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Self Disgrace: una buona attitudine, ma qualcosa ancora da limare per il futuro Self Disgrace: una buona attitudine, ma qualcosa ancora da limare per il futuro Hot

Self Disgrace: una buona attitudine, ma qualcosa ancora da limare per il futuro

recensioni

titolo
Partner in Crime
etichetta
Masd Records
Anno

PROVENIENZA: Italia 

GENERE: Thrash/Death Metal 

FFO: Holy Moses, Nervosa, Testament, Destruction 

LINE UP: 
Dielle Green - vocals 
Isa "Brutal" Fronzoni - guitars 
Overteo Businaro - bass 
Remo Monforte - drums 

TRACKLIST: 
1. Sinner's Island [04:38] 
2. Partner in Crime [03:42] 
3. Throw it Out [04:14] 
4. Schizophrenia [03:45] 
5. Rotten Revenge [03:47] 
6. Increasing Erection [03:38] 
7. Forest of Fear [03:13] 

Running time: 26:57 

opinioni autore

 
Self Disgrace: una buona attitudine, ma qualcosa ancora da limare per il futuro 2019-01-22 18:52:48 Daniele Ogre
voto 
 
3.0
Opinione inserita da Daniele Ogre    22 Gennaio, 2019
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Uscito dapprima indipendentemente, trova poi la distribuzione di MASD Records "Partner in Crime", secondo album dei thrashers monzesi Self Disgrace; la band è attiva dapprima dal 2007 al 2010, per riformarsi poi nel 2017 per volere della fondatrice Isa "Brutal Fronzoni, che chiama a sé tre nuovi musicisti: la cantante Dielle Green, il bassista Overteo Businaro (Longobardeath, The Silence) ed il batterista Remo Monforte.

"Partner in Crime" segue di un solo anno il debutto autoprodotto "Ugly on the Inside" e ci presenta una band fortemente influenzata dal Thrash/Death degli 80's: il paragone con gli Holy Moses di Ms. Sabina Classes viene ovviamente subitaneo, ma non ci si deve limitare solo a questo; i Self Disgrace infatti riuniscono nel loro sound influenze derivanti tanto dall'assolata California - con alcune soluzione testamentiane, specie per quel che concerne la sezione ritmica -, che dalla fredda terra teutonica. Arrivando subito al dunque, "Partner in Crime" si rivela essere un disco musicalmente onesto; magari nulla di assolutamente memorabile, ma che può facilmente trovare buoni riscontri tra i fans del genere, soprattutto per il lato prettamente musicale: Isa "Brutal" fa valere la sua esperienza dimostrandosi una songwriter dotata di gusto ed attitudine. Anche la produzione va premiata, pulita ma non eccessivamente pompata sembra essere perfetta per quello che è il sound dei Self Disgrace, la cui unica nota un po' dolente è da cercare nelle vocals di Dielle Green: non soddisfa la sorta di scream che possiamo sentire in "Partner in Crime" - siamo ben lontani da una Fernanda Lira, per intenderci -, meglio con la voce pulita, seppur ci siano momenti - "Throw it Out", "Rotten Revenge", per citare due esempi - in cui risulta essere un po' monotona.

Una band, i Self Disgrace, la cui miglior dimensione è quella live, sede in cui il quartetto lombardo può scatenare la sua furia Thrash, grazie a brani composti da riff graffianti ed una sezione ritmica che martella a dovere. Su disco, come possiamo sentire in "Partner in Crime", parte di quella furia sembra essere mitigata, ma non per questo il secondo album del quartetto monzese non meriti una sufficienza pienamente raggiunta.

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