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Darkenhöld - Memoria Sylvarum Darkenhöld - Memoria Sylvarum Hot

Darkenhöld - Memoria Sylvarum

recensioni

titolo
Memoria Sylvarum
etichetta
Les Acteurs de l'Ombre Productions
Anno

Line Up: 
Cervantes - vocals 
Aldébaran - guitars, bass, keyboards 
Aboth - drums, keyboards

Tracklist:
1. Sombre Val
2. La Chevauchée des Esprits de Jadis
3. Ruines Scellées en la Vieille Forêt
4. A l'Orée de l'Escalier Sylvestre
5. La Grotte de la Chèvre d'Or
6. Sous la Voûte de Chênes
7. Clameur des Falaises
8. Errances (Lueur des Sources Oubliées)
9. Présence des Orbes

opinioni autore

 
Darkenhöld - Memoria Sylvarum 2019-02-03 16:23:08 Anthony Weird
voto 
 
4.0
Opinione inserita da Anthony Weird    03 Febbraio, 2019
Ultimo aggiornamento: 03 Febbraio, 2019
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Sono francesi, amano il Fantasy ed il Black Metal e rispondono al nome di Darkenhöld, questa band arrivata al quarto full length intitolato “Memoria Sylvarum”. Nove atti che partono con la chitarra acustica di “Sombre Val”; immediatamente salta all'occhio l'ottima produzione e la potenza sonora dei francesi, che si esprime in un Black Metal ferale e veloce, scandito da una batteria perfettamente incastonata in un tappeto di doppia cassa chirurgica. Splendido il lavoro delle chitarre che creano un'insormontabile barriera sonora, tangibile e concreta come roccia, per poi dar sfogo ad una cascata melodica che ci porta direttamente alla seconda canzone “La Chevauchée des Esprits de Jadis”: batteria in up e via, un brano più lento del precedente, di cui però conserva perfettamente il sound e la potenza, arricchita anche da inserti puramente folkloristici. Buona anche la voce che, seppur non risulta viscerale, porta uno scream che suona abbastanza malvagio da convincere. Il brano sfocia infine sul Black melodico che strizza l’occhio ai canti gregoriani con cavernosi cori in lontananza, prima di cedere il passo a “Ruines Scellées en la Vieille Forêt” ed al suo blast beat furioso. La velocità aumenta, la potenza esplode e il tutto si fa più grezzo e violento. Le raffinatezze che avevano contornato i brani precedenti qui sono del tutto accantonate ed è la rabbia a parlare, anche se la band non si risparmia assoli e scampanellate sui piatti. “A l'Orée de l'Escalier Sylvestre”, è un brano molto più cupo di quanto ascoltato fino ad ora: un black metal palesemente sinfonico, con tastiere che creano atmosfere lugubri e decadenti di anime perdute, che vanno a mescolarsi al marcio che esce dalla porta dell’Inferno, posta sotto una cattedrale sconsacrata! Veramente un pezzo notevole, che gode di un’ottima varietà compositiva e che non perde mai la carica e la piacevolezza d’ascolto, anche durante i vari rallentamenti e l’alternarsi di tastiere e cori, a momenti più violenti e grezzi. Uno step di grande valore per questo album. “La Grotte de la Chèvre d'Or” parte con dei suoni ovattati, come cristalli in una caverna congelata che risuonano al tocco di dita bagnate, tastiere in lontananza, cantano una melodia triste e solitaria e l’intermezzo si conclude, così come era iniziato, in attesa che il gelo blocchi anche il battito di quel cuore troppo stanco. Melodia, invece, è la parola chiave per “Sous la Voûte de Chênes”, che si lascia alle spalle il black metal più lercio per donarci qualcosa che racchiude l’essenza del metal legato al medioevo e alle atmosfere fantasy, senza per questo rinunciare alla potenza ed ai muri sonori tipici del metallo nero. Intermezzo in acustico, per poi tornare a martellare pesantemente con tanto di assolo. Brano numero sette è “Clameur des Falaises” con il suo black ferale, più simile a “Sombre Val” e all’apertura del disco, che riserva un minimo di tastiere solo sul finale. “Errances (Lueur des Sources Oubliées)” e “Présence des Orbes” rappresentano il giusto finale per un album molto variegato, che riesce a variare senza mai perdere il proprio stile ed il proprio sound. Una band ormai esperta che sa come mescolare bene tecnica, tradizione Black Metal e innovazioni legate alla propria personalità, per un album davvero molto piacevole e che non deluderà chi ama il metal più estremo, così come chi apprezza lavori più legati al Folk o alle atmosfere Fantasy. Consigliato!

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