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In Flames: un album senza infamia e senza lode In Flames: un album senza infamia e senza lode

In Flames: un album senza infamia e senza lode

recensioni

gruppo
titolo
I, The Mask
etichetta
Nuclear Blast
Anno

Tracklist:

  • 1. Voices 4:47
  • 2. I, The Mask 3:41
  • 3. Call My Name 3:33
  • 4. I Am Above 3:49
  • 5. Follow Me 4:55
  • 6. (This Is Our) House 4:18
  • 7. We Will Remember 4:04
  • 8. In This Life 3:52
  • 9. Burn 3:43
  • 10. Deep Inside 4:21
  • 11. All The Pain 4:29
  • 12. Stay With Me 5:16

Line-up:

  • Anders Fridén | vocals
    Björn Gelotte | guitars
    Bryce Paul | bass
    Niclas Engelin | guitars

  • Joe Rickard / Tanner Wayne | drums


opinioni autore

 
In Flames: un album senza infamia e senza lode 2019-03-12 21:06:09 Luigi Macera Mascitelli
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Luigi Macera Mascitelli    12 Marzo, 2019
Ultimo aggiornamento: 13 Marzo, 2019
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E niente ragazzi, alla fine la patata bollente di quest'anno è toccata a me con il nuovissimo lavoro in casa Fridén-Gelotte: oggi si parlerà di "I, The Mask" dei più che famosi In Flames. Prima di iniziare con la recensione è doveroso fare una premessa per capire il punto di vista che ho assunto nel valutare il lavoro in questione. So, let's begin!
Per ovvie quanto scontate ragioni eviterò di trattare gli IF paragonandoli a quelli di una volta, nella fattispecie quelli del periodo anni '90 e primi duemila, altrimenti dovrei cestinare il tutto e dare uno zero spaccato e, ovviamente, la recensione non sarebbe neanche intellettualmente onesta. Tratterò, perciò, la band da "A Sense Of Purpose" (2008) in poi: è da qui, secondo me, che ha inizio il drastico cambio di stile che vede il passaggio dai lidi solidi e celebri del melodic death scandinavo ad un più marcato alternative con influenze derivanti dal metalcore. Si arriva infine al penultimo "Battles" (2016) che stabilizza la nuova linea di sperimentazioni per Anders Friéden e soci e al nuovissimo "I, The Mask" di quest'anno. Detto ciò e inquadrata l'ottica, possiamo dare il via alla recensione vera e propria.

Confesso il mio scetticismo ad inizio ascolto dato che sono un fan accanito della vecchia gloria della band ma rimasto abbastanza deluso dalla piega intrapresa dalla band. Tuttavia, forte anche dell'appoggio del precedente "Battles" che qualche brano davvero valido l'ha tirato fuori, devo dire che questo "I, The Mask" si lascia ascoltare da inizio a fine piuttosto liscio e scorrevole. Già quando vennero pubblicati i singoli "I, The Mask" e "I Am Above" rimasi piacevolmente colpito dalla grinta delle tracce: un paio di sane bordate che il pogo in live sicuro lo incitano, ottimi riff dallo stile quasi ruffiano, ma funzionanti, a cui il buon Bjorn Gelotte ci ha abituato e una performance vocale di Fridén davvero buona. Da tenere a mente, e ci tengo a sottolinearlo, che bisogna vedere come quest'ultimo se la caverà in live, essendo l'album il primo in cui Anders ci cimenta in estensioni vocali piuttosto alte.
Ma non è tutto oro quel che luccica e, come del resto sospettavo, la linea intrapresa dai nostri amici svedesi tende ad annoiare ogni tanto. Sarò sincero: questo stile non mi fa impazzire perché tende ad essere ripetitivo- e il precedente "Battles" ne è una prova dato che le nuove tracce potrebbero tranquillamente essere messe in quest'ultimo senza sfigurare con il contesto- e, a volte, rende piatti i pezzi senza dare la giusta personalità a ciascun brano- e qui vi chiedo scusa se uscirò dall'ottica della premessa ma va detto che una volta ogni canzone degli In Flames era davvero una perla. Prendiamo le tre ballad "Follow Me", "In This Life" e "Stay With me": ma ne volete mettere una sola? Carine, sì, ma nulla di più e alla lunga annoiano e il sottoscritto le ha skippate un paio di volte. Buona la performance ormai consolidata di Bjorn Glotte, con i suoi assoli liquidi e tranquilli e i fraseggi che ogni tanti riecheggiano di un passato lontano, ma è un fuoco di paglia che si estingue subito in queste tracce.
Al contrario ci sono brani che spaccano davvero, come la sopracitata traccia omonima, oppure la serrata "Burn" che mi ha rimandato indietro ai riff di una volta (ed ecco di nuovo che esco dall'ottica. Scusate!) e la più melodica "Call My Name": qui devo dire che quel minimo di sperimentazione c'è e, tra lo scream acuto e acido di Anders e i riff belli cafoni e taglienti delle chitarre, assieme a un consistente lavoro di groove alle spalle, una sana scapocciata ci esce tranquillamente. D'altronde da un decennio a questa parte gli IF ci hanno abituato ad album altalenanti tra pezzi promossi ed altri che ti fanno scendere i cosiddetti alle ginocchia. Perciò nulla di nuovo.

Ma veniamo a noi e alle considerazioni finali. Ho cercato di darvi una visione di insieme di questo "I, The Mask" ed ho preferito non andare nello specifico per un semplice motivo: questa , secondo me, è la band che più di tutte ha spaccato a metà il suo pubblico, tra haters a spada tratta che ripudiano i nuovi IF e si fanno portavoce della vecchia gloria e amanti incalliti pronti a sostenere qualunque sia la scelta del quintetto. Perciò preferisco che ciascuno di voi si faccia la sua idea in merito dopo uno sguardo di insieme.
Per quel che mi riguarda tendo a schierarmi con i primi, seppur con diverse precisazioni. Bisogna mettersi in testa che una band cresce e matura, chi in meglio chi in peggio, perciò la situazione va vista con spirito critico al fine di discriminare ciò che c'è di buono- e fidatevi del sottoscritto se vi dico che "I, The Mask" ha del materiale sorprendentemente buono- e ciò che lo è meno- torniamo al discorso di cui sopra in cui dicevo che lo stile alternative/metalcore ha lo svantaggio di proporre gli stessi pattern e lo stesso approccio, pena la monotonia e la poca personalità dei lavori proposti.
Detto questo, posso definire "I, The Mask" un valido album, capace di farsi apprezzare con i suoi alti e bassi e perfettamente in linea con quello che è il percorso intrapreso. Un lavoro senza infamia e senza lode che saprà regalarvi qualche bel momento concitato.

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