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Troppo sfoggio di tecnica nel nuovo album degli Eternity's End Troppo sfoggio di tecnica nel nuovo album degli Eternity's End Hot

Troppo sfoggio di tecnica nel nuovo album degli Eternity's End

recensioni

titolo
“Unyelding”
etichetta
Ram It Down Records
Anno

 

TRACKLIST:

01. Into timeless realms

02. Cyclopean force

03. Unyielding

04. Blood brothers (The oath)

05. Dreaming of Cimmerian shadows

06. Horizonless

07. Under crimson moonlight

08. Necromantic worship

09. Triumphant ascent

10. Beyond the gates of salvation

 

 

LINE-UP:

Iuri Sanson (vocals)

Christian Muenzner (guitars)

Phil Tougas (guitars)

Jimmy Pitts (keyboards)

Mike LePond (bass)

Hannes Grossmann (drums)

opinioni autore

 
Troppo sfoggio di tecnica nel nuovo album degli Eternity's End 2019-03-22 17:27:55 Ninni Cangiano
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Ninni Cangiano    22 Marzo, 2019
Ultimo aggiornamento: 23 Marzo, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Avevo già recensito tempo fa il debut album dei tedeschi Eternity’s End, rimanendone positivamente colpito. A distanza di quasi 3 anni, grazie alla label Ram It Down, esce il secondo album, intitolato “Unyelding”. Annotato il cambio di bassista con l’ingresso del grande Mike LePond, ma anche del singer, con lo sconosciuto Iuri Sanson che ha preso il posto di Ian Parry (e, per essere sinceri, non so quanto sia stata felice quest’ultima scelta), la band del talentuoso chitarrista Christian Muenzner sforna un disco composto da 10 canzoni sulla falsa riga di quanto fatto in precedenza. Ci troviamo quindi davanti ad un power metal di estrazione neoclassica, in cui le chitarre macinano assoli in quantità industriale, unitamente alle tastiere del bravissimo Jimmy Pitts. E proprio in questo c’è il problema principale di questo disco; pare, infatti, che i due chitarristi ed il tastierista diano troppo sfogo al proprio estro, risultando spesso stucchevoli e non dando ai singoli pezzi quel quid pluris che devono invece dare le parti soliste. Cerco di spiegarmi meglio. Oltre ad avere durate eccessive, le parti soliste dei due strumenti sembrano spesso fini a sé stesse, quasi un mero sfoggio di tecnica e di stile, fredde, distaccate dal singolo brano, tanto che annoiano anche presto. L’ascolto perde mordente dopo pochi pezzi, dato che questa soluzione si ripete nel songwriting della maggior parte dei brani. Ed è un peccato, perchè è evidente che i vari musicisti che compongono la band ci sanno davvero fare! Per il futuro Christian Muenzner dovrà concentrarsi maggiormente sul songwriting per renderlo più efficace e coinvolgente, evitando di lasciarsi prendere la mano in esagerate ostentazioni di competenza tecnica nelle parti soliste. Per suonare power metal, sia pure di stampo neoclassico, serve infatti di essere meno “cervellotici” e più coinvolgenti ed in questo “Unyelding” non sempre gli Eternity’s End purtroppo ci sono riusciti.

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