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Non convince l'EP di debutto degli svedesi Blutfeld Non convince l'EP di debutto degli svedesi Blutfeld Hot

Non convince l'EP di debutto degli svedesi Blutfeld

recensioni

gruppo
titolo
Kingdom of Mine
etichetta
self-released
Anno

PROVENIENZA: Svezia 

GENERE: Epic Death Metal 

FFO: Nothgard, Amon Amarth, Ensiferum, Suidakra 

LINE UP: 
Daniel T - vocals, keyboards 
Lord Flabriel - guitars, bass 
Jonas Hoffman - drums (session) 

GUESTS: 
Samantha Kemper - vocals (track 2) 
Hada Pixie - vocals (track 6) 

TRACKLIST: 
1. Fanfare [01:51] 
2. Natural Born Leader [03:07] 
3. New Dawn [03:47] 
4. Ritual [04:05] 
5. Victory of Defeat [03:21] 
6. Kingdom of Mine [04:15] 

Running time: 20:26 

opinioni autore

 
Non convince l'EP di debutto degli svedesi Blutfeld 2019-05-01 17:09:15 Daniele Ogre
voto 
 
2.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    01 Mag, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Debutto assoluto per gli svedesi Blutfeld con l'EP autoprodotto "Kingdom of Mine" ed il loro Epic Death Metal che, ahimè, non convince del tutto. Formatisi nel 2015 con l'unione del cantante e tastierista Daniel T e del chitarrista/bassista Lord Fabriel, i Nostri si presentando con un lavoro di cinque tracce (+ solita intro) che ci mostra a mio avviso un progetto ancora in divenire. Togliendo dal conto l'intro "Fanfare", nei restanti cinque brani i Blutfeld non convincono a pieno, complice magari una produzione appena sotto la sufficienza o uno stile che non sembra del tutto assimilato. Echi soprattutto di Nothgard e Suidakra sono riscontrabili nel sound del duo svedese, ma il tutto si riduce ad un'esecuzione scolastica che sa troppo di già sentito e in cui sembra mancare una certa voglia di osare di più. Da salvare trovo ci sia giusto la voce di Daniel T, mentre il resto non colpisce per nulla: i pezzi mancano di mordente ed anche sul piano dell'epicità il tutto sembra uscir fuori troppo moscio; non bastano tastiere dai toni solenni - o almeno quello era l'intento, sulla riuscita è un altro paio di maniche - per dare quell'aurea di granitica epicità che il genere richiederebbe. Non vi nego che più di una volta, durante i vari ascolti di questo lavoro, mi son ritrovato a chiedermi quanto mancasse ancora alla fine, con picchi massimi di scoramento toccati durante la (pessima) strumentale "Ritual".
I Blutfeld dovranno seriamente rimboccarsi le maniche per il futuro, perché, almeno a mio avviso, proseguendo sulla stessa strada di questo "Kingdom of Mine" sono destinati ad essere solo un'altra band nel database dell'Encyclopaedia Metallum e basta, finendo, per quanto riguarda il lato prettamente musicale, in quel limbo che comprende un numero incalcolabile di gruppi che avrebbero potuto fare di più, ma che sono stati poi destinati al dimenticatoio.

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