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I The Trigger puntano al mercato internazionale: ecco il loro nuovo album! I The Trigger puntano al mercato internazionale: ecco il loro nuovo album!

I The Trigger puntano al mercato internazionale: ecco il loro nuovo album!

recensioni

titolo
The Time Of Miracles
etichetta
Massacre Records
Anno

1. Pray
2. Don't Feed the Cannibals (feat. Darko Downstroy)
3. Ashes and Bones
4. Kingdom Will Never Come
5. What Have We Become
6. Out of Clay
7. Boom (feat. Marko Manntra)
8. Used up and Dead
9. Good Dog
10. Happy New Year
11. Reality (feat. Vladimir Lalić, Emir Hot)
12. Abyss

opinioni autore

 
I The Trigger puntano al mercato internazionale: ecco il loro nuovo album! 2019-09-12 16:12:54 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.5
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    12 Settembre, 2019
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Anche la Serbia, in questo caso Belgrado la capitale, ha una sua scena musicale ed in questa recensione si parlerà di The Time Of Miracles, il quarto album dei The Trigger ed allo stesso tempo il primo ad essere interamente in lingua inglese, un tentativo quindi di espandere la propria musica anche al di fuori del proprio territorio. Il rock/metal del combo serbo risente molto della scena alternative/new metal degli anni 90’ ma lo fa con passione e con una gran voglia di trasmettere qualcosa. Da segnalare la presenza di moltissimi ospiti: Darko Živković (Downstroy) su "Don't Feed The Cannibals", Marko Matijević Sekul (Manntra) su "Boom", Vladimir Lalić (Organized Chaos) su "Reality"; Emir Hot su "Reality"; Billy Bandx (Mooncage) su "What Have We Become" e Marko Živanović (Devotion Studios) su "Abyss".

Quando ci si addentra in generi come questi, specie quando il boom del genere si è spento da parecchio, c’è sempre il timore di una gran delusione eppure nel giro di qualche brano i cinque serbi mettono tutti d’accordo con un lotto di brani quadrati e potenti. Gli ingredienti tipici del genere ci sono tutti quindi tanti riff di chitarra compressi ed a presa rapida (“What have we Become”), sezioni ritmiche devastanti (“Good Dog”), un’attitudine moderna (“Kindom Will Never Come”) ed una vocalist dietro al microfono che fa davvero faville ben supportata da qualche growl ogni tanto. La cantante difatti presenta un timbro particolare che presenta diverse sfumature (“Out of Clay” o la cattiva “Happy New Year”) e dona quel qualcosa in più alla musica. Musica che, anche se non offre chissà che a livello di novità, ingloba al suo interno influenze tribali/melodie tradizionali (“Don’t Feed the Cannibals” e “Reality”), rallentamenti sulfurei (“Used Up and Dead”) ed addirittura partiture al limite del prog metal con la finale “Abyss”, che dura oltre i dieci minuti, una traccia complessa ed elaborata che mette in mostra una band non così scontata come ci si potrebbe aspettare. In generale le canzoni hanno un buon tiro, dei ritornelli forti ed un’energia contagiosa senza doversi svendere a mode del momento o copiare per forza i grandi del passato.

Un album che non annoia, che intrattiene al meglio senza essere per forza cultori di musica e che ha molte cesellature al proprio interno che meritano di essere scoperte ed assaporate. Seguiteli!

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