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Chaos Factory: un debutto ambizioso, forse troppo! Chaos Factory: un debutto ambizioso, forse troppo!

Chaos Factory: un debutto ambizioso, forse troppo!

recensioni

titolo
Horizon
etichetta
Underground Symphony
Anno

CD1
01. Human Orogeny
02. Crystalline
03. We Believe
04. Juggernaut Is Coming
05. Affinità Morenti
06. Whispers in the Dark
07. Universal Flow
08. Horizon
09. Come Lacrime Nella Pioggia
10. Running Wild
11. Sins of the Lambs
12. Polychrome Glows

CD2
01. And Zarathustra Said: Horizon
02. Sento La Morte Nel Sogno Che Viene
03. Drying Her Tears
04. In the Depths of the Void
05. L’ultima Madre
06. The Doom of Destiny
07. Nel Profondo Dell’universo
08. Blue Steams
09. Al Calar Della Luce
10. Chaos Variation XVIII

opinioni autore

 
Chaos Factory: un debutto ambizioso, forse troppo! 2019-09-12 16:30:50 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.0
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    12 Settembre, 2019
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Nati nel 2018, i trentini Chaos Factory, arrivano direttamente al debutto discografico nel giro di un anno scarso con il qui presente doppio album Horizon (diviso nei dischi Perception e Myth). Un’opera sicuramente curatissima a partire dall’atrwork e dalla confezione oltre che dalla produzione. Si parla di musica che attinge dalla fonte del symphonic metal con diverse incursioni anche nel prog come pure in certe venature epic, il tutto rivisto in un’opera altamente moderna. Va fatta la premessa che si prenderà in esame il disco nella sua interezza.

Quando ci si trova al cospetto di tanta perfezione esteriore si teme che poi ci sia il vuoto al suo interno ma in questo caso il discorso è decisamente complesso. La band erige un (presunto) concept simil sci-fi dove si integrano abbastanza bene sia le parti metalliche che quelle sinfoniche. Se le sezioni orchestrali come pure le melodie risultano accattivanti e piene di epicità (le tastiere gonfiano a dovere il risultato finale), le parti invece più metal appaiono ben eseguite e dalla potenza adeguata seppure risultino fredde, come pure le vocals, in diverse occasioni ma si presume sia una scelta voluta in base alla storia. In tal senso i brani più riusciti sono “Human Orogeny”, “We Believe” (con il suo andamento epic/prog metal), la battagliera “Juggernut is Coming” o la dinamica “Running Wild”; da non sottovalutare anche la titletrack “Horizon” con le sue atmosfere melodiche folkeggianti. Fin qui insomma il livello qualitativo si mantiene abbastanza bene, sicuramente non ai livelli di capolavoro in quanto nessuno dei musicisti si elevi ad uscire dagli schemi e le stesse tracce non brillano di originalità ma alla fine intrattengono comunque al meglio. I dolori vengono fuori nel 65% rimanente nel disco se non di più ed il fatto che forse l’esperienza sia troppo blanda e la maturità sia ancora acerba emerge l’idea che era troppo presto per buttare fuori un album così pretenzioso. Tralasciando alcuni episodi meno coinvolgenti (la dubbiosa “Crystalline”, l’insipida e strumentale “Universal Flow” o “Sins of the Lamb”) tutto il resto appesantisce a dismisura allungando il minutaggio in maniera alquanto fastidiosa. Ci si riferisce in primis ad una enorme presenza di intermezzi e parti narrate (ad opera di sua maestà Luca Ward) che se nel primo disco donano una certa anima cinematografica, anche se in parte troppo slegata, nel secondo la fanno da padrone. Il disco numero due chiamato Myth è un macigno pieno di riferimenti a film di fantascienza (2001 di Kubrick) come pure a tutta la corrente post-apocalittica (The Road, I Figli degli Uomini…) e horror (la dance/techno “In The Depths of the Void” che forse richiama il film The Void) ma che paiono tutti esperimenti buttati alla rinfusa senza un chiaro senso logico. Difatti tutta la seconda parte dell’opera è composta da intermezzi che sarebbe stato interessante tagliare e combinare alla tracce della parte uno. Così pare di vedere un film spezzettato con scene attaccate stile videoclip. Non c’è una chiara visione globale e dispiace perché ci sono tante piccole ed interessanti idee sparse per l’album.

In definitiva è consigliato che prima di lanciarsi in certi progetti ci si prenda il giusto tempo perché si rischia di fare un mezzo disastro. Band comunque da tenere d’occhio se si amano le derive moderne del prog/symphonic metal. Buon ascolto!

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