. Quintus
8. Origins From Alpha
9. When Anger Dwells
10. Anecdote

Line up: 
Julian Andrew Lyngdoh - Vocals
Cornelius Kharsyntiew - Guitars
Mayson Dkhar - Bass
Achugra Sangma - Drums

opinioni autore

 
I Meshuggah indiani si chiamano Dymbur! 2020-02-04 10:22:56 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.0
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    04 Febbraio, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Fa sempre piacere poter condividere le cose con il resto del mondo. Questa volta in redazione è giunto il debutto di un gruppo indiano chiamato Dymbur. Il quartetto si forma nel 2012 a Shillong, Meghalaya e nel giro di un po’ di tempo raggiunge lo stato di prima band metal locale ottenendo molti premi e consensi aprendo anche per bands come Veil Of Maya e Psycroptic. Il termine Dymbur è una parola di origine Khasi (una antica tribù indigena dello stato di Meghalaya nel nord-est dell’India) traducibile in “Albero di Fico” (il termine appare anche nella bibbia). Al contrario di ciò che si potrebbe pensare, la band non segue una musica più legata alla propria cultura ma se ne allontana moltissimo preferendo associarsi al post-thrash metal e al djent dei Meshuggah.

Il disco, chiamato The Legend Of Thraat, dopo l’intro e titletrack “The Legend Of Thraat” (narrata ma fin troppo lunga) parte a ruota con “Rule of Filth” che trasuda djent da ogni poro con una chitarra glaciale, ritmiche cerebrali e riff iper compressi. Stranamente però dopo un minuto la traccia finisce inspiegabilmente lasciando l’amaro in bocca (stesso discorso per l’incompleta “Quintus”). Da lì in poi il gruppo ritorna in sé fra pezzi più quadrati e di impatto (“All Seeing Eye” con un growl fin troppo effettato), mitragliate veloci (“Diablo Illumination”) oppure bordate thrashcore alla Sepultura come la cruda “Origins from Alpha” (buono l’alternarsi di scream e growl) e la tecnica “Capital Vices” con un ottimo groove. L’ascolto prosegue abbastanza bene ed è galvanizzato dall’ottima tecnica dei musicisti che però peccano di personalità rifacendosi troppo a gruppi più blasonati rimanendone oscurati. Per fortuna non sempre è così perché vengono fuori dei brani più interessanti: l’interessante “Valor” mescola violenza a parti eteree mentre “Anecdote” inserisce nel substrato sonoro degli sfiziosi giochi ritmici che stemperano un pochino la staticità della proposta. Il maggior pathos viene fuori forse con “When Anger Dwells” dove la sezione ritmica si mette più in mostra rappresentando un ballo strumentale che poi esplode vigorosamente in detonazioni soniche fiammeggianti.

Un esordio che lascia comunque perplessi. Se si ama alla follia il genere si ameranno anche i Dymbur però per arrivare ai livelli più alti e soprattutto a più ascoltatori bisogna andare oltre e rimboccarsi le maniche.

Trovi utile questa opinione? 
10
Segnala questa recensione ad un moderatore
 

Recensione Utenti

Nessuna opinione inserita ancora. Scrivi tu la prima!

Per poter scrivere un commento ti devi autenticare o registrare
 
Powered by JReviews

releases

“Alien Doppelgänger”, il primo ottimo disco solista di Alex Mele
Valutazione Autore
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Dagli indonesiani Decayed Flesh un buon lavoro di Brutal Death di scuola US
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
I francesi Lonewolf raggiungono il traguardo di dieci dischi in studio
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Un disco con ombre e luci per i Just Before Dawn di Anders Biazzi
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Il debut album dei Proscription si candida ad essere la maggior sorpresa estrema del 2020
Valutazione Autore
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Persino Umberto Eco trova un piccolo spazio nel terzo macigno degli Ossuary Anex
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Autoproduzioni

Al netto di qualche difetto, incuriosisce l'EP d'esordio della one man band Walls of Hate
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Continua senza sosta la crescita degli Agony Face
Valutazione Autore
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Per gli Angelic Desolation un EP fin troppo breve
Valutazione Autore
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Il nuovo lavoro di Winterblade dalle tinte Dark e Black.
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Kalahari: Un buon mini concept tra mitologia e realtà
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Un secondo album che sa il fatto suo quello dei russi Drops Of Heart
Valutazione Autore
 
3.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

partners

No tabs to display

allaroundmetal all rights reserved. - grafica e design by Andrea Dolzan

Login

Sign In

User Registration
or Annulla