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Per i britannici Itheist un debutto (col nuovo nome) senza infamia e senza lode Per i britannici Itheist un debutto (col nuovo nome) senza infamia e senza lode

Per i britannici Itheist un debutto (col nuovo nome) senza infamia e senza lode

recensioni

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titolo
Itheist
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Autoproduzione
Anno

PROVENIENZA: U.K. 

GENERE: Black/Death Metal 

FFO: Akercocke, Ulcerate, Sacramentum, Death, Dissection 

LINE UP: 
KN - vocals 
DC - guitars, bass, vocals 

TRACKLIST: 
1. Outcast [03:42] 
2. Mighty Father of Rebellion [03:51] 
3. Guardian of Baphomet [04:57] =ASCOLTA= 
4. Belial Unbound [04:28] =ASCOLTA= 
5. Horned One [06:36] 
6. Infenral Insurrection [05:57] 
7. Neter Amon [05:05] =ASCOLTA= 
8. Manind in Extremis [06:16] =ASCOLTA= 
9. Suffering in Existence [06:53] 

Running time: 47:45 

opinioni autore

 
Per i britannici Itheist un debutto (col nuovo nome) senza infamia e senza lode 2019-10-31 16:47:18 Daniele Ogre
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    31 Ottobre, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

La storia degli Itheist comincia ben prima del 2018, anno in cui questo monicker viene alla luce: dal 2004 al 2018 sono stati infatti gli Aetherium Mors, nome con cui Dan Couch e Kane Nelson hanno pubblicato un album, un EP ed uno split. Il disco eponimo qui in esame è dunque il debutto con il nuovo nome per il duo inglese, disco che, ahimè, non è che lasci qualcosa una volta finito l'ascolto. Lungo le nove tracce che compongono "Itheist" troviamo un duo che ha ben chiaro cosa vuole proporre e come, suonando un Black/Death a cavallo tra le taglienti melodie di Sacramentum e Dissection, le sfuriate dei primi Death o dei primi Ulcerate e le oscure atmosfere degli Akercocke. Il risultato finale è più che sufficiente, grazie ad un songwriting che da un lato risulta buono con pezzi che riescono a funzionare - i primi che vengono in mente sono "Mighty Father of Rebellion" e "Neter Amon" -, ma dall'altro risulta anche forse un po' troppo derivativo; sembra insomma che gli Itheist si siano applicati tantissimo nel mettere in atto gli insegnamenti delle bands da cui traggono influenza, peccando però in quel tocco personale indispensabile per emergere dalla massa. E come dice Mandrake in Febbre da Cavallo, "La massa, so' tanti!": difatti arrivati in coda al debutto degli Itheist - che si chiude con la buona per quanto forse un po' troppo lunga "Suffering in Existence" -, non ci si può non ritrovare a pensare che tutto sommato di dischi simili se ne trovano a secchiate in giro. L'album eponimo degli Itheist è quindi un disco che un ascolto riesce a meritarselo, ma che con facilità potrebbe finire nel limbo insieme a centinaia di altri album. E per emergere, ci vuole di più.

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