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Gaahls Wyrd, un disco sopravvalutato.. Gaahls Wyrd, un disco sopravvalutato..

Gaahls Wyrd, un disco sopravvalutato..

recensioni

titolo
GastiR - Ghosts Invited
etichetta
Season Of Mist
Anno

Line up: 
Gaahl - vocals 
Lust Kilman - guitars 
Eld - bass 
Spektre - drums 

Tracklist:
1. Ek Erilar
2. From the Spear
3. Ghosts Invited
4. Carving the Voices
5. Veiztu Hve
6. The Speech and the Self
7. Through and Past and Past
8. Within the Voice of Existence

opinioni autore

 
Gaahls Wyrd, un disco sopravvalutato.. 2019-06-16 09:29:26 Rob M
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Rob M    16 Giugno, 2019
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Gaahls Wyrd arriva al full di debutto quest'anno con "GastiR - Ghosts Invited", a distanza di qualche anno di distanza, ben sette, dall'ultimo lavoro di God Seed "I Begin" e tutto ció che fu il seguito di quel disco in termini di tours, gossip e quan'altro.
Ora, avendo avuto occasione di vedere l'artista dal vivo in piú di un'occasione, son uno tra quelli che oltre al gossip vede e riconosce il valore che il personaggio in se ha quando si tratta di parlare della sua inumana presenza vocale.
Peró, diciamocelo francamente, la sua musica lascia davvero il tempo che trova. Mi dispiace dover fare le parti in tutto questo ma son sempre piú convinto che Gaahl stia sprecando il suo tempo nel perseguire una via come questa.
In tutta franchezza, Gaahls Wyrd é un progetto che se non fosse per il buon lavoro di marketing che ha dietro e la fluiditá in cui si muove tra generi che con il black han poco a che vedere, non riuscirebbe a colpire le masse come invece sta capitando.
Un disco come questo va assaporato e valutato sotto punti di vista che van ben oltre il classico calderone black metal e per questo mi sembra che in primis un progetto come questo non abbia ancora raggiunto la sua dimensione.
Basti ascoltare la seconda "From The Spear", con quel suo incedere a cavallo tra Neurosis e Mastodon in compagnia della mediocritá black degli ultimi Satyricon, per capire a cosa io mi stia riferendo.
Il disco in se non é male ma neanche questo prodotto superiore come invece in diversi, a livello mondiale, l'han mostrato.
Mi ricorda il passaggio che i Black Crucifixion ebbero con "Faustian Dream" nel 2006 ma in chiave leggermente moderna. Un disco che si fa avanti cercando di abbracciare piú stili possibili, con composizioni che tuttavia non son all'altezza dell'estro post dei Neurosis ne tanto meno della potenza black metal moderna.
Anzi, ci son momenti in cui tutto sembra incollato male, in cui la batteria cambia repentinamente rompendo gli schemi ma non in maniera sufficientemente valida per creare un nuovo precedente che possa davvero spaccare la scena e far gridare al genio compositivo, all'innovazione, alla superioritá artistica di un personaggio conosciuto ed affermato nella scena a livello mondiale.
Che dire, se non che questo é un lavoro valido ma non per questo sublime? Un lavoro che potrebbe avere successo da qui a vent'anni, come innovatore e portatore di un qualcosa che a livello musicale non si sente ogni giorno ma che, con un occhio di riguardo alla musica moderna in vari settori, lascia il tempo che trova.
Togliamo le voci pulite, pacchiane, togliamo le voci sporche, una copia inadeguata di ció che Attila offre da trent'anni, non rimane che una musica acerba per un progetto che forse é in piedi piú per la fama che per la qualitá.

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