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Dalla Grecia il melodic death malinconico dei Gentihaa Dalla Grecia il melodic death malinconico dei Gentihaa Hot

Dalla Grecia il melodic death malinconico dei Gentihaa

recensioni

gruppo
titolo
Reverse Entropy
etichetta
Symmetric Records
Anno

Tracklist: 
1. Serum
2. Empthy
3. Vision
4. Metamorphosis
5. Alpha
6. Beyond
7. Command
8. Mastery
9. Singularity

Line Up: 
Andre Boutos – Vocals
Valgran – Guitars
Rös Dracùl – Guitar
Béheaal – Bass
Merenhor – Drums

opinioni autore

 
Dalla Grecia il melodic death malinconico dei Gentihaa 2020-01-22 18:23:37 Gianni Izzo
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Gianni Izzo    22 Gennaio, 2020
Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

I Gentihaa sono una band greca, messa su dal chitarrista George “Valgran” Giannopoulos, nata dalle ceneri di precedenti progetti dello stesso chitarrista. Alla voce troviamo il bravo Boutos, già vocalist dei melodic deathers Sonata Antartika.
Tutte le tastiere dell’album “Reverse Entropy” sono state arrangiate e suonate da un musicista esterno, Bob Katsionis, ed infine abbiamo anche Tom Englund degli Evergrey, come vocalist in “Command” e “Singularity”.
Ora, non so perchè i Gentihaa, o chi per loro, si presentino come un misto tra symphonic death e black metal band. Diciamo subito che di black non c'è neanche ombra qui, l’unica cosa che può aver avvicinato i Gentihaa al symphonic black è stata qualche data come gruppo spalla ai Dimmu Borgir.

Invece direi che i cinque musicisti siano più vicini ad un connubio tra melodic death con diverse incursioni nel thrash più moderno per quel che riguarda i riff delle chitarre e la parte ritmica, il tutto intriso da buoni goticismi sinfonici delle tastiere ed espressi dalle linee vocali, che creano una bell'atmosfera epica quanto cupa.

“Reverse Entropy” è un buon album, tutti e nove i pezzi hanno un buon impatto, risultato di ispirazione e dedizione nel songwriting e nell'arrangiamento, che riesce a farsi apprezzare fin da subito, grazie a refrain d’impatto, e belle bordate ritmiche. Le harsh vocals non sono assimilabili al cantato death, risultando decisamente più vicine a gruppi come Heaven Shall Burn per la maggior parte del tempo, mentre le parti in clean si rifanno al metal più moderno, senza snaturare mai in quei coretti simil pop, che molte giovani band purtroppo ormai usano senza ritegno. Siamo di fronte ad atmosfere darkeggianti, un’epicità malinconica, adornata da tappeti orchestrali in realtà abbastanza lineari, che fanno un bel lavoro di riempimento.

Forse manca qualche highlight nel disco, ma siamo di fronte ad un lavoro senza cali di pressione o giri a vuoto, decisamente una buona prova in studio.

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