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Continua il revival anni '80 dei Beast in Black Continua il revival anni '80 dei Beast in Black

Continua il revival anni '80 dei Beast in Black

recensioni

titolo
From Hell With Love
etichetta
Nuclear Blast
Anno

01.   Cry Out For A Hero

02.   From Hell With Love

03.   Sweet True Lies

04.   Repentless

05.   Die By The Blade

06.   Oceandeep

07.   Unlimited Sin

08.   True Believer

09.   This Is War

10.   Heart Of Steel

11.   No Surrender

12.   Killed By Death (Motorhead Cover)

13.   No Easy Way Out (Robert Tepper Cover)


Line Up

Yannis Papadopoulos – Vocals

Anton Kabanen – Guitars

Kasperi Heikkinen – Guitars

Mate Molnar – Bass

Atte Palokangas – Drums

 

opinioni autore

 
Continua il revival anni '80 dei Beast in Black 2019-02-09 21:57:00 Gianni Izzo
voto 
 
3.5
Opinione inserita da Gianni Izzo    09 Febbraio, 2019
Ultimo aggiornamento: 09 Febbraio, 2019
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Non che i Beast In Black di Anton Kabanen siano dei geni o che spicchino di originalità, ci sono altre band che si rifanno alle mode degli anni ’80, e non parlo solo dell’ex gruppo di Kabanen, ma è certo che il successo istantaneo dei Beast In Black risieda nella loro particolare bravura nello scrivere composizioni semplici ma energiche ed efficaci, e nella particolare fortuna di avere dalla propria una produzione esplosiva come quella che può mettere a disposizione la Nuclear Blast, oltre che di aver scovato uno dei migliori cantanti in circolazione del momento come Yannis Papadopoulos, che con la sua ugola riesce davvero a far di tutto e raggiungere vette vertiginose e graffianti che neanche il miglior Rob Halford.

Ora, la discriminante per potersi approcciare ad un lavoro dei Beast In Black risiede in quanta nostalgia avete verso tutte le eccedenze musicali degli anni ’80, non parliamo tanto di metal, quanto di tutto quel rock/pop intriso di sinth e di elettronica dell’epoca. Se vi fa venire un pizzico di nostalgia e vi state godendo questo momento in cui serie tv e film omaggiano senza sosta quel decennio, potete continuare a leggere. In caso contrario, sarà difficile che possiate apprezzare “From Hell With Love”, che invero è un titolo di una bruttezza allucinante, ma anche questo fa parte del grande gioco del revival filo trash, insieme alla copertina con quella provocante e fumettosa eroina succinta che esce dall'inferno a cavallo della bestia.

I Beast In Black riprendono da dove avevano lasciato con il debut album “Berserker”, “From Hell With Love” si presenta quindi in tutta la sua esagerata produzione dove chitarre, batteria, voci, cori da stadio, e armonizzazioni marciano potenti di pari passo alle migliaia di tracce di sinth ed elettronica demodè di cui ogni canzone è intrisa fino all'osso.
Testualmente ci sono i continui rimandi alla cinematografia, e non possono non apparire altri capitoli dei tanto amati manga: in “Die By The Blade” si torna a parlare del Berserker, in “Cry Out For A Hero” si ricorda invece "Ken Il Guerriero", ma detto tra noi, io le preferisco la nostra cupa sigla italiana, o anche la famigerata “Tough Boy” giapponese.

Sebbene ben più di una volta si abbia l’impressione di assistere, soprattutto durante le strofe, a qualche sequenza di allenamento di un Rocky a caso, i refrain sanno farci tornare al presente con ben congeniati cori che talvolta ricordano i primi Nightwish come in “Repentless” (che non è la cover degli Slayer), che strizza l’occhio a “Wishmaster”, mentre altre volte si va a pescare da power metal band più giovani come Sabaton e Powerwolf. Ottima poi la ballata orchestrale “Oceandeep”, decisamente più riuscita della soporifera “Ghost In the Rain” del precedente album. Anche in questo caso, tra un flauto sintetico, le tastiere e le vette che riesce a raggiungere il singer, sembra di stare a cospetto delle ballate più ispirate dei Nightwish.

Tra i pezzi elettrici più riusciti invece vi cito “Heart Of Steel” (che non è la cover dei Manowar), la frizzante “No Surrender” (che non è la cover di Bruce Springsteen), e la rocciosa “This Is War” (che non è la cover dei 30 seconds to Mars). Facendo i dovuti complimenti ai ragazzi per la fantasia nel trovare i titoli alle proprie canzoni, confermo la bravura dei Beast In Black nel creare pezzi che senza tanti fronzoli ti arrivano subito in testa e non puoi far altro che canticchiarli appena li ascolti. Poi lo sappiamo, questo tipo di approccio così catchy ha una scadenza a breve termine, con molta probabilità ci stuferanno dopo qualche ascolto, e questo sicuramente è un limite, ma se è un party album quello che cercate, per divertivi e scapocciare un po’ con la testa, in questo mix tra power metal e pop rock anni ’80, “From Hell With Love” va benissimo, al netto di qualche sinth di troppo e qualche ritmica un po’ troppo danzereccia che stucca qui e li.

PS: Anche se la Nuclear non ce li ha messi a disposizione (ma me li sono ascoltati su spotify), alla fine del disco troviamo altri due brani. Quando ormai avevamo fatto il callo con l'idea che qualsiasi titolo che leggevamo non era una cover ma solo il risultato di una zoppicante fantasia, in realtà le bonus track sono due cover vere e proprie. La prima è “Killed By Death” dei Motorhead, travolta anch'essa dalle tastiere ed è strano ascoltare un pezzo dei Motorhead sotto questi vesti, ma alla fin fine i Beast le rendono onore, e Papadopoulos sa come sporcarsi la voce non facendo rimpiangere la durezza della versione originale. La seconda cover era ovvia, la si sentiva nell'aria fin dalla seconda traccia del disco, ed è “No Easy Way Out” di Trapper, che fu parte della colonna sonora di Rocky 4. Buona ma un po' troppo simile all'originale, si poteva fare di più a livello ritmico e trasformarla in una heavy song a tutti gli effetti.

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