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Metal molto tecnico e complesso in questo secondo album degli americani The Odious Metal molto tecnico e complesso in questo secondo album degli americani The Odious Hot

Metal molto tecnico e complesso in questo secondo album degli americani The Odious

recensioni

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Vesica Piscis
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autoprodotto
Anno

Tracklist:

1. Scape

2. Repugnant

3. Arbiter of Taste

4. Glowjaw

5. Hastor the Shepard Gaunt

6. Vesica Piscis

7. Heavy Rhetoric

8. 物の哀れ (Mono no Aware)

9. Misuse and Malignment

10. Fix

 

Line-up:

Spencer Linn - guitars, vocals, bass on tracks 1, 4-7, 9-10

Patrick Jobe - vocals

Garrett Haag - drums 

Austin Haag - bass on tracks 2-3

 

Michael Blye - bass on track 8

Aaron Stern - moog on track 4

 

opinioni autore

 
Metal molto tecnico e complesso in questo secondo album degli americani The Odious 2019-06-21 13:21:35 Virgilio
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Virgilio    21 Giugno, 2019
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The Odious si formano a Portland, negli USA, dopo essersi conosciuti in ambiente scolastico, pubblicando prima un ep e poi un full-length nel 2012. A causa del trasferimento e della distanza di alcuni membri, la loro carriera subisce però un deciso rallentamento, che li porta di fatto a sciogliersi nel 2014. Nel 2016, Spencer Linn (chitarrista e compositore) e Patrick Jobe (cantante e autore dei testi) riformano il gruppo, con il batterista originale, Jeremy Klein, che passa ad occuparsi della produzione. Al suo posto, viene reclutato un loro amico di lunga data, Garrett Haag dei Bystander, coadiuvato in un paio di brani dal fratello Austin (anche lui nei Bystander) al basso. L'opener "Scape" è un'intro alquanto anomala che parte con un pianoforte acustico per poi andare a raccogliere una serie di voci ed effetti sonori. Si entra nel vivo dell'album con "Repugnant", un brano aggressivo che unisce metalcore a progressive, che alterna cantato estremo con clean vocals, fortemente influenzato da act come Devin Townsend, Between The Buried And Me e Mr.Bungle. L'approccio dei musicisti è decisamente tecnico, con una sezione ritmica che esegue tempi piuttosto complessi, spezzati di tanto in tanto da qualche assolo di chitarra. Il resto della tracklist si muove bene o male su queste coordinate stilistiche (tra le varie tracce, molto bella la title-track), con passaggi aggressivi inframmezzati da qualche intermezzo più atmosferico e ogni tanto con l'aggiunta di qualche soluzione differente, come nel caso di "Glowjaw", un brano più raffinato, nel quale si possono ascoltare azzeccati inserti di moog. Particolare anche "Fix", la traccia conclusiva, che comincia in maniera molto soffusa: proprio quando il brano comincia ad entrare nel vivo, s'interrompe improvvisamente. Superato qualche attimo in cui sorge il sospetto che si sia inceppato lo stereo o che ci sia qualche errore di registrazione, si sentono in sottofondo suoni soffusi e riparte un arpeggio. L'album risulta nel suo insieme alquanto complesso e di difficile assimilazione: peraltro, la nostra impressione è che la band faccia proprio fatica a fare il contrario, tanto che quando prova ad essere un po' più catchy, come avviene con i coretti di "物の哀れ (Mono no Aware)", finisce per diventare alquanto banale. Sulla base di queste considerazioni, riteniamo "Vesica Piscis" un buon disco, caratterizzato, però, come evidenziato, da tracce molto tecniche e complesse, per cui magari non proprio adatto a chi non si entusiasmi particolarmente per questo tipo di musica.

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