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Nuovo disco per la storia del doom italiano! Nuovo disco per la storia del doom italiano! Hot

Nuovo disco per la storia del doom italiano!

recensioni

gruppo
titolo
Claws
etichetta
High Roller Records
Anno

1. Gossamer Claws
2. Waco The King
3. Sizigia
4. Wicked Lady
5. Declaration Of Woe

opinioni autore

 
Nuovo disco per la storia del doom italiano! 2019-03-01 10:57:31 ENZO PRENOTTO
voto 
 
3.5
Opinione inserita da ENZO PRENOTTO    01 Marzo, 2019
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Gli Epitaph sono un solido pezzo di storia del metal italiano. Nati nel lontanissimo 1987 dopo molta fatica (e questo fa capire come fosse difficile in quelle decadi ad emergere), svariati demo e partecipazioni a compilation solo nel 2014 si arriva al debutto discografico vero e proprio. Questo Claws uscì tre anni dopo e conferma la qualità sonora espressa nel primo album, portandola ad un livello anche più duro e massiccio. Andando al succo, per chi magari non conosce la band, lo stile musicale è fortemente ancorato al doom metal oltre che al classico dark heavy sound di gruppi come i Black Sabbath.

I cinque brani presentati, forti di ottimi suoni, sono ben congegnati e suonati egregiamente e mostrano dei musicisti preparati però i toni vengono leggermente smorzati verso la metà del disco. I primi due brani del disco, la doom metal “Declaration of Woe” (con le sue sonorità raffinate e variegate) e la più veloce e sabbathiana “Gossomer” (con un lavoro dinamico di chitarra) sono eleganti esempi di come si possa fare metal con tanta classe e la Candlemass oriented “Sizigia” dimostra che quando c’è da pestare duro il quartetto nostrano non si fa certo pregare. I difetti più sostanziali sono negli ultimi due macigni sonori. “Wako the King” inizia una sorta di discesa negli inferi dove tutto diventa nero e “Wicked Lady” ricalca ancora di più la mano presentandosi catacombale e tetra. Entrambi gli episodi però risentono di una certa staticità e poca inventiva rivelandosi in parte monocordi e non totalmente ispirati. Magari fondendoli in un unico brano forse il risultato sarebbe stato più interessante. Questo sicuramente non inficia particolarmente il risultato finale ma più che altro lascia un pochino l’amaro in bocca perché la prima metà del disco è davvero avvincente e ben riuscita.

Un disco compatto, forte e dalla discreta identità però dopo tanti anni di esperienza è ora che si sforni un lavoro degno delle aspettative perché le potenzialità ci sono tutte.

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