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West Of Hell: né carne, né pesce West Of Hell: né carne, né pesce Hot

West Of Hell: né carne, né pesce

recensioni

titolo
“Blood of the infidel”
etichetta
Autoproduzione
Anno

 

TRACKLIST:

1. Hammer and hand

2. Chrome eternal

3. Infidels

4. The machine

5. Dying tomorrow

6. The dark turn

7. Mankind commands

 

 

LINE-UP:

Chris Valagao - Vocals

Sean Parkinson - Lead Guitar

Kris Schulz - Lead Guitar

Jordan Kemp - Bass

Paul Drummond - Drums

opinioni autore

 
West Of Hell: né carne, né pesce 2019-04-06 08:20:02 Ninni Cangiano
voto 
 
2.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    06 Aprile, 2019
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I West Of Hell arrivano dalla Nuova Zelanda dove si sono formati nel lontano 2002, per poi trasferirsi a Vancouver in Canada. Hanno all’attivo solo un disco, uscito nel 2012, intitolato “Spiral empire” (a me sconosciuto) e si ripresentano sette anni dopo con un nuovo full-lenght autoprodotto, intitolato “Blood of the infidel”. Non conoscendo la band, mi sono fidato della presentazione ricevuta, dove il sound del gruppo veniva definito come “progressive power thrash”; essendo un estimatore del thrash miscelato al prog, quello di gente come Mekong Delta, Anacrusis o Despair, tanto per citare i primi nomi che mi vengono in mente, non ho esitato a tuffarmi in questa recensione. Nei vari ascolti che ho dato all’album, però di power non ho notato la benché minima traccia, mentre qualche richiamo al progressive thrash c’è, soprattutto nelle parti di chitarra che fanno effettivamente venire in mente qualche volta i mitici Mekong Delta. Da qui ad affermare che si tratta di progressive thrash ce ne passa eccome. Il sound di questo gruppo, infatti, è molto più duro ed aggressivo del classico progressive thrash e questo è dovuto fondamentalmente ad uno dei punti deboli di questo album: la voce di Chris Valagao. Lo screaming furioso ed abrasivo del vocalist, che spesso sfocia in un growling degno del più aggressivo death metal, infatti, c’entra davvero poco con il raffinato sound di una band che vuole suonare progressive thrash. Questa mescolanza di eleganza ed becera aggressività fa a cazzotti ed è spesso stridente; sarò anche tradizionalista, ma trovo che semplicemente alcune cose non vadano messe assieme: se vuoi fare progressive thrash hai bisogno di una voce adeguata, moderata e poco aggressiva; se invece vuoi sfogare la tua rabbia e la tua energia, allora dacci dentro e picchia duro, senza metterti a ricamare più di tanto. L’altro punto debole di questo album è nel songwriting: tutti i pezzi hanno minutaggi esagerati, 7 brani per oltre ¾ d’ora di assalto sonoro sono davvero troppi. Se fosse vero progressive thrash, ci starebbero anche tutti gli orpelli che mettono dentro ogni pezzo i West Of Hell, ma a questa maniera si fa davvero fatica a terminare l’ascolto, con il grave pericolo della noia dietro l’angolo, pronta ad aggredire l’ascoltatore dopo 3-4 minuti di ogni brano.... figurarsi quando si sfiorano i 9 minuti in “Dying tomorrow” o si sfondano abbondantemente i 7 minuti nella conclusiva “Mankind commands”! Pur non essendo ragazzini alle prime armi, i West Of Hell hanno bisogno di capire cosa vogliono fare, perchè a questa maniera rischiano di non essere né carne e né pesce e non accontentare praticamente nessuno.

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