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Karmalove dei The Lust: quando non si hanno idee chiare! Karmalove dei The Lust: quando non si hanno idee chiare! Hot

Karmalove dei The Lust: quando non si hanno idee chiare!

recensioni

gruppo
titolo
Karmalove
etichetta
Autoproduzione
Anno

1. Run
2. Faster
3. Karmalove
4. I’m Your New Religion
5. What A Disorder
6. Our Farewell
7. Cold Hands 
8. VIII
9. Nevermind
10. Nail In My Wound 

opinioni autore

 
Karmalove dei The Lust: quando non si hanno idee chiare! 2019-04-03 07:50:01 ENZO PRENOTTO
voto 
 
2.5
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    03 Aprile, 2019
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Nati nel 2002 a San Pietroburgo, i russi The Lust ritornano sulla scena con un nuovo album ossia il qui presente Karmalove che vede la presenza della nuova cantante Anna Dust presente solo nel disco precedente. Difficile definire il genere proposto che pare fin troppo opaco e scarsamente deciso o definito per essere compreso appieno ma si descriveranno i dettagli in seguito.

Da un lato il fatto di non essere ingabbiati in un genere definito sarebbe anche un pregio ma in questi casi non è esattamente così. La band purtroppo non ha nessuna chiara idea di dove andare a parare e si sente. Non va dimenticato in primis che il gruppo ha a disposizione ben tre tastieristi e non si capisce come mai il disco sia così povero di sonorità quando ci dovrebbe essere un pathos talmente enorme da far impallidire anche un film come Excalibur. Andando in dettaglio sulle tracce si trova un po’ di tutto: un certo rock gotico aleggia in episodi come “Run” e “Faster” per poi diventare più elettronico nella spenta “Religion” (o anche la fiacca “VIII”), la tiletrack “Karmalove” presenta influenze orientali per poi esplodere in una bordata metallica più violenta ma senza incidere a dovere, in altre occasioni poi si cerca la malinconia sinfonica (“Our Farewell” e “Nevermind”) scadendo però nel piattume oppure peggio ancora nel pop alla Evanescence. Il problema non è tanto l’esecuzione che si rivela abbastanza buona, nonostante le rigide e poco espressive vocals della cantante, ma quanto nella composizione che non è chiara e bastano pochi attimi in ogni brano per far giungere la noia e cambiare canzone per poi ritrovarsi nella stessa situazione. Non c’è nulla che ci si riesca a ricordare tranne qualche leggero eco di qualche intuizione melodica ma è davvero troppo poco ed è un peccato constatando che la band non è certo nuova e di primo pelo.

Occasione mancata per questo Karmalove che si salva solo per un’intrigante copertina e per qualche leggero sprazzo di luce. Per il resto non ci siamo proprio. Si spera nel prossimo album.

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